Adesione all’UE dalla porta di servizio

Apr 17 • Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 388 Views • Commenti disabilitati su Adesione all’UE dalla porta di servizio

La crisi del coronavirus non deve farci dimenticare gli altri pericoli che incombono sul nostro paese e che solo momentaneamente giacciono nei cassetti della Berna federale, ma che torneranno drammaticamente d’attualità non appena terminata l’emergenza. Riportiamo qui di seguito l’ultima Newsletter del Comitato UE-NO, del 9 aprile 2020.

 

“Nonostante la crisi di coronavirus, l’accordo-quadro Svizzera-UE è sempre ancora in programma. Equivarrebbe a un’adesione all’UE. Ci obbligheremmo a riprendere il diritto UE e ad assoggettarci alla Corte di giustizia UE. Bruxelles potrebbe controllare e sanzionare la Svizzera. Delle misure punitive e una nuova super-ghigliottina saranno sancite nell’accordo e imporranno alla Svizzera la sottomissione. Questa autocapitolazione della Svizzera deve assolutamente essere impedita.

Uno studio giuridico arriva alla chiara conclusione che l’accordo-quadro in questione, con tutti i suoi meccanismi e istituzioni, equivale a un’adesione a un’organizzazione sovrannazionale. La cosa non sorprende, dopotutto questo accordo s’intitolava inizialmente «integrazione istituzionale». L’obiettivo di questo accordo è l’integrazione della Svizzera nelle strutture dell’UE. Oggi, questa situazione viene volutamente dissimulata con belle parole. Ma, di fatto, l’accordo-quadro significa un’adesione all’UE dalla porta di servizio.

Adesione significa partecipare attivamente

Un’adesione è qualcosa di vincolante e tassativo. Chi aderisce a qualcosa, perde contemporaneamente una parte di autonomia. Chi aderisce a un club sportivo o a una società musicale, vuole partecipare ed essere attivo. Prove e allenamenti sono obbligatori. Molti fine settimana l’anno sono occupati da appuntamenti vincolanti. Deve essere pagata una quota d’appartenenza e sì, costa forze ed energia essere presenti. Certe decisioni non le si possono più prendere da soli; per esempio, che cosa si indossa. L’uniforme e il maglione sono prescritti. Tutti lo sanno. Significa assoggettamento. La domanda è chiara: vogliamo davvero aderire a questo club UE, con tutti gli obblighi e gli oneri che ne derivano? Dovremmo riprendere automaticamente il diritto UE. La libertà decisionale del parlamento federale, dei cantoni e della popolazione ne sarebbe limitata. Sarebbe la fine del federalismo. Nel contempo, pagheremmo sempre ancora gli importi miliardari di coesione facenti parte del pacchetto UE. Ci assoggetteremmo al tribunale della controparte, il che sarebbe unico e pure inaccettabile. Chi gioca contro un avversario, lasciandogli portare il suo arbitro? Nessuno.

Mantenere la distanza!

La crisi di coronavirus farà sì, già nei prossimi mesi, che nell’UE si chieda a gran voce più coordinazione e centralismo. Questo è tuttavia l’espressione di una crisi ben più grande che si cela nell’UE. L’UE potrebbe crollare con la crisi di coronavirus. Brexit è una realtà. Affinché ciò non suggelli già sin d’ora il crollo, nell’UE si fa appello disperatamente a più armonia e compattezza. Alla Svizzera conviene mantenere una sana distanza e osservare. Chi vuole dunque essere membro di un’organizzazione tanto scossa dalla crisi? Amichevole vicinanza e accordi nel mutuo interesse vanno bene. Anche coordinazione e collaborazione vanno bene. Ma essere troppo vicini e senza un minimo di distacco può essere pericoloso. Dovremmo invece concentrarci sul mondo e curare le relazioni con tutte le regioni della terra. Per ciò che riguarda la ricerca e l’innovazione, è soprattutto in America e in Asia che si svolgono le cose. L’Europa non appartiene più, purtroppo, alle regioni in espansione. Per gli scambi economici e culturali, non occorre un’integrazione politica. Non occorre legarsi istituzionalmente, per essere forti. Anzi, sono proprio le strutture decentralizzate quelle meglio preparate ad affrontare le crisi. Frontiere e capillarità hanno i loro vantaggi. Ma l’accordo-quadro e la centralizzazione fanno l’esatto contrario: troppa vicinanza, troppe dipendenze, rischio troppo alto!”

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