Zibaldone (di tutto un po’)

Giu 24 • L'opinione, Prima Pagina • 604 Views • Commenti disabilitati su Zibaldone (di tutto un po’)

Dr. Gianfranco Soldati Presidente onorario UDC Ticino

Dr. Gianfranco Soldati
Presidente onorario UDC Ticino

Per la nostra TV, che ci obbliga a pagare 1,2 mrd di franchi all’anno come compenso per il suo indefesso impegno nel mantenimento della coesione nazionale, nei paesi dell’UE non c’è più un solo partito di destra. Tutto quello che sta a destra del centro gode della designazione di estrema destra, con un’accentuazione spregiativa di quell’”estrema”, che trasuda quasi dallo schermo quando fuoriesce dalla bocca gentile della presentatrice (o anche del presentatore) di turno. L’appartenenza politica dei “caoti” (gentaglia che guazza nel caos e nel vandalismo), a Zurigo il 30 aprile 2016, tanto per fare un esempio, rompendo vetrine e incendiando veicoli, con un danno stimato a 200’000 CHF che pagheranno le vittime o la comunità pacifica, viene invece pudicamente e continuamente sottaciuta: per non compromettere la coesione nazionale, primo compito statutario  della benemerita TV di parastato.

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Siamo al dunque. In corsa per l’elezione a presidente degli USA rimangono solo Donald Trump e Hillary Clinton. Mi auguro che a spuntarla sia il primo, non perché sia convinto che possa essere un buon presidente, ma perché sono convinto che negli USA nessuno potrebbe essere un presidente peggiore di Hillary Clinton. La cricca che governa a Washington sin dalla fine dei 2 mandati di Reagan è sempre stata la stessa; repubblicani o democratici, cambia l’etichetta, ma la sostanza è sempre quella. Politica di ingerenza negli affari degli altri, ostracismo e sanzioni ai paesi che potrebbero contestare l’egemonia mondiale (Russia e Cina), guerra di aggressione dagli esiti catastrofici a chi si contrappone agli interessi americani, assoluta noncuranza nei riguardi di tutte le norme internazionali. Ma soprattutto parvenza di democrazia smascherata dalla presenza di vere e proprie dinastie (Kennedy, Bush e Clinton, per segnalarne solo tre) al servizio della cricca dei visi pallidi più intelligenti, che contrariamente a quel che si crede non sono i “Wasp” (White Anglo-Saxon Protestant).

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Lentamente, con qualche sussulto qua e là (vedi ultime elezioni nei 3 Länder tedeschi, una clamorosa vittoria e due sonore sconfitte) i verdi stanno giungendo al “redde rationem”. Animati dal buon intento di salvare il mondo si sono trasformati in venditori di fumo allo scopo di imporre energie alternative solari e soprattutto eoliche economicamente ma anche ecologicamente insostenibili. Attribuendo al nucleare la totale responsabilità del disastro di Fukushima, che era invece una pura catastrofe tellurica, hanno indotto una prematura fuoriuscita dal nucleare e imposto solare ed eolico a suon di forsennate sovvenzioni, con il risultato di mettere fuori mercato la sola energia veramente “verde” (nel senso buono oramai perso della parola), quella prodotta dalle nostre centrali idroelettriche, di arricchire oltre misura i fornitori di prestazioni e macchinari del campo alternativo (tutti fallimentari senza le sovvenzioni) e di aggravare il bilancio ecologico con la messa o rimessa in funzione di centrali a carbone, gas o petrolio per sostituire solare ed eolico che funzionano solo a sprazzi, in misure varianti tra il 10 e il 15% al massimo del tempo di teorica produzione. Intanto le centrali atomiche di quarta generazione (a base di torio, largamente disponibile, sono entrate o stanno entrando in produzione, in paesi come l’India o la Cina, risparmiati dagli eccessi pratici degli apprendisti stregoni animati dalle migliori intenzioni teoriche. I danni economici (i danni sono sempre concreti, i vantaggi a rischio di restare teorici) per la Germania si calcolano in centinaia di miliardi di  euro.

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Ho riferito più volte di un movimento apartitico in Austria, capeggiato da una Signora praticamente sconosciuta, che ha raccolto qualcosa come 261’259 firme per obbligare o almeno indurre il governo a indire una votazione nazionale sull’uscita dall’euro e dall’UE. Firme raccolte con il passaparola, con l’ostilità manifesta dei partiti che si proclamano (credendo di esserlo) dalla parte della ragione, ovverossia tutto il sinistrume e il centralismo dei “taja e medega. In tutta la campagna la televisione parastatale ha concesso al comitato dei promotori della richiesta (ripeto, 261’259 le firme convalidate) un po’ meno di un minuto. Sulla stampa di regime silenzio di tomba. Le poche notizie che riesco a raccogliere provengono tutte da “Zeit-Fragen”, se fosse per i media svizzeri non saprei neanche che questa iniziativa è in corso. Anche Wikipedia dà scarse informazioni, molte oramai datate. Ma forse sono io il colpevole, essendo incapace di cavare dal mio PC le informazioni richieste.

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Bello leggere sul CdT del 6 giugno 2016 l’intervista alla Signora Carla Del Ponte, presidente in pensione del tribunale internazionale per i crimini di guerra dell’Aja, adesso presidente di una commissione dell’ONU che indaga sui crimini di guerra in Siria. Alla domanda su come si possa giungere alla pace in quel martoriato paese la risposta è di una semplicità disarmante: si deve negoziare con Assad. È almeno dal mese di aprile del 2011 (la pseudo-rivolta popolare, in realtà sollevamento di terroristi e mercenari fomentato dagli USA è iniziata in marzo) che lo vado ripetendo instancabilmente. Altra domanda: quale è il più grosso ostacolo alla pace? Ancora una risposta disarmante per la semplicità: gli USA. Qui non sono d’accordo, gli USA non sono il più grosso ostacolo alla pace, sono l’unico ostacolo che conta. Cosa pensa, Signora Del Ponte, dell’accordo Ankara-UE per la soluzione dei problemi dell’immigrazione? Una vergogna per l’Europa. Ancora una volta non sono d’accordo. Più di una vergogna, una vera e propria ignominia, un obbrobrio, ma per l’UE, non per l’Europa.

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