Addio Nonna Lilibeth!

Set 23 • L'editoriale, Prima Pagina • 184 Views • Commenti disabilitati su Addio Nonna Lilibeth!

Eros N. Mellini

Non è usuale per «Il Paese» occuparsi di avvenimenti internazionali, quando questi non si riflettano direttamente sulla politica del nostro paese. Ma la morte della Regina Elisabetta II d’Inghilterra merita, a mio avviso, un’attenzione particolare. Dovuta al personaggio ufficiale di spicco internazionale, naturalmente, ma anche per il rispetto e la simpatia che questo ha saputo suscitare in patria e all’estero.

Un ruolo svolto senza tentennamenti

Elisabetta II ha svolto per 70 anni il suo ruolo di sovrana del Regno Unito senza tentennamenti, senza macchie di rilievo – checché ne dicano i soliti odierni denigratori, che la vorrebbero responsabile di tutto quanto di malvagio rappresenta il colonialismo britannico (e non solo), a seguito dell’assurdo «mainstream» politicamente corretto che ha la sua peggiore espressione nella cultura «cancel» o «woke» tanto di moda oggi. Assurdo perché, primo, il colonialismo britannico è nato e cresciuto in epoche ben precedenti l’ascesa al trono di Elisabetta, epoche in cui non solo era considerato perfettamente etico e corretto, ma addirittura fonte di orgoglio nazionale. In secondo luogo, semmai proprio la regina in questione s’è trovata a navigarci nell’era moderna che l’ha voluto smantellare, accettando l’inevitabile e tentando di conciliare la ferrea tradizione britannica con l’evolversi (o involversi?) della situazione.

Questo ruolo l’ha portata – verosimilmente, perché poco in questo senso trapela dalle fonti ufficiali a disposizione del pubblico – a rinunce a livello familiare e a delusioni per il comportamento non consono all’etichetta reale tenuto da certi suoi famigliari non altrettanto disposti a ottemperare alle regole cui è tenuta la «Royal family». È uscita indenne dalle vicende coniugali della sorella Margaret, del figlio Carlo e oggi del nipote Harry. I secondi, in verità, sono stati piuttosto vittime di consorti che, invece di capire che il matrimonio con un principe reale avrebbe comportato un radicale cambiamento alla propria vita, hanno tentato di plasmare usi e tradizioni secolari al loro stile. Grave errore perché, per quanto esistano ovviamente dei sentimenti repubblicani anche fra i sudditi inglesi, la maggioranza di costoro non è disposta a rinunciare alla monarchia, come dimostrano le centinaia di migliaia di persone disposte a fare 30 ore di coda per rendere omaggio al feretro della Regina Elisabetta.

Ha regnato, non governato

Come giustamente ha fatto notare il professor Alessandro Barbero – illustre storico italiano – in un’intervista, Elisabetta II non ha governato per 70 anni, semmai ha regnato, qualunque cosa si intenda con questa parola che non sia la guida politica di un paese. Nel regime di monarchia costituzionale britannico, infatti, non è compito del sovrano governare anzi, quest’ultimo è tenuto a mantenersi assolutamente neutrale, a non interferire nelle faccende di governo e a evitare qualsiasi presa di posizione ufficiale su temi politici. Tant’è vero che Elisabetta II, durante il suo lunghissimo regno, s’è trovata a “convivere” con ben 15 primi ministri (per non contare gli innumerevoli governanti degli Stati del Commonwealth) in alternanza conservatori e/o laburisti.

Il suo ruolo è puramente simbolico e di riferimento, un catalizzatore dell’unione e della coesione nazionale, specialmente in tempi difficili quali furono i periodi bellici del ventesimo secolo, ma anche la ricostruzione del primo dopoguerra o, come detto sopra, il disfacimento dell’Impero britannico.

Accanto a questo ruolo, Elisabetta ha saputo crearsi nel popolo inglese un’immagine per così dire materna, con il passare degli anni, una sorta di «nonna Lilibeth» di tutti, sempre sorridente, la cui longevità era spesso oggetto di umorismo. Un umorismo irriverente, senz’altro, ma anche in qualche modo affettuoso. Mi piace pensare che fosse lei la prima a riderne.

E Carlo?

Non lo nascondo, a me è simpatico, forse non tanto quanto Elisabetta, ma almeno quanto lo era suo padre, quel Principe Filippo di cui ogni tanto ci giungeva qualche mastodontica gaffe.

Ha aspettato a lungo per salire su quel trono cui l’avevano preparato per una intera vita. Per quanto i Windsor siano di famiglia piuttosto longevi, è evidente che il suo regno durerà meno di quello di sua madre. Tuttavia, credo che sarà un buon re e che riuscirà anche lui a farsi amare dal suo popolo. Dopotutto, quest’ultimo – seppure dopo qualche tempo e anche grazie all’aiuto di «Nonna Lilibeth» – ha digerito le sue vicende coniugali e ha accettato Camilla quale regina consorte. Questa, occorre dirlo, al contrario di Diana o dell’odierna Megan Markle, mi sembra aver accettato tutte le implicazioni che questo suo ruolo impone, il che ha certamente contribuito all’ottenimento del consenso popolare. Fra l’altro, ho anche assistito a qualche sua intervista televisiva, e devo dire che è una persona simpaticissima.

Una coppia cui – da amante del Regno Unito e delle sue tradizioni – auguro un regno ragionevolmente lungo e felice. Il popolo dei «social» ha già cominciato a pubblicare vignette umoristiche. Credo sia un buon segno.

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