Una politica energetica insensata e paradossale

Apr 20 • L'editoriale, Prima Pagina • 932 Visite • Commenti disabilitati su Una politica energetica insensata e paradossale

Eros N. Mellini

Il 21 maggio 2017 andremo a votare sulla nuova legge sull’energia, prima tappa della cosiddetta Strategia energetica 2050. Una svolta radicale, una vera e propria trasformazione del sistema energetico svizzero, che peraltro aveva dato – e dà tuttora – ottimi risultati, assicurando un approvvigionamento energetico sicuro, affidabile e a costi sostenibili.

Purtroppo, il disastro di Fukushima (paradossalmente causato proprio da una mancanza di corrente che bloccò il raffreddamento dei reattori nucleari) del 2011, seppure avvenuto in circostanze e condizioni la cui riproduzione in Svizzera è praticamente impossibile, ha dato campo libero ai cacciatori di streghe antinucleari – fra cui apparentemente si annovera anche la maggioranza di Consiglio federale e Parlamento – il cui risultato è stato, capo primo una rinuncia al nucleare precipitosa e sconsiderata, capo secondo, una drastica svolta energetica di cui nessuno sentiva il bisogno e delle cui conseguenze sono per il momento valutabili solo i risvolti negativi.

È interessante innanzitutto sottolineare il paradosso insito in questa “strategia energetica”, per rapporto alla politica immigratoria adottata dallo stesso autore: il Consiglio federale ma non da solo, con la complicità del Parlamento.

Da un lato, accettando senza eccepire un saldo migratorio positivo di circa 80’000 persone l’anno, la Berna federale promuove un irresponsabile sviluppo demografico che, per sua stessa ammissione, fra pochi anni ci porterà a superare i 10 milioni di abitanti. Nello stesso tempo, ci vorrebbe imporre una riduzione dei consumi del 43%, rispetto a quelli del 2000, più o meno equivalenti a quelli del 1966, quando di abitanti la Svizzera ne aveva meno di 6 milioni. Come se l’essere umano, con il passare del tempo, tendesse a fare vieppiù a meno di quell’evoluzione tecnologica che lui stesso crea e perfeziona. Assurdo! È vero che lo sviluppo tecnologico fa sì che determinati settori riescano ad abbinare migliori prestazioni a minori consumi energetici. Basti pensare all’automobile: ancora negli anni 60 un consumo di 20 litri per 100 chilometri non aveva nulla di straordinario, oggi 6-7 litri sono la normalità, 12 litri un’esagerazione. Ma che con un aumento della popolazione pari all’1% annuo, quindi – speriamo di no, ma per oggi è così – al 35% nel periodo che ci manca per arrivare al 2050, si possano diminuire i consumi del 43%, è pura utopia. A meno – ma anche questo non è certo – di sottoporsi a sacrifici che porteranno il nostro livello di vita a sotto zero. E quando parlo del “nostro livello di vita”, non mi riferisco ai relativamente pochi ricchi che, sebbene più care, potranno comunque pagarsi le comodità di cui godono attualmente, bensì della stragrande maggioranza della popolazione che deve vivere del proprio salario, per dignitoso che sia. Infatti, chi potrebbe permettersi la Benzina e il Diesel a 3 franchi al litro o addirittura a 12 franchi che, secondo un certo professor Anton Gunzinger dell’ETH di Zurigo, sarebbe il prezzo corretto dei carburanti? E l’aumento dei costi di riscaldamento derivante da un pazzesco rincaro dei combustibili, dall’obbligo di sostituire degli impianti peraltro perfettamente funzionanti e dal risanamento energetico degli immobili – tutte spese che verranno ribaltate sugli affitti – non aiuteranno certamente anche solo a mantenere l’attuale buon livello di vita. E non parliamo poi delle misure e delle restrizioni che non mancano di farsi strada nei cervelli fantasiosi ma anche bacati di funzionari che, dalla loro torre d’avorio di Berna, si direbbe provino un sadico (ma se ci pensano bene, anche masochistico) piacere nell’emanare direttive vessatorie. Lavarsi solo con l’acqua fredda, fare il bucato e passare l’aspirapolvere solo a orari prescritti, viaggiare in auto a giorni alterni, morire dal caldo a causa del divieto dei condizionatori d’aria, e chissà cos’altro ci riserva il futuro?

Per le industrie e per l’artigianato (non dimentichiamo che PMI, ossia le piccole e medie imprese, costituiscono il 99% delle aziende in Svizzera) poi, le restrizioni sui consumi e i rincari degli agenti energetici – aggiunti alla già difficile competitività sul mercato internazionale dovuta ai costi di produzione e al franco forte – costituiscono un colpo mortale. Chi fallirà, chi sarà costretto a chiudere, chi delocalizzerà all’estero, in ogni caso è più che prevedibile una perdita non ancora quantificabile ma sicuramente notevole di posti di lavoro.

E tutto questo perché? Perché a Berna qualche talebano incurante delle conseguenze concrete sul paese reale – quello che combatte ogni giorno per il benessere proprio, ma anche di tutta la popolazione, talebani compresi – ha deciso una svolta energetica sconsiderata, pericolosa, puramente ideologica e, soprattutto, di cui non abbiamo assolutamente bisogno.

Per cui, fermiamo questa assurdità votando compatti NO il prossimo 21 maggio alla nuova legge sull’energia.

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