A m’anteressa mia!

Apr 1 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 245 Views • Commenti disabilitati su A m’anteressa mia!

Eros N. Mellini

Nei primi anni ’80, girava un piccolo libro di vignette satiriche di Romano Chicherio, intitolato «Una città chiamata Lugano». Nel settore dedicato alla polizia – a quel tempo molto attiva nell’appioppare multe – si evidenziava la risposta standard degli agenti a chi cercava scuse per farsi togliere un’ammenda: «A m’anteressa mia!», non mi interessa.

Non posso fare a meno di trovare un parallelismo fra questo – a scanso di equivoci, solo presunto ed evidenziato a scopo satirico – atteggiamento piuttosto becero e quello assunto dalla maggior parte nella gente nei confronti della comunicazione mediatica delle odierne attualità.

Praticamente, oggi si assiste più o meno sempre allo stesso scenario, suddiviso in cinque fasi:

  1. I media danno la notizia di un avvenimento successo o in corso, aggiungendovi i commenti spesso gratuiti e arbitrari della redazione;
  2. I media sostengono la presa di posizione delle autorità, diffondendo acriticamente tutto quanto possa sostenere quell’unico punto di vista;
  3. L’opinione pubblica si spacca in una parte (la stragrande maggioranza) a favore del pensiero ricorrente, o meglio imposto, e un’altra (solitamente la minoranza) che si ribella a questo tentativo d’imporre il pensiero unico, contestando ogni volta che può le tesi della controparte;
  4. Quello che potrebbe essere un sano dibattito si trasforma presto in una vera e propria guerra di religione, i cui tutti i «buoni» stanno da una parte – la propria, ovviamente – e tutti i «cattivi» dall’altra.
  5. Qualsiasi obiezione contrastante il «mainstream», per ragionevole che sia, si scontra con la risposta standard dell’agente comunale: «A m’anteressa mia!».

È successo con il Covid-19 e sta ora succedendo con la guerra Russia-Ucraina. L’informazione è ormai accettata come vera e attendibile unicamente quando conferma la nostra opinione o, peggio, le nostre paure. E, purtroppo, c’è Internet con i suoi «social network» a fare da cassa di risonanza a notizie, bufale e commenti idioti. Non c’è bisogno che una notizia sia vera, se serve a sostenere la propria posizione basta che sia anche solo vagamente verosimile.

Così, per sostenere la pericolosità del virus Covid-19, si posta una foto che dovrebbe ritrarre una serie di bare di vittime del virus in quel di Bergamo, mentre invece è stata scattata nel 2013 – quando di Covid-19 ancora non si parlava – alle vittime di un naufragio nei pressi di Lampedusa.

E quando si fa notare l’evidente bufala, si banalizza dicendo che «A m’anteressa mia!», dei morti a Bergamo ci sono comunque stati e non si può negare la pericolosità del virus.

Oggi, fortunatamente, il Covid-19 ha perso molto del suo interesse, superato dall’attuale «Pericolo pubblico N° 1» Putin. E il posto delle bare di Bergamo viene preso da foto dei bombardamenti di Kharkov che si rivelano poi essere scattate a Beirut nel 2020.

Ma «A m’anteressa mia!», vuoi forse insinuare che l’Ucraina non è stata bombardata dai Russi? Putin è comunque un pazzo mascalzone, a priori.

Ora, non è che consideri il premier russo un angioletto, ma non si possono catalogare tutte le puttanate commesse dalla NATO e dagli USA – che, almeno stando alla Russia, hanno portato alla reazione verosimilmente abnorme di quest’ultima – quali banalità, peccati veniali su cui si può sorvolare con un «A m’anteressa mia!».

E non si possono prendere acriticamente per buone tutte le notizie che, sia su un fronte che sull’altro, spesso sono frutto di una strategia di guerra, volta a influenzare l’opinione pubblica a proprio favore. Ho letto lunghi articoli che spiegavano come Putin avrebbe già perso la guerra, quasi prima d’iniziarla, avendo già incontrato nell’eroica resistenza ucraina un ostacolo praticamente insormontabile. Ma come si possono credere simili baggianate? La Russia è in grado di schierare una forza militare tale da annientare l’Ucraina in pochi giorni. Se non lo fa, probabilmente ci sono delle ragioni come l’inutilità della conquista di un cimitero, la volontà di evitare di calcare troppo la mano in vista di una trattativa di pace che legittimi l’annessione dei territori ucraini che le interessano o altri motivi che solo Putin conosce.

Leggo su Wikipedia in merito a quello che fu l’artefice della propaganda nazista nel Terzo Reich, Joseph Goebbels: «Egli applicò un metodo di persuasione all’epoca ritenuto molto efficace, derivato dalle teorie del comportamentismo, basato sulla continua ripetizione di notizie parziali, o palesemente false, rigidamente controllate dal vertice». Ecco, mi sembra che la storia si ripeta. Solo che a seguire con una convinzione che rasenta il fanatismo le continue «notizie parziali, o palesemente false (o comunque strumentalizzate), rigidamente controllate dal vertice» non è più solo il popolo tedesco.

«Cui prodest» tutto ciò, a chi giova?

Non lo so e, tutto sommato, «A m’anteressa mia!».

Comments are closed.

« »