Alt alla decadenza!

Mar 6 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 503 Views • Commenti disabilitati su Alt alla decadenza!

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Albisgüetli 2020 – Il discorso di Christoph Blocher (seconda parte)

Lo scorso 17 gennaio, si è tenuto il tradizionale incontro dell’UDC Zurigo presso il poligono di tiro dell’Albisgüetli. Riportiamo in alcune puntate il discorso del già consigliere federale e nazionale Christoph Blocher.

4.  Il modo di decidere del Consiglio federale

Un altro segno di decadenza, dunque del declino politico, è la cattiva abitudine presa dal Consiglio federale di lasciare prendere ai “partner sociali” delle decisioni su problemi politici in realtà di sua competenza.

Il nostro astuto ministro della socialità, Alain Berset, che fa bella figura fintanto che non è obbligato a lavorare, non è finora riuscito a presentare una sola soluzione convincente nel principale dossier del suo dipartimento, le assicurazioni sociali. Prova di una mancanza totale di riflessione e di immaginazione, la riforma dell’AVS poggia unicamente su nuove entrate: aumento dei prelievi sui salari, dell’IVA, delle sovvenzioni federali. E chi pagherà? I contribuenti, gli artigiani, i salariati, il ceto medio. Il duro colpo che questa riforma pota all’economia, la cui solidità è essenziale per la nostra prosperità, non interessa a nessuno. Il secondo pilastro, dunque la previdenza professionale, è pure vacillante: l’età media dei pensionati aumenta e le rendite sono sempre meno garantite, anche a causa della politica monetaria della Banca nazionale. Già oggi, i giovani subiscono un’espropriazione massiccia della loro previdenza professionale per assicurare delle rendite minacciate. Quando i fondi non bastano più a pagare le rendite, si prende il denaro dei giovani. E che fa il signor Berset in questa situazione? Invita i partner sociali a proporre una soluzione. E in effetti, i sindacati e i datori di lavoro – che sembrano amarsi teneramente – presentano una soluzione per salvare il secondo pilastro.

Un signor Berset, manifestamente entusiasta presenta il risultato. Infatti, che c’è di più bello che vedere i datori di lavoro e i sindacati mettersi d’accordo?

E la cosa più sorprendente, è che questa soluzione proposta da due attori che non hanno la competenza d’agire, è messa tale e quale in procedura di consultazione. Perché abbiamo ancora bisogno di un Consiglio federale? Ciò che il governo non dice, è che questa famosa soluzione non fa soffrire né i datori di lavoro né i sindacati, perché è finanziata da altri: i salariati attuali, dunque i futuri pensionati, saranno ancora più pesantemente salassati dai prelievi sui salari e dalla ridistribuzione. Sopporteranno tutti gli oneri. Una delle migliori osservatrici della politica federale, Katarina Fontana, una giornalista esperta che un tempo lavorava per la “NZZ” e oggi per la “Weltwoche”, ha perfettamente riassunto la situazione:

“La riforma del secondo pilastro, che il Consiglio federale ha messo in consultazione la settimana scorsa, aumenta la ridistribuzione, toglie lo 0,5% supplementare ai salari dei lavoratori e distribuisce il denaro ai pensionati ad annaffiatoio. Per contro, il Consiglio federale è reticente in merito al terzo pilastro che permette ai lavoratori di risparmiare sotto loro responsabilità in vista del proprio pensionamento e che sta assumendo una crescente importanza, mentre che il primo e il secondo pilastro vacillano. Non vuole saperne di un’estensione della previdenza privata.”

Se le cose continuano così, saremo presto nella situazione in cui la giovane generazione dovrà sovvenzionare la generazione precedente anche nel secondo pilastro, tramite imposte e prelievi sui salari, e non potrà più risparmiare per costituirsi una riserva, soprattutto in un’epoca di interessi negativi.

È scioccante constatare che l’autorità politica s’infischi totalmente del finanziamento della previdenza vecchiaia e rinunci ad assicurarla durevolmente. Questa stessa autorità non cessa di parlare di durabilità e promette d’offrire un futuro ai giovani, ma tutte queste belle intenzioni non contano più quando si tratta delle previdenza vecchiaia.

Durante questo tempo, lo Stato sociale non ha fatto che estendersi. La lista dei beni immateriali finanziati dalla collettività va dal congedo di paternità a una rendita-ponte per disoccupati anziani che è una conseguenza dell’immigrazione di massa, passando dagli alloggi a buon mercato la cui carenza è pure un effetto dell’immigrazione di massa. Si rifiuta di ammettere la contraddizione esistente fra il predicare una vita semplice per preservare il clima, rivendicando nel contempo due settimane di vacanza per i papà e il sovvenzionamento degli alloggi. Piuttosto che sostenibile, questa politica è soprattutto ipocrita. È evidente che coloro che pensano davvero alle generazioni future e che rifiutano di sottostare alle mode del tempo devono impegnarsi nel 2020 per una riforma reale della previdenza vecchiaia. È esattamente ciò che l’UDC propone da anni e che è sempre valido.

Continua nel prossimo numero

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