Vengo anch’io, no tu no

Lug 12 • L'opinione, Prima Pagina • 192 Views • Commenti disabilitati su Vengo anch’io, no tu no

Black Rot

Questo titolo di una canzone di Enzo Jannacci simbolizza il disprezzo per l’UDC in occasione di importanti processi politici 

I negoziati fra la Svizzera e l’UE sull’accordo-quadro sono al momento arenati. Dopo un ampio quanto inconcludente giro di consultazioni, il Consiglio federale vuole ora tentare di portare a buon fine la soluzione da lui auspicata (approvazione del trattato con qualche piccolo taglio) mediante concessioni ai cosiddetti «partner sociali». Inoltre, il Consiglio federale conta sulla «società civile» filoeuropea. L’UDC e le sue opinioni vengono lasciate anche questa volta fuori dai giochi. Che cosa bisogna pensare?

Chi sono i cosiddetti «partner sociali»?

Ebbene, sul mercato del lavoro, questi sono le organizzazioni rappresentanti gli imprenditori e i lavoratori. Da parte dei lavoratori sono, secondo il parere del Consiglio federale, i sindacati e il PS che sta dietro di loro; per gli imprenditori, le grandi organizzazioni economiche, sostenute dal PLR. Se ambedue, in una «sacrilega alleanza», si accordano per una soluzione, il gioco è fatto.

È tuttavia lecito chiedersi chi in Svizzera siano davvero i «partner sociali», rispettivamente chi queste organizzazioni rappresentino.

  • Ai sindacati appartiene oggi appena poco più del 20% delle forze lavorative, e il PS ha un elettorato di uno scarso 19%. Dunque, gli esponenti della sinistra sindacale, che nel migliore dei casi rappresentano 1/5 della popolazione, decidono in modo determinante la posizione del fronte dei lavoratori. Qualora ci si accordasse su un qualsivoglia strano compromesso, i sindacati approverebbero immediatamente, e il PS sarebbe d’accordo, dato che è comunque a favore della totale adesione all’UE.
  • Sul fronte imprenditoriale, ci sono le organizzazioni economiche, politicamente potenti e sostenute dal PLR. Esse difendono soprattutto gli interessi delle grandi aziende e dell’industria d’esportazione (il capitale di queste imprese è perlopiù in mano straniera, e spesso sono dirette da CEO stranieri; ciò significa che loro non interessano gli interessi nazionali, bensì solo gli utili dell’investimento e i bonus per i loro quadri dirigenziali). Lo stato del mercato indigeno del lavoro non ha alcuna importanza per queste grandi aziende, si produce comunque già per la gran parte all’estero e, se necessario, si chiudono da un giorno all’altro le fabbriche per spostare la produzione al meno costoso estero.

Ma aspettate! C’è anche la cosiddetta «società civile»

Nel processo decisionale del Consiglio federale s’inserisce oggi in modo determinante anche l’opinione della cosiddetta «società civile». Che cosa sarebbe quest’ultima, è cosa estremamente dubbia. Nell’accezione comune, è un circolo di influencer informatici estremamente dotati, «progressisti», filo-UE e anti-UDC. La sua falange più aggressiva è rappresentata dalla cosiddetta «Operazione Libero», un «movimento indipendente di cittadini ed elettori», con esponenti di diversi partiti di centrosinistra chiaramente a rimorchio dei Verdi liberali (quota elettorale 4,6%; capofila: co-presidente Nicola Forster, PVL/ZH). Riunisce una combriccola di esponenti della sinistra, del centrosinistra e dei Verdi, uniti esclusivamente dall’etichetta “progressista” e dal loro cieco odio nei confronti dell’UDC.

E la considerazione dell’opinione dell’UDC?

Dove rimane nell’attuale discussione la considerazione del parere del popolo, rappresentata al meglio dall’UDC, il partito con il più alto consenso elettorale (quasi al 30%) e con dei risultati di voto regolarmente attorno al 50%? Non si parla con lei durante la fase negoziale (dell’accordo-quadro, della libera circolazione delle persone, eccetera), come si fa con il PS. UDC? No, tu no!  Nonostante potrebbe rappresentare da sola quasi la maggioranza del popolo svizzero, non può proprio essere presa sul serio come «partner sociale» e non fa parte della «società civile». La sua opinione non vale, le si lascia sperare sull’esito delle votazioni da lei lanciate, per poi scandalosamente ignorare il suo successo nel suffragio popolare, come è stato il caso con l’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Infine, si accusa l’UDC, quale maggiore partito di governo, di limitarsi a un ruolo d’opposizione e di non volersi assumere alcuna responsabilità.

I conti non tornano

A me sembra che questa situazione (una sorta di continua resa dei conti nei confronti dell’UDC), non possa durare a lungo senza che si arrechi un grave danno al nostro paese. Non si può, in merito agli importanti affari politici in corso, raccogliere solo le opinioni di «partner sociali» scelti e della «società civile», ignorando semplicemente il parere del partito con il maggiore elettorato, per in seguito aspettare se riesce a far votare il popolo dei correttivi successivi che poi, oltretutto, non vengono nemmeno attuati. Perché in questo modo, i già lunghi iter decisionali di un paese a regime di democrazia diretta come la Svizzera, diventeranno ancora più lunghi, e rischieremo così che delle decisioni importanti arrivino «una catastrofe troppo tardi».

Comments are closed.

«