USS = Unione sindacale straniera

Nov 15 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 1047 Views • Commenti disabilitati su USS = Unione sindacale straniera

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Con le sue prese di posizione antisvizzere, l’Unione sindacale in questione ha perso il diritto all’aggettivo che ne qualifica la nazionalità. Non paghi del fatto che – in un periodo di crisi del mercato del lavoro – delle federazioni loro affiliate propagandino la ricerca di manodopera estera su portali dei sindacati italiani, non contenti di schierarsi contro qualsiasi tentativo politico intrapreso a tutela dei lavoratori indigeni, adesso criticano aspramente la peraltro più che saggia decisione del Gran Consiglio di imporre fiscalmente i salari dei frontalieri sulla base del 100% del moltiplicatore cantonale, e minacciano addirittura il ricorso al Tribunale federale. Non posso che insorgere veementemente contro tale atteggiamento, a prescindere dal fatto che tale decisione è stata presa su proposta del mio partito. La situazione del mercato del lavoro in Svizzera, ma in Ticino in particolare, s’è degradata a tal punto dopo l’introduzione della libera circolazione con l’UE, che qualsiasi misura volta a ridurre il numero di frontalieri e quindi l’effetto sostituzione che ormai esercitano sistematicamente nei confronti della manodopera indigena, dovrebbe essere accolto a braccia aperte specialmente da quelle organizzazioni sindacali che portano avanti le loro rivendicazioni tramite l’intervento dei loro rappresentanti in Gran Consiglio. I sindacalisti – attivi o in pensione che siano – Saverio Lurati, Matteo Pronzini, Lorenzo Jelmini e Gianni Guidicelli, dovrebbero ricordarsi che ad eleggerli nel Parlamento cantonale non sono i frontalieri, bensì i lavoratori locali che lo fanno nell’illusione di essere rappresentati al meglio. Un’illusione che, andando avanti così, non mancherà di affievolirsi fino a scomparire. Perché difendere genericamente la categoria – indipendentemente dalla provenienza – è pura ed encomiabile teoria, destinata però a essere sconfessata quando in gioco c’è il proprio posto di lavoro e il mantenimento della propria famiglia. A quel punto viene sostituita senza troppe remore dal motto “mors tua, vita mea”.

La proposta UDC, fatta sua dal Gran Consiglio, non crea una disparità di trattamento nei confronti dei frontalieri, bensì semmai pone fine alla disparità di trattamento fra quest’ultimi e i lavoratori indigeni. Non si vede infatti perché i lavoratori frontalieri debbano godere di un moltiplicatore del 78%, mentre che ci sono contribuenti domiciliati che pagano il 100% semplicemente perché residenti nel comune “sbagliato”.

Il comunicato dell’”Unione sindacale degli stranieri” dice testualmente:  “purtroppo (la decisione) riflette il clima di profonda ostilità nei confronti dei frontalieri da mesi fomentato dalle destre populiste e xenofobe”. Intanto contesto l’affermazione che nei Ticinesi ci sia della “profonda ostilità” nei confronti dei frontalieri. Fintanto che questi erano limitati più o meno ai settori nei quali non avevamo manodopera nostrana nessuno aveva alcunché da ridire, e i ca. 35’000 frontalieri di quei tempi continuano ad essere benvenuti. Il clima di ostilità – che peraltro non è nemmeno indirizzato ai frontalieri, quanto piuttosto alle aziende che li impiegano lasciando a casa i lavoratori indigeni – s’è creato con l’introduzione della libera circolazione delle persone che ha stravolto il mercato del lavoro offrendo manodopera a prezzi da saldi in quel terziario nel quale non mancano certamente persone qualificate residenti. La dimostrazione sta nel fatto che oggi i frontalieri sono ca. 62’000, con tendenza all’aumento.

E l’UDC non mancherà di continuare in questa strenua lotta a favore della manodopera indigena. Un primo, ma essenziale, passo è stato fatto con l’iniziativa “Prima i nostri” che vuole ancorare nella Costituzione cantonale i princìpi dell’iniziativa popolare federale contro l’immigrazione di massa votata da popolo e cantoni lo scorso 9 febbraio, e che governo e parlamento federali fanno di tutto per insabbiare. Dobbiamo rivendicare quel federalismo che ci è stato tolto da una Berna federale vieppiù accentratrice di compiti e poteri da mettere al servizio di organismi internazionali. Siamo o non siamo la “Repubblica e Cantone del Ticino”?

Dicendo “La decisione del parlamento risulta inoltre iniqua in quanto tratta in modo diverso i frontalieri rispetto ad un’altra categoria di stranieri presenti nel nostro paese, i cosiddetti globalisti ai quali vengono generosamente e ingiustamente concessi i forfait fiscali”, l’USS proclama – se ancora ce ne fosse bisogno – la sua politica dell’invidia nei confronti dei più abbienti, sorvolando sul fatto che quest’ultimi sono anche quelli che pagano la maggior parte delle imposte necessarie alla socialità. Tutto quanto i globalisti pagano in regime agevolato – in aggiunta, ricordiamolo, a quanto già pagano nei loro paesi d’origine – è tutto denaro in più (e si parla di miliardi) che va a diminuire il gettito fiscale fornito dai lavoratori più tartassati, ossia quelli del ceto medio. Con la differenza che, mentre quest’ultimi sono più o meno legati al territorio, i globalisti, essendo tenuti a non lavorare, per il loro domicilio hanno una scelta immensa di alternative in paesi nei quali la becera cecità della sinistra non ha ancora avuto il sopravvento.

” Il Comitato cantonale e le Federazioni sindacali valuteranno quindi come opporsi a questa decisione considerando anche l’ipotesi di un ricorso al Tribunale federale” continua il comunicato. Bravissimi: non avete mai prodotto un centesimo, siete colpevoli del deficit dello Stato dovuto all’aumento esponenziale delle spese causate dalle vostre iniziative (perlopiù oggi non necessarie), ma volete impedire un’entrata peraltro più che legittima di qualche milione in quelle casse dello Stato cui pretendete di mettere mano a ogni piè sospinto!

E infine: “Infine i delegati presenti biasimano l’attitudine dei parlamentari delle forze progressiste che invece di difendere gli interessi dei lavoratori hanno avvallato una proposta becera …”. Ora, “avvallare” significa in italiano portare a valle – quindi metaforicamente si potrebbe interpretare come “affondare” – cosa che le forze progressiste non hanno fatto con la proposta UDC. I sindacalisti non lo sanno, evidentemente, forse la scuola in mano loro dal ’68 non ha avuto abbastanza attenzione nei confronti dell’italiano per insegnare loro che “avallare” vuole una sola “v”. Ma una riflessione mi sembra opportuna: se con “forze progressiste” s’intendono quelle di sinistra, cosa rimane più a sinistra dei socialisti? Ovvio, il comunismo. Per cui, distanziandosi dalle “forze progressiste” criticandone l’atteggiamento, l’Unione sindacale straniera rivela le sue radici ideologiche di estrema sinistra. Forse dovrei dire “Unione sindacale sovietica”?

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