Zibaldone (di tutto un po’)

Ott 8 • Dall'UDC, L'opinione, Prima Pagina • 861 Views • Commenti disabilitati su Zibaldone (di tutto un po’)

Dr. Gianfranco Soldati Presidente onorario UDC Ticino

Dr. Gianfranco Soldati
Presidente onorario UDC Ticino

Le autorità fiscali della Renania-Vestfalia indirizzano da qualche tempo lettere minacciose a banche elvetiche, in assoluto dispregio degli accordi di scambio di informazioni vigenti tra Svizzera e Germania. L’Unione dei banchieri svizzeri ne è preoccupata e ha richiesto l’intervento della Procura federale. Quest’ultima sarebbe obbligata, sulla base di articoli del Codice penale che contemplano lo spionaggio economico (art. 273) e manovre a favore di un qualsiasi Stato estero (art. 271) all’intervento d’ufficio. La Procura federale si è limitata a raccomandare alle banche di procedere con grande cautela nel fornire informazioni ad autorità estere, ma rifiuta l’intervento d’ufficio adducendo la mancanza di informazioni abbastanza assodate, tali da giustificare un sospetto di colpevolezza che potrebbe dar luogo a un’inchiesta.

Il procuratore generale Michael Lauber è da tempo soggetto a critiche pubbliche per manchevolezze discutibili ma non inventate e sembra, a giudicare da questa nuova grana in cui si sta impegolando, che non ne sia minimamente dispiaciuto.

I procuratori generali sono nominati dalle Camere in seduta plenaria, come i giudici del Tribunale federale. Per quel che concerne i procuratori, negli ultimi tempi le Camere non ne hanno indovinata una che è una. Valentin Roschacher dovette dimissionare perché coivolto in una congiura contro Blocher, adesso fa il pittore artista e dipinge montagne innevate. Se invece di fare il procuratore generale avesse fatto il pittore imbianchino, adesso si ritroverebbe facilitato nella nuova attività. Erwin Beyeler, prima capo della polizia federale, coinvolto nella faccenda del doppio infiltrato (polizia federale, cartello venezuelano o colombiano della droga, non ricordo con esattezza), costata centinaia di migliaia di franchi al contribuente elvetico, lo smantellamento della sua banca e anni di sofferenza fino alla completa riabilitazione da parte del Tribunale penale di Bellinzona al banchiere Oskar Hollenweger e il ridicolo allo stesso Beyeler, inquisitore (ho verificato nel mio diletto Devoto e Oli: membro o rappresentante di speciali magistrature che avevano il compito di fare inchieste su persone sospette o colpevoli) di fantomatici risciacquatori di moneta di dubbia provenienza. Con conclusioni basate solo sulle informazioni del doppio infiltrato, che si faceva gioco dei poveri svizzerotti ma informava lealmente il cartello della droga. Più cretini di così non si può. Lo dico, a scanso di equivoci, dei procuratori generali, non dei parlamentari che li nominano.

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La mia rivista preferita (chi mi legge anche solo saltuariamente sa benissimo quale sia) del 24 settembre ha dato spazio a un cittadino svizzero emigrato a Santo Domingo parecchi anni fa, Max Steffen, per me un Carneade che si è espresso con il buon senso che manca o almeno scarseggia a parecchi dei nostri politici di superiore livello, un superiore che sta a significare che sono attivi sotto la cupola di Berna. Lo traduco, in parte letteralmente, in parte liberamente, cercando di rispettarne lo spirito.

“Essendo domiciliati all’estero e osservando da lontano, non si riesce più a capire la politica ondivaga del nostro CF e delle due Camere. Gli Stati democratici basati sulla sicurezza del diritto si sono, con una montagna di leggi, prescrizioni e decreti, avventurati su un terreno che li sta rendendo incapaci di agire. I singoli Stati non sono più indipendenti. L’immigrazione incontrollata è una tragica conseguenza di questa perdita di autonomia. Il solo Stato che cerca disperatamente di salvaguardare la propria indipendenza, l’Ungheria, viene denigrato e demonizzato dai “politicamente corretti” che in realtà sono solo “politicamente insipienti”. Per far fronte alla fiumana immigratoria che minaccia di travolgere tutta l’Europa occorrevano misure drastiche e dolorose, duramente avversate dai buonisti (Papa compreso, questa è una mia aggiunta) che non si preoccupano delle conseguenze del loro operare, basato su emozioni e reazioni viscerali, legittime e financo nobili, ma afflitte da un “Wunschdenken” (pensare il  mondo come si vorrebbe che fosse, senza alcun riguardo alla realtà) pericolosissimo per noi e per gli stessi buonisti.

In situazioni di emergenza, come è quella dell’immigrazione (e islamizzazione, non dimentichiamolo) fuori controllo che minaccia di travolgerci, l’UE e purtroppo anche la Svizzera, con una Sommaruga che, incurante di una chiara volontà popolare, fa quel che vuole un partito socialista del 20%,  non sono più in grado di reagire tempestivamente.

Quello che stoltamente si rimprovera all’Ungheria, l’UE avrebbe dovuto farlo prima di escogitare quella ridicola e funesta fantasia che si chiama trattato di Schengen, per non parlare di una Dublino che va ricordata solo come “Genti di Dublino” di James Joyce.

La Svizzera si trova adesso di fronte a un bivio: una strada conduce dove deve andare, secondo scelte secolari: indipendenza, sovranità e neutralità. L’altra nel regno indefinito, fumoso e buio dei “Weltverbesserer”.

Il popolo avrà occasione il prossimo 18 ottobre di decidere quel che i politici non sanno decidere. Se la scelta sarà cattiva la accetteremo senza difficoltà, in nome della sacrosanta democrazia, consolandoci col dire che chi è causa del suo mal pianga se stesso.

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Oggi, 7 ottobre, una notizia dolorosa, direi quasi straziante. La SRG-SSR (secondo il nostro Teletext la RSI non esiste) si vede costretta a drastiche misure di risparmio, probabilmente per poter far fronte al suo generoso e lodevole impegno, volto a mantenere e addirittura far crescere la coesione nazionale. Abolirà 102 impieghi nella SRG, 74 nella SSR e 49 a Comano, più 20 presso la direzione generale. Segno di grande avvedutezza e volontà di impiegare con parsimonia i 1’200 o 1’300 milioni messi a disposizione dal pantalone sempre più restìo a farsi spennare? No, semplice conferma di quel che abbiamo sempre pensato e scritto delle nostre tre TV di parastato, che sono diventate una greppia di giornalisti (sinistrorsi, ça va sans dire) che dalla gavetta volevano o vorrebbero passare al mondo della cuccagna (stipendio di un 30% in più e prestazione lavorativa di un 70% in meno).

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