Una chiacchierata con Sandro Rusconi

Giu 1 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 3303 Views • Commenti disabilitati su Una chiacchierata con Sandro Rusconi

Il professor Sandro Rusconi è uno dei più eminenti membri dell’Associazione NO al Parco. Il suo parere è tanto più autorevole in quanto supportato da un’eccezionale preparazione ed esperienza professionale. Ne riportiamo qui di seguito un sommario curriculum vitae, estratto da LinkedIn.ch.

Nato nel 1952 a Locarno. Maestro di scuola elementare dal 1972 al 1974. Studi di biologia molecolare all’Università di Zurigo (1975-1979), tesi di diploma “Caratterizzazione di varianti di geni istogeni nel riccio di mare P. Miliaris”, supervisione Max Birnstiel. PhD in biologia molecolare UNI ZH (1979-82), tesi di laurea “Trasformazione di vertebrati via trasferimento di geni”, supervisore Walter Schaffner. Post-dottorato UNI ZH 1982-84. Post-dottorato UCSF San Francisco (1984-86), team di ricerca Keith Yamamoto, clonazione del recettore dei glucocorticoidi. Ricercatore principale e libero docente UNI ZH di biologia molecolare (1987-1993). Professore di biochimica all’università di Friborgo (1994-2007). Ha diretto il Programma nazionale svizzero NFP 37 Terapia genica somatica (1995-2001). Capo Divisione della cultura e degli studi universitari del canton Ticino dal 2005 fino al pensionamento nel 2017.

 

In questi ultimi mesi si è impegnato molto all’interno dell’Associazione No Al Parco. Visto che non è residente nel locarnese, ci può spiegare come ha deciso di contribuire agli sforzi di questa associazione?

In effetti ero già fortemente critico sul progetto Parc Adula, ma ho dovuto mordere il freno per dovere di lealtà nei confronti mio datore di lavoro, il Cantone, che appoggiava massicciamente anche quel progetto. Al momento del mio pensionamento ho comunicato ai Consiglieri di Stato che non avrei però lesinato sforzi per combattere il progetto PNL per coerenza con le mie convinzioni scientifiche e anche filosofiche nonché le mie origini schiettamente rurali. Mi sono messo sulle tracce di un comitato di contrari ed ho spontaneamente offerto la mia disponibilità all’Associazione nel mese di agosto 2017.

Immaginiamo che la battaglia contro il PNL non sia l’unica attività dopo il suo pensionamento dalla carica di capo divisione per gli affari universitari e culturali del cantone.

In effetti dopo il pensionamento ho mantenuto alcuni impegni nei consigli di fondazioni che si occupano di ricerca e formazione nel campo biomedico e altre si propongono di sostenere persone e famiglie colpite da malattie genetiche rare. In quest’ultimo settore si prospetta un periodo di accesi conflitti con le multinazionali della farmacologia che stanno acquistando le nuove terapie sviluppate da alcune coraggiose start-up per rivenderle a prezzi esorbitanti. Essendomi occupato per molti anni dei progressi della terapia genica mi sono buttato con grande impegno in questa mischia, sempre con l’intento di difendere gli interessi dei più deboli, cioè dei pazienti e delle loro famiglie.

In qualche articolo di stampa si sono contestati alcuni elementi del suo curricolo e si è fortemente criticato il fatto che un “estraneo” si immischiasse negli affari del Locarnese. Come si posizione davanti a queste critiche?

I travisamenti al mio curricolo sono opera qualche personaggio che non ha capito che la mia formazione e la mia carriera universitaria è sempre stata come biologo, per la precisione biologo molecolare. È stato addirittura affermato che io sarei colluso con delle aziende biotecnologiche, quando di fatto ho combattuto fieramente (e l’ho persino spuntata) contro gli appetiti e le mire di alcuni gruppi di gigantesco potere come Novartis e come Interpharma. Le mie origini sono orgogliosamente locarnesi. Sono nato e cresciuto sulla montagna sovrastante Locarno. La mia famiglia è di origini contadine. Mio padre aveva le mucche e nostra madre gestiva il piccolo albergo costruito personalmente da mio padre. Ho frequentato la scuola magistrale e ho insegnato per due anni alle scuole elementari. Anche durante gli studi universitari sono sempre ritornato regolarmente nel Locarnese a svolgere diverse attività sportive e culturali. Le vicende della vita mi hanno portato fuori cantone per oltre 30 anni e ad abitare nel paese di origine della consorte nel Malcantone dopo il rientro nel 2005. Quindi non credo che l’epiteto di “estraneo” sia appropriato.

Lei non ha però ribattuto pubblicamente a queste affermazioni miranti a screditare il suo ruolo e le sue intenzioni, perché?

