A che scopo il Parc Adula?

Mag 27 • L'editoriale, Prima Pagina • 2151 Views • Commenti disabilitati su A che scopo il Parc Adula?

Ora è cosa pubblica. Circa tre mesi dopo la fine della consultazione della Charta, il contratto di 10 anni dei comuni facenti parte del parco con l’Associazione Parc Adula, l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) e l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE) esigono ulteriori restrizioni. Da una parte chiedono un atteggiamento più severo nella zona centrale, con, per esempio, un divieto assoluto di cercare cristalli o una riduzione del numero di sentieri. D’altra parte, contrariamente a promesse fatte in passato, si pretende di limitare lo sviluppo della zona periferica tramite piani regolatori. Così i promotori del Parc Adula non possono più affermare che tutto resta come prima per tranquillizzare la popolazione. Questa forma di propaganda per il futuro Parco nazionale di seconda generazione è in sé contraddittoria: a che scopo assumersi una mole burocratica di tale entità, se poi tutto resta come prima? In realtà la natura già oggi è abbondantemente protetta da un’ampia rete di leggi e di vincoli – le nostre regioni di montagna già oggi sono dei parchi! E la ventina di posti di lavori promessa verrebbe probabilmente impiegata per i funzionari dei cinque uffici regionali, per i diversi periti e per i cosiddetti ranger e non laddove farebbe senso, come per esempio nella produzione agricola, nella cura del territorio, nello sfruttamento dei pascoli e degli alpeggi di montagna come pure nella selvicoltura e nel turismo.

L’intervento degli Uffici federali che esigono maggiori restrizioni mostra come Berna non voglia un parco che cresca dal basso verso l’alto (Bottom-up) con la partecipazione della popolazione, ma che dietro al progetto si nascondono ben altre intenzioni.

Alle regioni di montagna non servono ulteriori limitazioni, ma una solida promozione, altrimenti aumenta il loro spopolamento e la natura, abbandonata a sé stessa, inselvatichisce, per la gioia di lupi e orsi!

Da non dimenticare: con la votazione sull’adesione all’Associazione Parc Adula dei 17 comuni coinvolti prevista ancora nel corso di quest’anno, questi cederebbero il controllo del proprio territorio a scapito della loro autonomia. Il fatto che le autorità dell’UFAM e dell’ARE oggi mostrino le proprie vere intenzioni è una lieta notizia, e c’è da sperare che le cittadine e i cittadini rifiutino questo progetto inutile.

 

 

Rico Calcagnini, Buchen

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