Zibaldone (di tutto un po’)

Dic 12 • L'opinione, Prima Pagina • 777 Visite • Commenti disabilitati su Zibaldone (di tutto un po’)

Dr. Gianfranco Soldati Presidente onorario UDC Ticino

Dr. Gianfranco Soldati
Presidente onorario UDC Ticino

Il nostro CF naviga, da parecchio tempo, verso un approdo sconosciuto, di cui si sa solo che non sta nella realtà delle cose, ma nel mondo dei sogni delle tre donzelle e dei loro due complici di sesso opposto, Burkhalter e Schneider-Amman. Berset affronta i suoi compiti da buon socialista, ne ha tutti i diritti e anche il dovere, Maurer rimane solo soletto costretto, come rappresentante del maggior partito svizzero, in un angolo. È un tema sul quale ritorneremo.

Il principale dilemma, argomento principale dei prossimi dibattiti in Parlamento, è quello della politica energetica da adottare con un programma proiettato fino al 2050, dopo la precipitosa decisione di abbandonare l’atomo presa dalla signora Leuthard sulla spinta di una pretesa catastrofe nucleare a Fukushima (strumentalizzata come catastrofe nucleare, ma dovuta in realtà ad uno tsunami millenario e non direttamente alla centrale atomica). Il tutto sullo sfondo di un riscaldamento climatico da far paura, imputato non alla natura, ma alle emissioni di anidride carbonica dovute alle attività dell’uomo.

Il dilemma di cui parlo è appunto dovuto al fatto che, se si accetta veramente quest’ultima ipotesi (riscaldamento di origine antropica), l’uscita dall’atomo è la decisione più insensata che si possa prendere, perché l’atomo è, e rimarrà ancora per decenni, la fonte di energia meno inquinante e meno devastante di cui si disponga allo stato attuale delle tecnologie. Per non parlare poi del pericolo incombente di rendere il paese totalmente dipendente dall’estero (dai paesi che continueranno a produrre energia elettrica con l’atomo. Per dare un’idea, la Cina inaugura attualmente una nuova centrale nucleare ogni 2 mesi, 6 all’anno). In pratica, i parlamentari saranno chiamati a decidere se vogliono, in accordo con il CF, uscire dall’atomo rinunciando a una lotta efficace contro il riscaldamento, oppure continuare la lotta contro l’effetto serra restando nel nucleare. Tertium non datur, piaccia o non piaccia ai verdi e alle 3 “onirizzanti” (starebbe per significare: “che scambiano i sogni per realtà”) donzelle con i loro complici di sesso opposto.

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Lo stesso discorso vale per la montagna di soldi spesi (o sperperati?) per il risanamento energetico degli edifici. Nel 2013 Stato e Cantoni hanno investito 211 mio di franchi nelle sovvenzioni, diminuendo così di 121000 t le emissioni di CO2. 1’744 franchi per 1 t, un risultato economicamente disastroso. Nel bilancio globale una insensatezza, perché sul mercato mondiale una t di CO2 si può “acquistare” per 60 franchi. Il programma per il risanamento degli edifici è finanziato con il prelievo di 16 cts su ogni litro di olio da riscaldamento, fino ad un massimo di 300 mio l’anno. La scelta degli edifici da risanare è lasciata alla competenza dei cantoni, sulla base dell’articolo 89 della Costituzione. I cantoni d’altra parte, aggiungono altri 125 mio ai finanziamenti degli edifici da risanare. Ai quali, naturalmente, vanno aggiunti i costi della burocrazia impegnata nell’attribuzione dei sussidi e nel controllo dell’esecuzione dei lavori. L’Ufficio federale dell’Energia, diretto dal socialista Walter Steinmann, propone adesso di centralizzare i compiti per migliorarne l’efficienza, prolungando sine die l’applicazione della tassa sull’emissione di CO2. Viene inoltre proposto che i Cantoni ricevano i finanziamenti statali solo in rapporto a quanto da loro investito nel risanamento. Concretamente, 2 franchi da Berna per ogni franco speso, per noi ticinesi, da Bellinzona. Uno stimolo quindi per tutti i cantoni a spendere insensatamente per ricevere più soldi da Berna. In un paese dove la spesa pubblica si sta oramai da decenni mangiando una fetta sempre crescente della torta del PIL (prodotto interno lordo).