Ho un carattere relativamente mite e confido nel fatto che la verità alla fine emerge sempre. Poi bisogna dire che le persone che hanno proferito questi apprezzamenti, così come le loro illazioni, sono di piccolo calibro e ribattere sarebbe stato fin troppo facile. Ritengo interessante far notare che i due sindaci che hanno tuonato con voce da tribuno nei miei confronti sono i medesimi che non hanno osato proporre un dibattito pubblico nel loro comune, dimostrando una pusillanimità che non necessita di ulteriori commenti. Non reputo perciò necessario sprecare energia che può essere spesa meglio in altri modi. Sarebbe un po’ come sparare a dei passerotti con un cannone: munizioni sprecate.

Le critiche fondamentali sul progetto PNL sono mirate sulle famose zone centrali (elemento obbligatorio per un parco nazionale) che lei definisce inutili e dannose. Può spiegare meglio?

Le parole “inutile” e “dannoso” erano già state coniate dall’Associazione prima della mia aggregazione. Sono perfettamente applicabili alle zone centrali poiché sul territorio del Sopraceneri abbiamo almeno 450 km2 di zone difficilmente accessibili dove il libero sviluppo della natura è già oggi garantito dalla morfologia del terreno. Sul territorio previsto per il PNL ho contato ben 75km2 di superfici con tali caratteristiche. Non c’è alcun bisogno di ritagliare i famosi 61 km2 di zone centrali artificiali la cui metà include territori pregiati che non meritano la condanna all’abbandono perenne. Le zone centrali, con i loro divieti che ad alcuni appaiono come assolutamente banali mentre per altri sono un affronto inaccettabile, sono il vero nodo attorno al quale si è coagulata la discordia insanabile fra due categorie inconciliabili di mentalità: quella urbanizzata e quella rurale.

Inoltre, le zone centrali sono dannose perché la preclusione di accesso alle attività umane favorisce l’insediamento e la propagazione di piante e animali nocivi senza avere la possibilità di contrastare efficacemente queste minacce.

Può elaborare meglio per i nostri lettori la questione delle specie invasive?

Le specie invasive alloctone (provenienti da altri paesi) sono un problema grave e riconosciuto anche da Pro Natura che ha prodotto ben due mirabili studi al riguardo. Alcune di queste sono una minaccia per la biodiversità perché non hanno nemici naturali e si diffondono con grande vigore (vedi Pueraria lobata o il poligono del Giappone). Altre specie sono dannose anche per la salute di persone e animali (vedi Panace di Mantegazzi, Ambrosia artemisifolia, eccetera). Sono una quarantina le specie con queste caratteristiche registrate nel nostro paese e ogni anno l’elenco deve venire aggiornato. In analogia a queste neofite si assiste anche a alla presenza di specie animali invasive e nocive (come esempio noto ai più potremmo mettere il Cinipede del castagno). Alcune di queste (specialmente roditori, chirotteri e altri) sono portatori di malattie pericolose ritrasmesse dalle loro zecche, e rappresentano una seria minaccia per la salute umana e animale. Considero un atteggiamento totalmente irresponsabile sottovalutare la pericolosità delle specie alloctone animali o vegetali. Per questa ragione mi ero indignato nel costatare che la problematica fosse elencata solamente come un epifenomeno di interesse scientifico nella versione di Carta del Parco dell’autunno 2017. Nella versione finale 2018 i progettisti hanno dedicato una mezza paginetta alla problematica, affermando che tutto sarebbe sotto controllo. Sono esternazioni in contrasto con tutti i principi deontologici e mi meraviglia molto il silenzio complice di Pro Natura su questa palese negligenza.

Un altro punto fortemente criticato è l’atteggiamento dell’Ufficio federale per l’ambiente e il ruolo di organizzazioni internazionali. Potrebbe riassumere i termini di questo che sembra un vero e proprio complotto?

Nei trent’anni passati nella ricerca ho imparato a non lasciarmi ingannare dalle apparenze e questo mi ha spinto a leggere attentamente tutta la documentazione che fosse pertinente con il progetto PNL. Ho scoperto assieme ai colleghi dell’associazione l’importanza e l’influenza degli accordi internazionali (vedi accordi di Parigi sui gas serra, convenzione delle Alpi, attività della piattaforma WISO [grandi predatori], della fondazione KORA, eccetera). La conclusione è che i parchi nazionali vengono propugnati per soddisfare le politiche di allontanamento delle popolazioni dalle zone rurali per riconsegnarle al libero sviluppo della natura. Un proposito che nessuno di noi (inclusi i favorevoli al PNL) si sentirebbe di sottoscrivere. Ciononostante, queste visioni fondamentaliste si sono insediate anche negli uffici federali e la loro implementazione viene perseguita in maniera sottile ma tenace. Il progetto PNL è l’ultimo rimasto nella cartucciera dell’UFAM e questa è la vera ragione per la quale quest’ultimo si è fatto in quattro per assecondare tutte le richieste, anche quelle che andavano contro la legge e l’ordinanza, pur di permettere di fare partire questo progetto da ultima spiaggia.

Rimane infine un altro punto critico da voi rilevato nelle modalità di utilizzo dei generosi fondi pubblici che giungerebbero grazie a questo progetto. Non credete che il PNL porterà benessere e lavoro nelle valli discoste?

