Allerta tempesta: il comfort sta diventando pericoloso

Giu 24 • L'opinione, Prima Pagina • 84 Views • Commenti disabilitati su Allerta tempesta: il comfort sta diventando pericoloso

Rolando Burkhard

Solo diritti o anche doveri?

Da diversi decenni stiamo vivendo un cambiamento sociale epocale. Innescato da un braccio di ferro politico sui valori fondamentali, fra due modelli di Stato e società diametralmente opposti: socializzazione o individualizzazione. La tendenza della politica statale è chiaramente verso la socializzazione, il che purtroppo ha un impatto sempre più forte sul comportamento individuale della popolazione.

Il modello della socializzazione

Il comodo modello della socializzazione (base: Stato, società), in cui lo Stato si occupa di tutto, comporta l’esautorazione dei cittadini e la limitazione delle libertà ed è altamente dispendioso. Lo Stato provvede a tutto, ma impone anche tutto a tutti. Questo Stato previdenziale, questo atteggiamento secondo cui c’è abbastanza denaro per ogni cosa e per ogni necessità, si basa sul principio di spendere generosamente il denaro, perché si suppone che ce ne sia a disposizione una quantità sufficiente; ciò favorisce la creazione di debito (ignorando il freno all’indebitamento e, se necessario, con il ricorso ad aumenti delle tasse o alle riserve della Banca Nazionale).

La socializzazione porta a una frenesia statale di regolamentazione, a un’enorme densità di norme, a una prescrizione o paternalizzazione del comportamento umano (norme statali sul comportamento e sull’alimentazione da parte dell’UFSP, ecc.), quindi a una burocratizzazione dilagante e a una costosa inflazione dell’apparato amministrativo. La quota statale è in costante aumento. La libertà degli individui è limitata.

L’individualizzazione

Il modello dell’individualizzazione (base: individuo, famiglia, mercato) si basa sul principio della responsabilità personale. Il cittadino responsabile deve provvedere innanzitutto lui stesso alla propria esistenza. La politica dei prezzi è una questione di mercato, ossia di domanda e offerta.  Lo Stato dovrebbe intervenire solo se assolutamente necessario. Questo modello è molto più conveniente in termini di spesa pubblica. Il principio è che si dovrebbe risparmiare il più possibile nei periodi di congiuntura favorevole per far fronte a quelli di congiuntura sfavorevole. Questo limita la burocratizzazione, la quota statale rimane più bassa. La libertà degli individui è preservata.

Il modello della socializzazione sta prendendo il sopravvento…

Purtroppo, il modello della socializzazione sta visibilmente prendendo il sopravvento e sta sempre più influenzando o dettando il comportamento individuale della popolazione. La socializzazione dello Stato fa sempre più spesso sì che si rivendichino solo diritti. In altre parole, la gente è tranquilla, perché lo Stato provvede a lei, se necessario, per tutto quanto riguarda il suo tenore di vita, le condizioni di lavoro, la previdenza per la vecchiaia, la salute, ecc.

Il modello dell’individualizzazione (responsabilità personale) si basa sul principio che il singolo cittadino non rivendica solo diritti, ma adempie anche a doveri. Ciò avviene prendendosi cura di sè stessi e facendo attivamente qualcosa (in termini di tenore di vita basato sul proprio reddito, risparmio per la vecchiaia, salute, mercato del lavoro, ecc.) Per saperne di più, si veda il prossimo capitolo.

Perché… 

… chi non ama spendere i propri soldi in vacanze, acquisti di lusso ecc. invece di risparmiare? Se poi finanziariamente non ci si arriva, si richiedono generosi sussidi statali;

…chi si preoccupa ancora della propria salute e dei suoi costi? La cassa malati paga comunque tutto; inoltre, lo Stato paga sempre più spesso – totalmente o in parte – i premi in costante aumento;

