Uno scellerato masochismo

Nov 5 • L'editoriale • 77 Visite • Commenti disabilitati su Uno scellerato masochismo

Eros N. Mellini

Il masochismo è la ricerca del piacere attraverso il dolore. Ce ne sono di diverse forme e gravità – morale, sociale, religioso, erogeno, eccetera -, ma io vorrei aggiungerne uno a quelli enumerati da Wikipedia o da altri testi più o meno autorevoli: quello che definirei masochismo politico, che ai miei occhi è forse la più assurda e in ogni caso la più stupida forma di questa perversione psichica. È, per intenderci, quella forma che sta vieppiù prendendo piede da un cinquantennio a questa parte, di autoflagellazione per presunte colpe commesse da persone che ci hanno preceduto, agendo in contesti che non abbiamo vissuto, e che non porta, a svariati decenni di distanza, assolutamente a nulla di positivo, né tantomeno di riparatorio alle vittime, spesso nel frattempo defunte e quindi al di là della portata di qualsiasi gesto di contrizione a volte sincera, ma spesso in forte puzzo d’ipocrisia. Un solo esempio fra i tanti: la costituzione della Commissione Berger e il suo relativo rapporto.

Una malattia contagiosa

All’inizio colpisce qualche singolo, poi si espande contagiandone altri che vanno a formare gruppi i quali, a loro volta, fanno opera di proselitismo penetrando così nelle forze politiche che guidano il paese e condizionandone l’azione con sensi di colpa del tutto inappropriati.

Inappropriati perché …

… In primo luogo perché il cittadino o il politico di oggi non può essere ritenuto responsabile di quanto hanno fatto i cittadini e i politici di ieri. E, a giudicare dalla caratura politica, dubito che quelli di oggi saprebbero far meglio.

In secondo luogo, che quanto hanno fatto i cittadini e i politici di ieri fosse sbagliato, lo dicono solo alcuni di noi e, soprattutto, ignorando completamente il contesto storico in cui hanno agito così. Tanto per fare un esempio: se i nostri compatrioti al tempo della seconda guerra mondiale avessero seguito esclusivamente ciò che oggi – con i piedi al caldo e le guerre lontane da noi (speriamo, ancora a lungo) – i buonisti benpensanti considerano “politicamente corretto”, il buon baffetto non avrebbe esitato a invaderci scegliendo a pretesto uno dei diversi atteggiamenti da Winkelried auspicati da questi neo-masochisti. E come Winkelried, a guerra finita – e se questa fosse andata come è andata, non dimentichiamo che a quel tempo era tutt’altro che scontato – saremmo stati tutti onorati come eroi sì … ma, particolare non del tutto insignificante, morti.

Un atteggiamento che i nostri avi non avevano

E proprio per quello, verosimilmente, hanno fatto della Svizzera il piccolo grande paese che era fino a qualche decennio fa. Una ragionevole dose di Machiavelli e del suo fine che giustifica i mezzi – ragionevole dose, dico, perché nonostante questo, il nostro paese non ha mai mancato di assicurare solidarietà e buoni servizi – aveva permesso nei secoli alla Svizzera di affermarsi ed essere invidiata in tutto il mondo. Ma è bastato qualche decennio di maggiore benessere per creare una generazione di smidollati comodamente adagiati in un sistema sociale che dà loro sempre di più chiedendo loro sempre di meno, pretende di stigmatizzare l’origine di questo loro benessere, pretendendo che la Svizzera debba vergognarsi e avere dei sensi di colpa perché sta meglio degli altri. E intendiamoci, questa politica sta già dando i suoi velenosi frutti perché, se è vero che, tutto sommato, stiamo ancora (troppo) bene rispetto agli altri paesi, se il confronto lo facciamo con la Svizzera stessa ma di 30 anni fa, il degrado è fin troppo evidente.

Condividere il nostro benessere? Oltre a un limite ragionevole non è più solidarietà, è semplice stupidità 

Questi sensi di colpa fanno danno la stura a tutta una serie di politiche scellerate che, con il tempo, hanno portato paradossalmente le autorità e i partiti a privilegiare il benessere degli altri rispetto a quello dei propri cittadini. Poverini, i paesi del terzo mondo, dobbiamo aiutarli – e attenzione, non basta il necessario per sviluppare gradualmente un regime di vita accettabile – no, devono avere tutto quello che abbiamo noi. Dimenticando un piccolo particolare: la Svizzera non è che abbia raggiunto l’attuale livello di benessere da un giorno all’altro, è stato frutto del duro lavoro e l’impegno personale della popolazione durante secoli di storia. Nessuno l’ha aiutata con cospicui versamenti di denaro quale aiuto allo sviluppo. E, a differenza di diversi altri Stati, non ha neppure alle spalle un passato coloniale di “ignobile” sfruttamento quindi, ancora meno giustificati sono eventuali sensi di colpa.

Per questo, quando vedo lesinare i finanziamenti per la sicurezza nazionale o formulare delle proposte indecenti per risanare l’AVS, mentre nel contempo si scialacquano miliardi in aiuti allo sviluppo (degli altri) o in versamenti di coesione degli Stati dell’UE (ma chi se ne frega della loro coesione?), trovo che la nostra solidarietà, ma anche solo il più comune buonsenso, si siano trasformati in una totale stupidità.

C’è ancora la possibilità di cambiare rotta? La vedo grigia, anzi, nera.

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