A palazzo Berlaymont, c’è un’epidemia d’imbecillità

Dic 10 • L'opinione, Prima Pagina • 189 Views • Commenti disabilitati su A palazzo Berlaymont, c’è un’epidemia d’imbecillità

Quello che una volta era solo un sospetto, ora si sta rivelando, ahinoi, una conferma! A Bruxelles c’è gente da ricoverare in un istituto per irrecuperabili malati mentali. Servono legioni di psichiatri, massicce dosi di elettro convulsivante, anche se dubitiamo assai, alla luce delle ultime assurde decisioni, che questi squilibrati possano rinsavire! Ma che cosa ci stanno a fare, questi scartini, considerati incandidabili nei rispettivi partiti delle singole nazioni, poiché totalmente incapaci e avulsi dalla realtà? La risposta è semplice, lapidaria: immani disastri!

Quello che è grave, è che queste braccia rubate all’agricoltura sono pagate profumatamente, oltre che percepire – come se già i ricchi stipendi non bastassero – anche emolumenti «benefits» supplementari. Non ancora paghi, nelle alte sfere c’è stato anche chi, faceva la cresta sulle spese (sic!)

E vabbè; ma se almeno ci risparmiassero certe idiozie glottologiche, certe imposizioni, dovute probabilmente, alla cattiva digestione dei lauti pasti ingurgitati, ma comunque sempre pagati dai contribuenti, svizzeri compresi.

Attenzione! Siamo in una botte di ferro, poiché il documento riguardante il decalogo linguistico, è stato attentamente (come no!) preso in esame dalla commissaria UE all’uguaglianza, la signora Helena Dalli (oh! Scusate: vietato pronunziare signora, meglio Ms!)

Chissà cosa ne pensa l’Accademia della Crusca? Sicuramente il buon Dante si rivolterà nella tomba!

«Nell’UE tutti debbono essere trattati in maniera uguale!»

Ma proprio tutti? Anche quelli che pur non facendo parte – per fortuna! – del pastrocchio, devono versare una tangente di 1,3 miliardi? Naturalmente, il generoso contributo è assolutamente da reiterare. Altrimenti ricatti e minacce di ritorsioni.

«Uguaglianza per tutti», evviva! Religioni, etnie, razze, orientamenti sessuali e disabilità; severamente vietati i riferimenti di genere. Obbediamo,  collega von der Leyen!

A proposito di religioni e dell’intenzione demenziale di abolire l’augurio «Buon Natale», cancellando in pratica la festività cristiana. Con quelle musulmane come la mettiamo? Ne elenchiamo alcune: Ramadan, Id al-adha, Jalsa Salana, Ashura e via dicendo. Anche queste festività non potranno più chiamarsi così, oppure queste saranno tollerate? Se sì  – come sospettiamo – saranno forse da considerarsi il lasciapassare per l’islamizzazione dell’Europa, palesemente già in atto e, quel che è peggio, programmata?

Anche i nomi propri, come Giuseppe, Maria, Luigi ecc., sì insomma, quelli che si rifanno alla tradizione cristiana, dovranno essere censurati, sostituiti? Lo chiedo da agnostico convinto. Ma mi chiedo anche, se per Abdul, Mohammad, Hassan, Karim e compagnia bella, varranno le stesse regole. Scommettiamo?

Mentre stiamo scrivendo, apprendiamo – udite, udite! – che sul Natale, Ursula e la Dalli, hanno fatto marcia indietro, insomma un’ennesima figura marrone! E quindi la domanda è sempre la medesima: ma in che mani siamo messi?

Intelligentemente e prontamente, qualcuno a queste psicopatiche utopie si è ribellato, facendosi sentire e rispettare. Ma Berna tace! Figuriamoci! Così come (per ora) dalla capitale della cristianità non abbiamo udito un santo cip, da parte di colui che siede sul soglio di S. Pietro.

Volutamente, non esprimiamo le nostre opinioni su Mater Ecclesiae, ma da un pezzo abbiamo capito che, il  trasformismo in Vaticano, è disciplina largamente praticata.

Comunque, alla faccia del carrozzone UE e dei numerosi saltimbanchi, il nostro più cordiale «Buon Natale» a tutti i nostri fedeli lettori.

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