Stando a quel che ho visto finora, il CN si avvia a una ratifica della politica proposta dalla signora Leuthard, con l’aperto sostegno di 5 colleghi. Il terrorismo antiatomico verde (o verdognolo o anche verdastro) sta producendo i suoi effetti, i molti, troppi politici che si preoccupano della loro rielezione più che della sicurezza dell’approvvigionamento energetico, corrono in loro soccorso, anche se l’uscita prematura e inutilmente affrettata dall’atomo è e rimane la cosa più insensata che si possa fare. Avanti tutta con le energie alternative, a forza di miliardi di sovvenzioni. La marcia indietro la innesteremo dopo, quando saremo diventati dipendenti dalle centrali atomiche estere.

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François Mauriac, grande scrittore francese, geneticamente nemico dei tedeschi come (quasi) tutti i suoi connazionali, dopo la riunificazione della Germania voluta e ottenuta da Helmut Kohl, ebbe a dire: “Amo talmente la Germania che avrei preferito che restassero due”.

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Riprendo dalla “Weltwoche”, per dare un’idea concreta delle piazze finanziare che contano, alcune cifre. Nell’ordine, New York, Londra, Hongkong, Singapore e Zurico. Banche attive sulla piazza: 6733, 350, 262, 124 e 297. Impiegati: 1’919’000, 450’000, 98’000, 100’000 e 105’000. Capitali in gestione, in bilioni (migliaia di miliardi) di dollari: 14,7 – 13,1 – 0,7 – 11,3 e 3,2. Capitalizzazione delle borse locali, sempre in bilioni di dollari: 18,7 – 3 – 1,1 – 0,4 e 1,1. Variazione per rapporto al 2007: + 59%, +63%, – 17%, + 130% e + 25% per Zurigo.

La preponderanza anglosassone (USA e GB) è ancora impressionante, in ossequio al detto di Alexej Jedrichin-Wandam, storico militare russo, che già a fine Ottocento sosteneva che sulla terra di più pericoloso dell’inimicizia degli anglosassoni c’è solo la loro amicizia. Il collasso relativo di Hong Kong è dovuto al fatto che alle spalle preme la dittatura cinese, con la voglia di mettere lo zampino sulla torta. La relativa esplosione di Singapore dimostra che le attività finanziare sono in crescita in Asia più che negli altri continenti. In complesso Zurigo se la cava bene, dopo le aggressioni e i ricatti che ha dovuto subire dai nostri “amici” d’oltre Atlantico. In Asia l’UBS rimane al primo posto come gestore patrimoniale, il CS al terzo, la Julius Bär al settimo (un risultato stupefacente, per una banca privata, quasi familiare, davanti alle due più grandi banche di Singapore e alla Paribas, maggior banca francese).

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Disgustoso il linciaggio morale di Stephan Schmidheiny che si sta facendo sui media italiani per le morti da mesotelioma pleurico o, più raramente, peritoneale, dovuti all’inalazione o assunzione di polveri di amianto contenuto nell’Eternit. Per accusarlo, come si è fatto, di “omicidio volontario” di centinaia di persone ci vuole un degrado etico e intellettuale pari a quello di parte della magistratura italiana, in particolare di certi procuratori d’assalto ai quali interessa più la facile popolarità che la serietà del  lavoro. La condanna a 18 anni di reclusione già inflitta all’industriale svizzero è finora l’unico e assurdo risultato di questi procedimenti processuali anomali. La messa in prescrizione giuridicamente corretta, anzi correttissima e sola possibile da parte della Cassazione ha suscitato un putiferio incredibile, sul quale si sono subito gettati, come lupi famelici, giornalisti e politici. Tra di loro, e non potevano mancare, il presidente del Consiglio e il presidente del Senato, personalità particolarmente opportunista e squallida quest’ultimo, fin dai tempi della sua presidenza della Commissione antimafia.

In un dibattito (“Fatti e misfatti”) a TGcom24 di Mediaset di qualche giorno fa, Paolo Liguori e Piero Sansonetti, direttore de “Il Garantista”, hanno ineccepibilmente dimostrato il rigore e la giustezza della decisione di prescrizione della Cassazione, al di fuori di tutto il tam tam scandalistico dei media.

Altro il discorso sulla necessità di un adeguato risarcimento finanziario alle vittime. Se ben ricordo, Schmidheiny era stato condannato al versamento di 90 mio di euro. L’industriale è uno degli uomini più ricchi del Paese, a quanto sembra arcimiliardario. Compia allora un gesto, negando al contempo qualsiasi implicazione negli assurdi “omicidi volontari”. Versi subito non 90, ma 180 o meglio ancora 270 mio di euro agli ammalati di asbestosi e ai familiari delle vittime. Per un plurimiliardario, sempre che l’aritmetica non sia un’opinione, 270 mio sono una quisquilia: se vengono a mancare, sempre miliardari si resta.

 

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