Una vittoria di Pirro unica nel suo genere

Mar 8 • L'opinione, Prima Pagina • 363 Visite • Commenti disabilitati su Una vittoria di Pirro unica nel suo genere

Rolando Burkhard

Rolando Burkhard

L’iniziativa per l’attuazione è stata respinta: la tutela dei criminali rischia così di rimanere più importante di quella delle vittime. È veramente questo ciò che la Svizzera voleva? Ha dunque vinto una maggioranza della cosiddetta “società civile” tanto strombazzata dagli avversari dell’iniziativa? Una vittoria su chi, poi? Sull’oltre 41% del popolo svizzero, evidentemente considerato incivile, che null’altro vuole se non che gli stranieri autori di reati gravi e cronici siano espulsi senza se e senza ma? Questa vittoria di Pirro non rappresenta tuttavia assolutamente una sconfitta di tutti coloro che hanno votato SÌ. Perché, finalmente, il popolo è stato reso cosciente della scandalosa mentalità notoriamente a favore della protezione dei criminali adottata dai nostri tribunali, e in futuro vigilerà attentamente. Rimane tuttavia un sapore amaro: le numerose vittime dell’imperversante criminalità straniera sono state derise dalla propaganda contraria all’iniziativa, che le ha quasi trattate da delinquenti.

 

Ebbene, il popolo ha deciso. L’iniziativa per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri criminali è stata respinta a livello nazionale con il 58,9% dei voti (è stata però accettata laddove la criminalità straniera fa particolarmente male: in Ticino con il 59,4%). Con ciò, la chiara decisione popolare del 2010 è stata rivista. I motivi sono chiari: i cittadini si sono purtroppo lasciati convincere a recedere dalla loro decisione del 2010 da una campagna su vasta scala, intimidatoria e denigratoria come non mai. Ciò è democratico e da accettare. Mi permetto tuttavia alcune riflessioni.

 

I motivi sono chiari: la propaganda intimidatoria e menzognera senza precedenti dei contrari è andata a segno

 

A causa dell’allarmismo politico senza precedenti: si è detto che la separazione dei poteri, il principio di proporzionalità, addirittura lo Stato di diritto sarebbero stati affossati, che la Svizzera sarebbe crollata. È vero invece il contrario: a essere affossato sarà ora il ruolo di popolo e cantoni quali legislatori costituenti. A decidere continuerà a essere esclusivamente una manciata di Ayatollah losannesi succubi dell’UE a loro assoluto piacimento.

 

A causa delle assurde favole sui “reati bagattella”: a volte il furto di una mela, altre volte di una bottiglia di birra, sono stati evocati quali reati sufficienti a causare l’espulsione automatica. Una sporca bugia. Oltre a ciò, dei delitti gravi  per la sicurezza della Svizzera sono stati liquidati come “reati bagattella”. Per la gioia delle vittime!  

 

A causa della mancata attuazione e della minaccia di non-applicabilità della norma costituzionale: delle difficoltà sono nate dal fatto che il Parlamento e la Magistratura hanno fin dall’inizio boicottato la cosa, rispettivamente minacciato di continuare comunque a non applicare la norma costituzionale. Il rifiuto di agire (anticostituzionale) messo in atto dal Parlamento (che, contro la volontà del popolo, ha inserito nella legge la clausola di protezione dei criminali) e la scandalosa minaccia di rifiuto del servizio della nostra Giustizia (faremo – volontà del popolo o no – comunque ciò che vogliamo!”) sono stati utilizzati quali mezzi di pressione. Perché allora andare ancora a votare?   

 

A causa di mezzi propagandistici scandalosi: il fatto che gli oppositori si siano abbassati a combattere propagandisticamente l’iniziativa con una croce svizzera modificata in croce uncinata, la dice lunga. Per raggiungere il suo “obiettivo”, l’autoproclamatasi “società civile” non ha esitato a tacciare di nazista il 41% dell’elettorato svizzero! 

 

Problemi politici nazionali

 

Il popolo s’è lasciato guidare nella sua decisione da una vergognosa campagna diffamatoria, allarmistica e menzognera. Come era già successo con la propaganda di bugie in occasione del trattato di Schengen (se si votasse oggi su Schengen/Dublino, il risultato sarebbe ben altro!). Il popolo ha semplicemente desistito. Come, per fare un altro esempio, fece con l’introduzione dell’ora legale: questa era stata chiaramente respinta dal popolo, ma fu introdotta lo stesso poco tempo dopo, perché contro di essa non fu più lanciato il referendum.

 

Ciò causerà in futuro dei gravi problemi di politica nazionale. Se le decisioni popolari possono essere manipolate con mezzi così scorretti, addirittura ignorate e rese nulle, il futuro non ci riserva niente di buono. Significa un funerale di terza classe della democrazia diretta. Non oso pensare a cosa si riuscirà a inventare di ancor peggio degli odierni già apocalittici scenari, per annullare la decisione popolare inerente all’immigrazione di massa e per affossare l’iniziativa per l’autodeterminazione (i giudici stranieri non devono poter affossare il diritto svizzero).  

 

Un unico ma importante obiettivo, l’iniziativa per l’attuazione l’ha tuttavia raggiunto

 

Il popolo svizzero è stato finalmente reso cosciente della scandalosa mentalità notoriamente a favore della protezione dei criminali adottata dai nostri tribunali. Come mai finora, l’operato dei giudici sarà messo sotto la lente, per sapere se la clausola per la tutela dei criminali loro accordata  continuerà a essere praticamente utilizzata come regola oppure – come si pretende ora – solo in casi estremamente eccezionali.

 

Alla fin fine, mi dispiace soprattutto per le vittime dei criminali

 

Perché nelle argomentazioni degli oppositori sono state derise. La propaganda contraria su vasta scala messa in atto dalla cosiddetta “società civile” ha pensato unicamente ai delinquenti. Ha praticamente trasformato le vittime in criminali. Le vittime rischiano – a causa della correttezza politica, rispettivamente delle pressioni dall’estero – di continuare a vedere i criminali stranieri trattati con esagerata mitezza. Le vittime saranno oltremodo felici di incontrare il criminale straniero che le ha poco prima derubate, rapinate o anche “solo” picchiate, nel ristorante accanto al palazzo di giustizia, tranquillamente seduto a sorseggiare un caffè. A ridere sprezzantemente sarà però solo lui. 

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