Un topolino? Sì, speriamo il primo di molti!

Dic 16 • L'editoriale, Prima Pagina • 828 Visite • Commenti disabilitati su Un topolino? Sì, speriamo il primo di molti!

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

La commissione speciale nominata dal Gran Consiglio per l’applicazione dell’iniziativa “Prima i nostri!” s’è messa al lavoro. Si sa, come si sapeva anche prima della votazione, che il compito non è facile, e ciò per almeno due buoni motivi. Innanzitutto, l’osteggiamento da parte del fronte risultato sconfitto in votazione, il quale sarebbe felice di poter dimostrare che gli iniziativisti avevano torto e che la proposta non è applicabile “tout court”. In secondo luogo, il fronte dei traditori del proprio mandato parlamentare che alle camere federali hanno rifiutato di mettere in  atto fedelmente l’iniziativa del 9 febbraio 2014 contro  l’immigrazione di massa. Infatti, se “Prima i nostri!” continua ad avere il supporto della costituzionalità – osservando in tutto e per tutto l’articolo 121a della Costituzione federale – la sua applicazione a livello di legge sarà verosimilmente contestata in quanto non rispettosa dell’aborto legislativo, quello sì anticostituzionale, cui sono arrivate le camere federali dopo ben tre anni di gestazione.

Come detto, la nostra commissione cantonale si è messa di buzzo buono per applicare la volontà popolare, prefiggendosi un’agenda in tre tappe: dapprima le misure attuabili immediatamente e senza che vi si possano opporre ostacoli pretestuosi di presunte violazioni del diritto UE. Di queste fa parte l’introduzione della preferenza indigena nel parastato (BancaStato, EOC, ecc.) inserendo la relativa norma nelle singole leggi che regolamentano ognuna delle aziende o enti a maggioranza statale. Poiché questa misura è già stata applicata da tempo ad AET, la sua applicabilità agli altri enti non dovrebbe essere in discussione.

La seconda tappa, concernerà l’applicazione del principio di preferenza indigena alle aziende che ricevono sussidi statali e commesse pubbliche. Anche qui c’è un mucchio di leggi alle quali bisogna porre mano proponendo, di volta in volta, delle singole modifiche all’approvazione del Gran Consiglio.

Infine, la terza tappa – indubbiamente quella di più difficile (ma non impossibile, ancorché parziale) soluzione -, ossia l’applicazione di detto principio all’economia privata. Quest’ultima fase dipenderà molto dall’evoluzione a Berna dell’applicazione dell’articolo 121a della Costituzione, capitolo che evidentemente non si può considerare chiuso con l’aborto legislativo del Parlamento. L’iniziativa per l’autodeterminazione “Diritto svizzero anziché giudici stranieri”, l’eventuale lancio di un’iniziativa popolare per l’abrogazione dell’accordo di libera circolazione, per non escludere poi qualche ulteriore scossone tipo Brexit che faccia crollare il gigante con i piedi d’argilla UE – purtroppo divenuto il vitello d’oro (o meglio, similoro) adorato dalla maggioranza di pecoroni pusillanimi che ci ostiniamo a eleggere a Berna -, sono tutti scenari che potrebbero influire in modo determinante sul futuro del nostro mercato del lavoro.

È ovvio che, se vogliamo agire in modo utile e pragmatico, non si può aspettare che la commissione termini i lavori, presentando un rapporto globale i cui contrasti su qualche singolo dettaglio serviranno agli avversari per procrastinare o addirittura affossare qualsiasi soluzione. Bene ha dunque fatto la commissione a decidere di mandare all’iter parlamentare – mediante iniziative e mozioni – tutte quelle soluzioni che man mano si presenteranno. La prima è stata BancaStato che, nella relativa legge che la governa, non contemplava il principio della preferenza indigena, una lacuna che si colmerà presto se, come si spera, il Gran Consiglio approverà celermente l’iniziativa parlamentare della commissione. Non importa se, come subito hanno fatto notare i soliti sputasentenze, oggi BancaStato non ha dipendenti frontalieri (al di là del fatto che sia credibile o no questa affermazione). Potrebbe anche essere, l’outsourcing permette questo e altro, ma comunque il fatto che, senza la modifica di legge proposta, la nostra banca cantonale potrebbe attingere oltre frontiera la manodopera necessaria ad affrontare tempi sempre meno rosei.

La montagna ha partorito il classico topolino, hanno detto irridendo sarcasticamente la commissione, i detrattori. Già, ma ha almeno partorito, al contrario della montagna bernese – ben più grande di quella bellinzonese – che, dopo una gravidanza di tre anni, ha invece abortito, lasciando ai posteri (speriamo per poco) un vomitevole mostro, privo di qualsiasi utilità e addirittura anticostituzionale.

Un topolino cui, auspichiamo, seguiranno molti altri, di uguale o maggiore dimensione, ma comunque sempre utili a comporre un disegno globale che migliori la situazione di un mercato del lavoro disastrato. Gli sforzi di chi opera in tal senso meritano rispetto e appoggio, non becera irrisione!

 

Comments are closed.

« »