“Valigie piene di soldi per Sakozy”. I veri motivi dietro la guerra in Libia

Dic 1 • L'opinione, Prima Pagina • 51 Visite • Commenti disabilitati su “Valigie piene di soldi per Sakozy”. I veri motivi dietro la guerra in Libia

Dr. Francesco Mendolia

La sporca guerra in Libia. Quella portata avanti da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Quella che ha distrutto una nazione e che ha portato alla diffusione delle bandiere nere dello Stato islamico.

Quella guerra voluta fortemente dal presidente francese Nicolas Sarkozy, preso da una smania di potere senza precedenti. Muammar Gheddafi si stava rivelando un alleato affidabile, soprattutto per quanto riguarda la lotta all’immigrazione clandestina e il terrorismo internazionale.

Nessuno riusciva a comprendere perché il presidente francese si volesse lanciare in una follia simile. Si è ipotizzato a lungo sulla guerra voluta dalla Francia. C’è il petrolio, dietro. Ci sono prestiti fatti dal Raìs a Sarkozy per sostenere la sua campagna elettorale, diceva qualcun altro. Ora un libro, firmato dai giornalisti Fabrice Arfi e Karl Laske, inchioderebbe definitivamente il presidente francese.

Repubblica, che ha potuto visionare il libro in anteprima, parla di “borse piene di banconote che viaggiano tra Tripoli e Parigi, bonifici sospetti, lettere con promesse di milioni per favorire l’elezione dell’allora leader della destra francese. Per capire una storia “che ha dell’inverosimile ma purtroppo è reale”, come dicono Arfi e Laske, bisogna tornare al 2011, nel mezzo delle primavere arabe.

Dopo la caduta dei regimi in Tunisia ed Egitto, il vento della rivolta soffia sulla Libia. Ed è Sarkozy a lanciare l’idea di un intervento militare per aiutare gli insorti.

Poco dopo la vittoria, Sarkozy chiama Gheddafi e lo ringrazia per le sue preghiere: “La conversazione fa capire che esiste un’estrema intimità tra i due”, racconta Fabrice Arfi a Repubblica. Una settimana prima del conflitto, l’agenzia di Stato libica annuncia l’imminente pubblicazione di un “‘grave segreto” capace di provocare la caduta del leader francese e un processo a proposito del finanziamento della sua campagna elettorale.

Scrivono i due giornalisti francesi: “Sarkozy aveva visto quello che era successo a Tunisi e al Cairo, dove gli insorti saccheggiavano gli archivi del regime. Forse in quegli archivi aveva qualcosa da nascondere. Forse non voleva che Gheddafi si salvasse, non doveva parlare”.

Ma c’è di più: una lettera manoscritta di un dirigente libico, in cui si parla di “50 milioni di euro” da versare per la campagna elettorale di Sarkozy. Come scrive Repubblica, “l’ex capo dei servizi segreti libici, Bagdadi al Mahmoudi, cita il pagamento di 5 milioni. Il faccendiere Ziad Takieddine ha raccontato ai magistrati di aver portato personalmente valigie piene di cash al direttore della campagna, Claude Guéant. Esiste un diario dell’ex ministro libico, Choukri Ghanem, che cita 6,5 milioni di euro versati al candidato della destra francese”.

Ma dietro a questi documenti si celerebbero anche delle morti misteriose, come quella di Ghanem, ritrovato morto nel Danubio. Altri testimoni sono invece scomparsi. Per sempre.

(Gli occhi della guerra 04 nov.2017 Matteo Carnieletto)

 

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Isis, in Calabria sequestrati 24 milioni di compresse di “droga del combattente”: “Traffico gestito da Daesh per finanziarsi”

Si chiama tramadolo, è un oppiaceo sintetico e si assume in pasticche. La chiamano “droga del combattente” e ogni compressa viene venduta di solito a 2 euro. La Guardia di Finanza e l’ufficio antifrode della dogana del porto di Gioia Tauro ne hanno sequestrate oltre 24 milioni di compresse: provenivano dall’India ed erano dirette in Libia. E, secondo informazioni condivise con fonti investigative estere, il traffico sarebbe gestito direttamente dall’Isis per finanziare le proprie attività terroristiche. La vendita in Nord Africa e Medio Oriente, infatti, avrebbe fruttato almeno 50 milioni di dollari.

(Il fatto quotidiano 03/11/2017 di F.Q.)

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