Zibaldone (di tutto un po’)

Feb 5 • L'opinione, Prima Pagina • 393 Visite • Commenti disabilitati su Zibaldone (di tutto un po’)

Dr. Gianfranco Soldati Presidente onorario UDC Ticino

Dr. Gianfranco Soldati
Presidente onorario UDC Ticino

Ho scritto a più riprese della ripugnanza che suscita in me il cosiddetto “genderismo”, una pseudoteoria che vorrebbe condizionare la nostra vita, ma soprattutto l’educazione dei nostri figli, fin dalla prima infanzia, sulla base di considerazioni genetiche che riguardano sì e no lo 0,0005% della popolazione mondiale. La repulsione è tale che normalmente salto a piedi pari tutti gli articoli concernenti questa aberrazione pseudoscientifica nei quali mi capita di imbattermi. Un articolo di Wolfgang Koydl su questo tema (“Weltwoche” del 24.9.2015), un giornalista che apprezzo particolarmente, ha però attirato la mia attenzione, proprio perché proveniente da una penna che stimo. Si trattava di un’intervista a Axel Meyer, uno zoologo tedesco specializzato nella genetica evolutiva, di fama internazionale, che riprendo parzialmente qui, non per mie conoscenze specifiche, ma al solo scopo di metterla a disposizione di eventuali miei lettori interessati al tema.

Meyer, che attualmente insegna a Berkeley (USA), in un suo libro ha affermato che tutti gli uomini hanno un capitale genetico uguale nella misura  del 99,9%, cosa che significa logicamente che in pratica la differenza tra uomo e donna è ancora più piccola del residuo 0,01%, una parte di esso rimanendo riservata alle evidenti differenze somatiche, intellettuali e caratteriali tra un individuo e l’altro. Propriamente, solo una cinquantina di geni del cromosomo Y (quello che distingue l’uomo dalla donna) sono responsabili della differenza di sesso.

Ma grazie a loro, fin dall’inizio della gravidanza, come dire dello sviluppo fetale, si scatena una serie di conseguenze che fanno sì che da subito nell’embrione inizia la secrezione di testosterone. Importante non è quindi solo il numero dei geni presenti, ma anche il momento nel quale ha inizio la loro attività. L’azione dei geni è tanto più potente quanto la loro entrata in funzione è precoce. Da un punto di vista scientifico gli uomini hanno più capacità manuali, le donne sono più versate nel linguaggio e nelle attività sociali. È sempre stato così, e secondo Meyer questo fatto indica chiaramente che la causa della differenza deve essere di natura biologica. Le differenze sessuali sono già presenti fin dall’inizio della gravidanza, e non solo per gli organi sessuali esterni. Il genderismo ha giustificazioni e fondamenti che possono essere definiti assurdi, irrazionali e privi di logica scientifica. Per molti aspetti ricorda le teorie pseudo-scientifiche di Trofim Lyssenko, in auge ai tempi di Stalin, che le gradiva da ignorante in materia perché contrarie alla genetica “borghese”. Il sanguinario dittatore comunista permise che Lyssenko applicasse le sue idee nella prassi. Ne risultarono catastrofi e carestie, e decine e anche centinaia di eccellenti scienziati del ramo scomparvero nei gulag staliniani. Alla domanda: “Ma i genderisti attuali sono così pericolosi?” Meyer risponde in questo modo: “Non vorrei esagerare, anche se è innegabile che il genderismo ha molto in comune con il <Lyssenkismo>, nella misura in cui pretende che gli esseri umani vengano al mondo come pagina bianca e illibata dal punto di vista sessuale. Ma purtroppo nelle università e in molti campi della vita quotidiana è oramai pratica diffusa che ci si prescriva quel che si deve pensare, dire e fare (n.d.a.: è l’imposizione, idiota e nefasta, del pensiero politicamente corretto). Questa indebita tutela, una filosofia da giardino dell’infanzia, è purtroppo in procinto di imporsi (n.d.a.: a mio modesto parere si è già imposta e imperversa allegramente). La stessa cosa dicasi delle cosiddette quote rosa. Il sistema di valori del nostro convivere deve essere basato sulle capacità e sulle prestazioni, non sulle differenze sessuali.

 

Il pendolo della storia ha battuto per secoli dalla parte dell’uomo, e le donne sono state a lungo sottomesse, come ancora avviene in parte del mondo, nei paesi musulmani in modo accentuato. Ma, conclude Meyer, le mie studentesse, che in aula sono oramai maggioranza, non hanno problemi di alcun genere in fatto di discriminazione. I genderisti occidentali attuali non si rendono conto di essere in ritardo di almeno due generazioni. Auspicabile sarebbe invece che si decidessero a mettere in pratica la loro vocazione missionaria dove se ne sente ancora la necessità: nei paesi musulmani prima di tutto, nell’Oriente, in Africa. Lì sarebbero i benvenuti.

                                                                                    

Un discorso sensato, quello di Axel Meyer, anche se alle moderne suffragette e ai loro sostenitori genderisti può sembrar vero il contrario. Sarà la dura realtà della vita, prima o poi, a spazzar via teorie che di vero hanno solo l’utopia e le chimere dell’uguaglianza.

                                                                               

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Il professore zurighese di storia della medicina Christoph Mörgeli è stato licenziato con procedure che adesso vengono riconosciute dai tribunali, una dopo l’altra, come illecite e fraudolente.

Il suo principale accusatore e diretto superiore Flurin Condrau sta sempre in cattedra, mentre una consigliera di Stato socialista e il rettore liberale dell’Università  hanno dovuto sgomberare il campo. Il consigliere nazionale UDC-SVP Christoph Mörgeli non è più stato rieletto, certamente per la vergognosa e ingiusta campagna che ha condotto al suo indebito licenziamento.

Da semplice colonnista della “Weltwoche”, in contrappunto all’ex presidente del PS nazionale e albergatore di Briga Peter Bodenmann, Christoph Mörgeli adesso è diventato anche suo apprezzato redattore. Tanto di guadagnato per me e probabilmente anche per una corretta informazione del pubblico.

 

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Letto l’intervista di Gianni Righinetti al primo dei 4 candidati alla presidenza del PS, Claudio Corti, pensionato FFS. Guardo con simpatia a tutti i pensionati FFS, in famiglia ne ho avuti parecchi, mio padre non ha potuto diventarlo perché così ha voluto il  destino, il tono dell’intervista mi ha stupito. Per descriverlo con poche parole serve il dialetto: “Ociu tücc, che sum scià mi”. I tremori di paura in via Monte Boglia sono stati avvertiti anche dai sismografi del Politecnico Federale di Zurigo.

I miseri 9 voti raccolti in votazione confermano il giudizio.

 

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Che le aggressioni sessuali della notte di Capodanno siano state in qualche modo premeditate e organizzate è di una logica così ferrea da poterle considerare a priori come verificate e comprovate dalle indagini. Stando a informazioni apparse su qualche quotidiano (“Il Giornale” in Italia) e su IT, l’ordine distribuito in tutta l’Europa sarebbe una taharrush gamea, che in arabo dovrebbe significare molestate le donne.

La lettura delle dichiarazioni di certi buonisti e dei ferventi “integrazionatori” di gente che non ha nessuna intenzione di lasciarsi integrare mi ha dato la nausea. Rinuncio a citar nomi per non incorrere in dimenticanze, così come rinuncio a riferire argomentazioni che con il raziocinio hanno solo il niente da spartire.

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