2/3 dei 150 progetti sono dei micro-interventi che hanno solo l’effetto di aumentare l’impressione di Club mediterranée. Una trentina di questi progetti non ha ricevuto nemmeno un centesimo ma unicamente consulenze, un’altra trentina ha ricevuto soldi non dal PNL ma attraverso una piattaforma di crowdfunding che (sorpresa – sorpresa) appartiene all’ERSLV. Ad oggi non siamo riusciti a ottenere l’ombra di un elenco di appalti o concorsi pubblici indetti dal progetto PNL (che ha speso più di 12 milioni negli ultimi 10 anni).

Uno sguardo al preventivo permette poi di costatare che 3/4 del budget verranno spesi dalla “macchina parco” e se produrranno un indotto lo faranno nelle zone di pianura, addirittura fuori perimetro. Per contro, le valli, che dovrebbero sacrificare la sovranità del proprio territorio, riceverebbero solamente le briciole. Questa asimmetria dei benefici ha tutto il colore di una beffa aggiunta al danno.

Chi sono quindi secondo voi i veri propugnatori di questo progetto e quali sarebbero i loro obiettivi?

Come abbiamo accennato sopra, i veri direttori d’orchestra sono la IUCN e il suo emissario elvetico Pro Natura. In seguito possiamo contare i fondamentalisti infiltratisi nell’UFAM e magari anche uno o due dei progettisti del Parco, che sono pienamente consapevoli di questo disegno anche se non lo ammetteranno mai, nemmeno sotto tortura.

Quali sono stati quindi gli errori strategici fondamentali di questo progetto?

Il PNL ha speso una dozzina di milioni in studi scientifici, economici, urbanistici, di mobilità eccetera, ma ha dimenticato di commissionare uno studio antropologico che misurasse il grado di refrattarietà ai divieti che verrebbero imposti nelle zone centrali. Un simile studio, se condotto seriamente, avrebbe rivelato quanto forte sia l’indignazione per queste proposte di divieto e avrebbe forse consigliato ai progettisti di adottare un modello di parco naturale regionale, che non comporta l’istituzione di zone centrali. I progettisti sono rimasti morbosamente attaccati al progetto di parco nazionale non solo per testardaggine ma soprattutto per avidità dei maggiori sussidi percepibili da Berna.

Finora abbiamo passato in rassegna solo punti critici, lei vede almeno un punto positivo in questo progetto?

Di obiettivi condivisibili ce ne sono moltissimi. Anche i contrari sono in favore della tutela della natura, della biodiversità e del promovimento economico delle valli. Il valore maggiore di questo progetto è certamente quello federativo, cioè la capacità di far confluire gli sforzi verso uno scopo comune e sotto un progetto condiviso. Purtroppo i progettisti hanno adottato il modello sbagliato. Se avessero avuto l’accortezza di proporre un modello di parco naturale regionale (che non implica l’istituzione di zone centrali) , non avrebbero dovuto confrontarsi con questa fiera opposizione e molti altri comuni avrebbero aderito con entusiasmo. Tutti gli obiettivi prefissati da questo PNL sarebbero ugualmente raggiungibili con un modello di parco regionale. Non per niente in tutte le altre regioni svizzere si è optato sistematicamente per questo tipo di parco.

Come giudica i toni che stanno caratterizzando questa campagna?

Deplorevoli. Manifestare contrarietà a un progetto sostenuto da tutte le élites politiche diventa facilmente una specie di reato d’opinione, e noi ci siamo trovati esattamente in questa situazione. Quindi gli improperi e le accuse ingiustificate nei nostri confronti sono stati reputati pienamente accettabili, mentre quando abbiamo alzato la voce per l’indignazione ogni volta che scoprivamo un intrallazzo, siamo stati tacciati di maleducazione e di sfiducia nelle istituzioni. Farei notare come l’Associazione si sia sempre pubblicamente distanziata da atteggiamenti maleducati generati dall’eccesso di zelo dei propri sostenitori. Non mi risulta che le associazioni che radunano i fautori del parco si siano invece degnate di tanto. Così sono passate sotto la loro silenziosa e bonaria approvazione anche i vandalismi, le minacce fisiche e i tentativi di querela o di mettere a repentaglio il futuro professionale di alcuni dei nostri sostenitori.

Ci sono aspetti positivi in questa campagna?

Grazie a questa attività ho conosciuto persone assolutamente squisite, di grande intelligenza e di grande senso civico. La piccola squadra mi ha accolto con grande calore e ha sempre continuato a lavorare senza che vi fossero gerarchie o timori riverenziali, ognuno secondo le proprie forze e capacità. Tutti i testi che abbiamo proposto sono sempre stati riletti discussi e corretti da altri, e questa è probabilmente la ragione per la quale sono risultati particolarmente efficaci. Non saprei davvero trovare le parole giuste per ringraziare della schietta amicizia quei giovani capitani coraggiosi. Qualsiasi sia l’esito di questa votazione, i memorabili momenti di soddisfazione o di abbattimento che abbiamo passato assieme rimarranno indelebilmente impressi. Il mio plauso e il mio affetto vanno quindi a loro.

 

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