.. chi si sforza ancora di ottenere un salario più alto individualmente, attraverso prestazioni lavorative migliori o più elevate? Si cerca invece un equilibrio ottimale tra lavoro e vita privata, cioè solo lavoro a tempo parziale con il massimo spazio possibile per il piacere, il tempo libero e le vacanze; ci pensano lo Stato e, soprattutto, i sindacati a far sì che l’intera categoria professionale stia meglio senza alcuna prestazione aggiuntiva;

… chi vuole ancora fare un lavoro sporco, faticoso o comunque sgradevole, quando si può ricorrere a personale straniero e a lavoratori frontalieri? I problemi di migrazione che ne derivano saranno risolti dallo Stato;

…chi, al giorno d’oggi, non vuole studiare fino alla vecchiaia (invece di andare a lavorare?), preferibilmente nelle discipline umanistiche. Indipendentemente dalla mancanza di qualsiasi attitudine e capacità. Se necessario, lo Stato ridurrà i requisiti necessari per l’ammissione e per gli esami finali. Ma di «professori di sociologia» ne abbiamo già abbastanza; ciò di cui abbiamo bisogno sono degli artigiani capaci;

…chi vuole ancora crescere personalmente i propri figli? È molto meglio mandarli in un asilo nido fin dalla nascita: si ha più tempo libero. Inoltre, l’educazione da parte dei genitori è fastidiosa, richiede tempo e non è pagata, mentre gli asili nido sono sovvenzionati dallo Stato e sempre più spesso sono gratuiti.

…ecc. Di esempi ce ne sono in abbondanza.

Populismo?

I partiti PS e Verdi sostengono una socializzazione illimitata con relative politiche di spesa. Purtroppo, anche i Verdi liberali, in maggioranza tendenti a sinistra, e i partiti un tempo di orientamento «borghese» PPD (oggi: Alleanza di centro) e PLR. L’UDC è l’unico partito a mettere in guardia dalle spese eccessive. Vuole frenare l’attuale corsa alla spesa e sottoporla a un maggiore controllo democratico (da parte del Parlamento e, se possibile, dei cittadini). Però, è proprio l’UDC a essere regolarmente accusata di populismo. Ma non è forse più populista la tendenza alla socializzazione degli altri partiti, che dichiarano facilmente sostenibile ogni spesa pubblica aggiuntiva e costosa?

Questa tendenza è pericolosa

Questa tendenza alla socializzazione non è solo socialmente discutibile, ma anche super costosa. Dopo tutto, chi paga per il fatto che sempre più costi propri possono essere scaricati sulla società nel modo più semplice e per volere dello Stato? Dove si troveranno le risorse finanziarie necessarie?  Facendo ricadere il debito sulle generazioni future? Attingendo alle riserve della banca nazionale? O aumentando le imposte? Ma attenzione: oggi solo i benestanti pagano le tasse. A Ginevra, per esempio, il 36% della popolazione non paga alcuna imposta. La situazione non è molto migliore in altri cantoni. In tutta la Svizzera, circa 1/3 della popolazione non paga più i premi della cassa malati o li paga solo parzialmente; se ne fa carico lo Stato.

Cosa fare?

Trovare un rimedio è difficile. «C’è del marcio in Danimarca…!» (Amleto di William Shakespeare).

Anche in Svizzera c’è attualmente puzza di marcio. Ma nel complesso stiamo (ancora) troppo bene. La pressione della sofferenza è (ancora) troppo bassa, rispettivamente il grado di sopportazione troppo alto, per portare a un ripensamento radicale. Ci crogioliamo in una specie di prosperità degenerativa. Confidando in Dio che tutto rimanga com’è. E ancora peggio: cresciamo, rispettivamente viziamo, i nostri figli per nostra pura comodità, senza alcuna contropartita in termini di comportamento o di prestazioni, alimentandone un atteggiamento smisuratamente pretenzioso e talvolta aggressivamente arrogante. Quindi difficilmente le cose miglioreranno in futuro, almeno nel breve periodo. Chiunque si opponga a tutto questo ha vita dura di questi tempi, è considerato un populista. Ma non so: personalmente considero questo atteggiamento con grande scetticismo. Non può andare avanti a lungo. A un certo punto arriverà il crollo.

 

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