Vietare le preghiere islamiche in strada: il Ticino farà da apripista a livello europeo?

Ott 19 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 75 Views • Commenti disabilitati su Vietare le preghiere islamiche in strada: il Ticino farà da apripista a livello europeo?

Il 10 novembre 2017 , in Francia, un centinaio di sindaci, parlamentari, consiglieri comunali e regionali sono scesi in strada a Clichy, vicino a Parigi, per impedire a un gruppo di 200 fedeli musulmani di pregare in strada. “Stop alle preghiere per strada illegali” si leggeva su uno striscione esibito dai manifestanti.   “Lo spazio pubblico non può essere occupato in maniera irregolare”, aveva dichiarato alla stampa Valérie Pécresse, presidente del consiglio regionale dell’Ile-de-France, presente al raduno organizzato dal sindaco di Clichy, Rémi Muzeau.

Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste)

Una petizione del Guastafeste all’esame della Commissione petizioni e ricorsi del Gran Consiglio

Lo scorso 11 settembre, il sottoscritto ha inoltrato al Gran Consiglio una petizione con la quale si chiede di introdurre nella legge sull’ordine pubblico il divieto di recitare negli spazi pubblici (ad eccezione dei luoghi di culto) le preghiere che – come ad esempio quelle islamiche – contengono messaggi di odio e di discriminazione verso i fedeli di altre religioni, e che in tal modo violano le norme del Codice penale (art. 261). Lunedì 22 ottobre, la Commissione petizioni e ricorsi del Gran Consiglio darà avvio all’esame della petizione, ascoltando il suo autore.

In un libro intitolato “La Fatiha e la cultura dell’odio”, il grande esperto di diritto musulmano e arabo dr. Sami Aldeeb (svizzero di origini palestinesi), ha dimostrato in modo scientifico – riportando le interpretazioni fatte da quasi un centinaio di esegeti musulmani a partire dall’ottavo secolo e fino ai giorni nostri – che la preghiera che i musulmani praticanti sono tenuti a recitare cinque volte al giorno contiene un versetto del Corano che istiga all’odio verso i cristiani e gli ebrei. Tale versetto deve essere ripetuto 17 volte al giorno e oltre 6’000 all’anno, e il dr. Aldeeb si chiede giustamente come i musulmani possano coesistere in pace e in armonia con gli ebrei e i cristiani dopo un simile lavaggio del cervello.

A meno che qualcuno sia in grado di smentire le conclusioni dello studio effettuato dal dr. Aldeeb, è dunque evidente che non si può tollerare che simili preghiere possano essere recitate nel nostro Paese in pubblico e sempre più spesso sotto il naso di tutti: nei giardini pubblici, nei posteggi di grossi centri commerciali, negli aeroporti, nelle stazioni, nelle piazze, nelle vie dei centri cittadini, eccetera.

Ma c’è un altro motivo che giustifica un divieto. Le  preghiere dei musulmani in pubblico, molto diffuse in altri paesi europei in cui la colonizzazione islamica è più avanzata (come la Francia , l’Inghilterra, il Belgio, la Svezia, l’Olanda, la Germania, ma anche l’Italia e altri paesi), fanno parte di una ben precisa strategia messa in atto dagli islamisti per colonizzare e conquistare l’Europa: una strategia che consiste nell’ “islamizzare l’ambiente” (per esempio, anche facendo circolare un crescente numero di donne velate e diffondendo il velo islamico nelle scuole) in modo da abituare grandi e piccini a vivere in un ambiente sempre più musulmano, dove i bambini, crescendo, possano diventare più facilmente musulmani credendosi nativi di questi valori. Una strategia semplice ma efficace, che è stata spiegata in un’intervista rilasciata al Corriere del Ticino (cfr. edizione del 5 giugno 2018) dallo scrittore algerino musulmano Boualem Sansal (autore di un recente libro sul totalitarismo islamista) e intitolata a tutta pagina “C’è un piano degli islamisti per conquistare l’Europa”.

Quindi è ora di aprire gli occhi e di cominciare a prendere provvedimenti contro la subdola tattica del salame adottata dagli islamisti per islamizzare in modo strisciante il nostro Paese. Nel suo recente libro dedicato alla crescita dell’islamismo in Svizzera, la musulmana zurighese di origini tunisine Saida Keller-Messahli, fondatrice e presidente del “Forum per un Islam, progressista”, ha sottolineato la necessità di praticare una politica di tolleranza zero verso gli islamisti, puntando il dito contro i politici, da lei accusati non solo di aver sottovalutato lo sviluppo dell’islamismo, ma anche di averlo deliberatamente ignorato.

Di fronte a questi allarmi e a questi appelli provenienti anche dagli ambienti dei musulmani moderati, c’è da augurarsi che il Gran Consiglio accoglierà la petizione prima che il fenomeno delle preghiere in strada si diffonda come già avvenuto nei Paesi a noi vicini. Introducendo un simile divieto, il Ticino farebbe da apripista non solo a livello svizzero, ma anche europeo, e ciò senza ledere la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, la quale, all’articolo 9 capoverso 2, ammette la possibilità di stabilire per legge delle restrizioni alla libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo se queste restrizioni “costituiscono misure necessarie in una società democratica, per la protezione dell’ordine pubblico, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui”.

 

 

 

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