Una polizza d’assicurazione contro i sinistri della Berna federale

Mag 2 • Dal Cantone, Dall'UDC, Iniziative e referendum • 1089 Visite • Commenti disabilitati su Una polizza d’assicurazione contro i sinistri della Berna federale

Eros N. Mellini Segretario cantonale UDC Ticino

Eros N. Mellini
Segretario cantonale UDC Ticino

 

L’UDC ha lanciato il 23 aprile l’iniziativa costituzionale cantonale “Prima i nostri!”

I “sinistri” possono essere intesi come gli accidenti vieppiù provocati dalla Berna federale quando si tratta di politica estera, come pure buona parte dei politici che nella capitale esercitano le loro funzioni colpevolmente obnubilati da un’assurda ideologia di sinistra volta a fare della Svizzera un docile vassallo dell’UE. In ambedue i casi ci vuole una buona polizza d’assicurazione.

Popolo e cantoni – il Ticino ancor più marcatamente – hanno approvato il 9 febbraio scorso l’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa. Obiettivo: gestione autonoma dell’immigrazione e conseguente priorità agli indigeni nell’accesso al mercato del lavoro, mediante contingentamenti e limitazione delle assunzioni di personale estero a quello di cui abbiamo realmente bisogno. In altre parole, un ritorno al regime – magari migliorandolo laddove possibile – in vigore fino al 2002 quando, seppure limitando l’invasione di stranieri, nessun datore di lavoro si vedeva rifiutare la possibilità di assumere dei frontalieri previo aver dimostrato di aver cercato senza esito della manodopera analoga indigena.

In altre parole, ragionevole accesso al mercato del lavoro da parte di stranieri sì, libera e quindi incontrollata circolazione delle persone no.

Torneremo a questo regime a livello federale? È sperabile, se riusciremo a difendere con successo la nostra democrazia diretta, ma due riflessioni si impongono: capo primo, in ogni caso la “Berna sinistra” sta già dimostrando di voler utilizzare fino all’ultima ora il termine di tre anni che l’iniziativa le concede per la sua applicazione, il che significa che le nefaste conseguenze della libera circolazione delle persone dureranno ancora almeno fino all’inizio del 2017, includendo oggi la Croazia e domani qualche altro nuovo membro dell’UE. In secondo luogo, non sappiamo cosa e in che misura, dell’iniziativa sfocerà nella legge d’applicazione del cui studio è incaricato un gruppo di lavoro paradossalmente composto solo da contrari all’iniziativa.

Ci siamo allora informati circa il margine di manovra di cui dispone il Cantone, per applicare sua sponte i princìpi più salienti dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa. L’esito della nostra ricerca è stato quello di un’iniziativa popolare volta a completare con detti princìpi la nostra Costituzione cantonale, regime costituzionale peraltro già in vigore in altri cantoni (per es. Giura). Se poi, nel frattempo, l’articolo costituzionale federale contro l’immigrazione di massa sarà messo in vigore a nostra soddisfazione, tanto meglio. Ma ancorare nella nostra Costituzione cantonale i princìpi a salvaguardia della nostra e locale manodopera non guasterà certamente.

Detto e fatto: mercoledì 23 aprile 2014 abbiamo perciò depositato presso la Cancelleria cantonale la nostra iniziativa, per la riuscita della quale occorrono ora 10’000 firme da raccogliere entro due mesi. La raccolta ha avuto inizio venerdì 25 aprile, e non dubitiamo che fra gli 82`652 cittadini ticinesi che il 9 febbraio hanno votato SÌ all’iniziativa federale UDC contro l’immigrazione di massa ne troveremo ben più dei necessari 10’000 disposti a sostenere la nostra iniziativa.

Oltre a delegare all’autorità cantonale il compito di vigilare affinché sia garantita la reciprocità – se del caso con misure disincentivanti analoghe a quelle che l’Italia applica nei confronti dell’accesso al suo mercato del lavoro da parte della manodopera e delle aziende svizzere – nell’applicazione degli accordi bilaterali, è indubbiamente il principio della preferenza agli Svizzeri, rispettivamente agli indigeni, a fare la parte del leone in questa iniziativa. In altre parole, si esige che – come era in uso con risultati più che soddisfacenti fino al 2002 – qualsiasi datore di lavoro debba dimostrare di aver cercato invano sul mercato svizzero il profilo richiesto, prima di essere autorizzato ad assumere uno straniero, rispettivamente un frontaliere. Ciò permetterà alle aziende locali di disporre sempre del personale di cui abbisognano, ma permetterà altresì di circoscrivere l’immigrazione e il frontalierato solo a quei settori nei quali ci sia un’effettiva necessità, eliminando il nefasto “effetto di sostituzione” che oggi sta vieppiù mettendo in disoccupazione delle forze lavoro ticinesi perfettamente qualificate.

È ovvio che sulla nostra iniziativa spareranno a zero in particolare quelle banche e quegli istituti finanziari cui la libera circolazione delle persone ha permesso nell’ultimo decennio di attingere all’estero a personale a buon mercato, sacrificando senza ritegno dei dipendenti indigeni, peraltro perfettamente qualificati e validi, sull’altare della massimizzazione  dei profitti. Non dimentichiamo che a pagare le assicurazioni sociali, rispettivamente le prestazioni d’assistenza, di questi disoccupati è ancora lo Stato, quindi i contribuenti svizzeri.

In altre parole, oggi paghiamo – e non poco – affinché le aziende possano aumentare i loro profitti mettendo in disoccupazione senza alcun riguardo i nostri lavoratori. Un paradosso cui la nostra iniziativa intende porre termine al più presto. Entro breve tutti i fuochi del Ticino riceveranno un formulario per la firma dell’iniziativa, con affrancatura di risposta prepagata. Siete calorosamente invitati a farne buon uso.

 

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