Zibaldone (di tutto un po’)

Gen 25 • L'opinione, Prima Pagina • 727 Views • Commenti disabilitati su Zibaldone (di tutto un po’)

Dr. Gianfranco Soldati Presidente onorario UDC Ticino

Dr. Gianfranco Soldati
Presidente onorario UDC Ticino

Epifania 2016. È di ieri la cattiva notizia che a Köln (Colonia), nella notte di San Silvestro, un migliaio di arabi e nordafricani, tutti o quasi visi pallidi, hanno molestato con palpeggiamenti e altro ancora un centinaio di donne dal viso di più colori. Anche ad Amburgo e in altre città tedesche si sarebbero verificate manifestazioni di giubilo di questo tipo, con un numero più modesto di festosi protagonisti. E, notizia dell’ultima ora, perfino nella lontana e gelida Helsinki e ancora, “incredibile dictu”, incredibile a dirsi, a Zurigo, capitale economica della tranquilla e accogliente Svizzera, i palpeggiamenti indecenti sono assurti al rango di rituali di Capodanno.

È di domani la buona notizia: Angelina Merkel, quella che ha decretato, senza consultare nemmeno il marito, che la Germania doveva accogliere tutti, dico tutti i richiedenti (1,1 milioni di richieste d’asilo per il solo 2015, la notizia è di ieri), non ha subito molestie sessuali. Ed è bene che sia stato così.

Una domanda lancinante resta senza risposta. Come mai queste notizie di demenziali accadimenti  verificatisi nella notte del 31 dicembre 2015 sono state diffuse con evidenti schifiltanza e ritrosìa solo 5 giorni dopo? Ognuno si faccia la propria opinione, la mia è logica e consolidata, ma la tengo per me.

In Germania l’anno prossimo ci saranno le elezioni. Il parlamento tedesco farebbe bene a elaborare una legge che preveda l’impiccagione obbligatoria di ogni cittadino che osasse ancora votare la Merkel, che adesso i suoi 1 milione e rotti di asilanti vorrebbe accollarli in parti congrue agli altri Stati di questa infelice e disgraziata UE. Una condanna al patibolo senza possibilità di ricorso al tribunale costituzionale con sede a Karlsruhe, e ancor meno alla CEDU, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sede a Strasburgo. Ma con una clausola di salvataggio, per gli  stretti familiari dell’Angelina, i soli, penso, che la voteranno ancora.

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Ho sempre esecrato i dittatori in genere e quelli medio-orientali in particolare. Ne ritenevo particolarmente odiosi due. L’iracheno Saddam Hussein, prematuramente scomparso dopo esser stato impiccato dagli Americani che, in fatto di ferocia e crudeltà, non avevano e non hanno nulla da invidiargli. All’apice della sua gloria aveva fatto radere al suolo più di 5’000 villaggi e una ventina di città nella guerra di secessione curda, condotta da Mustafa Barzani (1903-1979, morto in esilio a Washington). Una lotta culminata nel bombardamento con armi chimiche del 1988 di Halabja, cittadina di 70’000 abitanti, con 12’000 vittime, tutti civili, vecchi, donne e bambini compresi. Poi Hafiz al-Assad (l930-2000), morto nel suo letto, turricefalo inconfondibile (dotato di cranio a forma di torre, come nessun altro nel 20esimo secolo), padre dell’attuale presidente Bashar, che gli USA vogliono morto a ogni costo senza avere il coraggio di farlo fulminare da uno delle migliaia di droni di cui dispongono in Medio Oriente. Hafiz, mi si permetta di chiamarlo confidenzialmente con il solo nome, ha subito parecchi attentati, evitando per miracolo la morte  nel 1980, praticamente tutti da parte dei Fratelli Musulmani, notoriamente dediti alla fratellanza come quei simpaticoni che i nostri socialisti (Saverio Lurati, Martino Rossi, Raoul Ghisletta e Sergej Roic) sono andati a riverire l’anno scorso a Viganello e a Breganzona. Il compito della vendetta Hafiz lo riservava a suo fratello Rifa’at (i panni sporchi si lavano in famiglia), capo della polizia di Stato, che i conti li ha sempre saldati con fior di esuberanti interessi. Dopo l’attentato del 1980 la repressione fu tremenda, si parlò di 20’000 morti, ma i servizi dello stato civile a quei tempi non erano tanto propensi ai controlli approfonditi, ci fu chi parlò di 38’000 vittime. Il fatto stesso che tutte le cifre disponibili siano dell’ordine delle migliaia, le centinaia o decine o unità di morti essendo noiose e inopportune bazzecole, dimostra che gli “attinti dalla Parca” della vendetta furono contati solo in ettari di cimitero o, meglio detto, di fosse comuni. Naturale quindi che questi dittatori fossero per me esecrabili e che ritenessi giusto e legittimo ogni tentativo di toglierli dal pane (è un pregnante modo di dire dei nostri vecchi, oramai caduto in disuso, sta per “farli fuori”).

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Gli anni, che non danno requie, sono passati, e gli avvenimenti cui ho dovuto assistere mi hanno radicalmente fatto cambiar opinione. La gestione democratica di una nazione, specie in regime di democrazia diretta, resta per me il massimo possibile sulla terra, ma non lo è per tutte le nazioni e per tutti i popoli. Nella maggior parte delle nazioni, penso al Sud America e più ancora all’Africa, i regimi democratici dileguano inevitabilmente nella corruzione, che geneticamente parlando è parte integrante, anche se solo parzialmente manifesta, del genoma umano. Vengono subito sostituiti dal dittatore di turno, che della corruzione concessa ai soli sostenitori fa l’arma per poi mantenersi al potere e  arricchire la famiglia.

Nel Medio Oriente i governi più o meno democratici conducono una vita di stenti in un regime di anarchia quando non è di guerra civile. Il tutto complicato dalla nettissima predominanza di una religione che, piaccia o non piaccia ai nostri buonisti, propugna l’eliminazione fisica dell’infedele.  A ulteriormente aggravare il quadro politico sta poi l’odio incoercibile e cordialmente ricambiato dei sunniti verso gli sciiti, che è simile a quello dei cristiani verso i catari (“nihil novi sub sole”).  Una lotta fratricida tra sciiti e sunniti che dura e perdura oramai da secoli. Gli esempi concreti li abbiamo sotto gli occhi. Gli unici paesi che godono di una relativa quiete, pagata con la perdita di una congrua porzione di libertà personale, sono (o erano) quelli retti da dittatori dal pugno di ferro in guanti di filo spinato. I soli governanti in grado di garantire, quando ne hanno la convenienza, una relativa pacifica sopravvivenza alle minoranze, etniche o religiose che siano, sono i dittatori di questa tipologia. Sono questi convincimenti che mi hanno indotto ad una revisione postuma del giudizio assolutamente negativo che mi ero fatto di Saddam Hussein, di Hafiz al-Assad e di suo figlio Bashar. Dei meriti o demeriti di quest’ultimo riferirò in una prossima occasione, sulla base di una delle rare interviste concesse dal dittatore siriano ai media occidentali che tanto contributo hanno dato e danno alla sua permanente denigrazione.

 

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