Un’iniziativa che crea caos e incertezza

Nov 5 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 762 Views • Commenti disabilitati su Un’iniziativa che crea caos e incertezza

Avv. Roberta Soldati Membro del Comitato nazionale UDC

Avv. Roberta Soldati
Membro del Comitato nazionale UDC

Il prossimo 27 novembre 2016 saremo chiamati a votare sull’iniziativa promossa dai Verdi sull’abbandono del nucleare.

Già il titolo è fuorviante, poiché il popolo svizzero non sarà chiamato a esprimersi se sia a favore o  contrario all’energia nucleare, bensì unicamente sulla chiusura immediata delle centrali nucleari.

L’iniziativa chiede la chiusura delle centrali di Beznau I e II e di Mühleberg nel 2017, quella di Gösgen nel 2024 e quella di Leibstadt nel 2029.

Oggi il 40% della nostra energia è prodotta dalle centrali nucleari e, se l’iniziativa venisse accolta, già il 15% del nostro approvvigionamento elettrico per l’inverno 2017-2018 sarebbe deficitario.

La chiusura immediata delle centrali nucleari non condurrà certo a una diminuzione dei consumi, anzi nei prossimi anni, ritenuto l’aumento crescente della popolazione e della tecnologia, il fabbisogno energetico sarà in costante aumento.

È impensabile che già a partire dal 2017 e nei prossimi 13 anni, si possa riuscire a pianificare e ad attuare soluzioni per sopperire al 40% di energia elettrica deficitario.

Oggi la Svizzera conta 37 centrali eoliche, ma ce ne vorrebbero circa 700 per sostituire l’energia prodotta solo dalla centrale nucleare di Mühleberg. Numerosi progetti in corso, a oggi sono bloccati a causa di numerose opposizioni e il nostro Paese ha già enormemente sfruttato il suo potenziale idroelettrico. Il progetto del Grimsel è bloccato da molti anni e le organizzazioni di protezione del paesaggio e della natura lottano contro questo progetto.

Unica alternativa a corto-medio termine che resta alla Svizzera, è quella di compensare questo deficit mediante l’importazione di energia dalla Francia a dalla Germania.

La Francia produce due terzi della propria energia grazie alle centrali nucleari e la Germania  il 70% per mezzo del carbone.

Ci troveremmo così in una situazione paradossale dove da una parte, la Svizzera per “nobili motivi” avrebbe provveduto a chiudere e smantellare le proprie centrali nucleari, ma dall’altra si troverebbe a importare energia prodotta da centrali nucleari estere. Possibile che questo sia sufficiente a “sollevare la coscienza” degli iniziativisti? E che dire dell’energia prodotta dal carbone; sul piano climatico, non è forse (proprio a detta di Greenpeace) una delle peggiori fonti di energia?

Le motivazioni dell’iniziativa sembrano intrise di molta ipocrisia.  

Senza contare che la Svizzera si troverebbe in una delicata e pericolosa situazione di dipendenza energetica dall’estero. L’energia è un settore strategico, possibile che la Svizzera debba perdere la propria indipendenza anche in questo campo?

Le centrali nucleari svizzere sono sottoposte a regolari e rigidi controlli da parte dell’Ufficio federale della sicurezza nucleare. Esse sono state fortemente modernizzate grazie a massicci investimenti fatti per restare al passo con la tecnologia e la sicurezza.

L’analisi dell’incidente avvenuto a Fukushima ha dimostrato che, da decenni, le centrali svizzere dispongono di sistemi di sicurezza che in Giappone facevano difetto. Le centrali nucleari svizzere sono state costruite sin dall’inizio con protezioni antisismiche e atte a fronteggiare calamità estreme; esse dispongono tutte di sistemi di urgenza blindati (che facevano difetto a Fukushima) e di sistemi che ridurrebbero massicciamente le fuoriuscite di radioattività in caso di incidenti.

Di fondamentale importanza non sono gli anni di vita delle centrali nucleari, bensì il loro stato.

Chiudere una centrale, non è come spegnere un bottone. La procedura deve essere oggetto di autorizzazione, essa deve essere panificata, richiede tempo e investimenti massicci. Gli iniziativisti non si rendono conto che, se venissero rescissi con effetto immediato i contratti con i gestori delle centrali nucleari, le cittadine e i cittadini svizzeri si troverebbero a pagare parecchi miliardi di danni in cause giudiziarie di risarcimento. Questo denaro potrebbe essere risparmiato e utilizzato per una pianificazione strategica e sensata del futuro energetico della Svizzera.

L’iniziativa promossa dai Verdi, sull’onda emozionale di quanto successo a Fukushima, non farà altro che portare il nostro Paese nel caos e causerà incertezza sull’approvvigionamento energetico a corto e medio termine, senza portare peraltro soluzioni alternative, concrete e attuabili.

Il prossimo 27 novembre 2016 sarà dunque importante votare un massiccio NO all’iniziativa denominata, in modo fuorviante e sibillino, “abbandono del nucleare”.

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