Un quadro preciso per l’applicazione dell’articolo costituzionale

Feb 11 • Dall'UDC, Dalla Svizzera • 856 Visite • Commenti disabilitati su Un quadro preciso per l’applicazione dell’articolo costituzionale

Editoriale di Toni Brunner, consigliere nazionale, presidente di UDC Svizzera, Ebnat-Kappel (SG)

Editoriale di Toni Brunner, consigliere nazionale, presidente di UDC Svizzera, Ebnat-Kappel (SG)

Il popolo ha deciso. Il Consiglio federale e il Parlamento sono stati incaricati di tornare a una gestione indipendente dell’immigrazione. Il quadro delle prossime tappe politiche è perciò definito: il Consiglio federale deve riaprire dei negoziati con l’UE sull’accordo di libera circolazione delle persone. In politica interna, la Svizzera deve adeguare rapidamente la sua legislazione per permettere l’instaurazione di contingenti e di tetti massimi d’immigrazione, imporre la priorità dei lavoratori residenti sul mercato del lavoro e limitare ragionevolmente i diritti in termini di soggiorno, di ricongiungimento familiare e di prestazioni sociali. L’iniziativa fissa dei limiti chiari e netti alla gestione dell’immigrazione, lasciando nel contempo al legislatore un margine di manovra sufficiente per l’applicazione nel dettaglio. Questo è esattamente l’intento degli iniziativisti.
Che resta di questa campagna di voto? Molti problemi esistenti e che si stanno aggravando nel contesto di un’immigrazione senza limiti sono stati tematizzati al punto che il Consiglio federale, i deputati politici, ma anche le organizzazioni economiche e i sindacati, volenti o nolenti, hanno dovuto ammetterlo. È esattamente a questo livello che si stanno pagando gli eccessi della libera circolazione delle persone voluti dall’economia e ammessi dalle autorità durante gli anni passati. Un’altra constatazione: le cittadine e i cittadini, come pure i media, non si sono lasciati distogliere da temi secondari, come mirava la massiccia campagna di propaganda degli avversari dell’iniziativa. In realtà, non si trattava né di un isolamento della Svizzera, né di un plebiscito a favore o contro l’UDC. Il risultato dello scrutinio conferma ancora una volta che anche dei mezzi finanziari quasi illimitati non garantiscono un successo popolare. Le cittadine e i cittadini non si vendono. Gli argomenti sono più importanti del denaro.
Basta con l’arroganza
Lo scrutinio del 9 febbraio 2014 è anche un severo richiamo all’ordine all’indirizzo del Consiglio federale, come pure di molti esecutivi cantonali e comunali. L’impegno sconsiderato di queste autorità politiche in una campagna di voto orchestrata dalle associazioni economiche ha completamente mancato il bersaglio. Evidentemente, le cittadine e i cittadini non hanno per nulla gradito questo comportamento. È tempo che il Consiglio federale ritrovi il senso della misura se non vuole perdere il credito che ancora gli resta.
Quanto ai commenti che dividono la Svizzera con spaccature artificiali, sconfinano nell’assurdo: da una parte i retrogradi delle campagne, dall’altra gli spiriti illuminati delle città – tali apprezzamenti dimostrano perfettamente la cieca e stupida presunzione delle élite politiche ed economiche che hanno perso completamente la percezione dei problemi reali, provocando così una reazione inevitabile da parte della maggioranza della popolazione.
Quale il cammino da percorrere?
Con la loro decisione, popolo e cantoni hanno cambiato la Costituzione federale. Il Consiglio federale come esecutivo e il Parlamento quale legislativo, hanno ricevuto il mandato di applicare questa modifica costituzionale. L’UDC e i suoi rappresentanti in Consiglio federale e in Parlamento parteciperanno all’applicazione di questa iniziativa.
Cosa c’è di più ridicolo delle proposte esigenti che dei rappresentanti dell’UDC siano incaricati di negoziare con Bruxelles? Sono anni che la maggioranza del Parlamento non vuole che l’UDC si assuma le sue responsabilità esecutive rifiutandole un secondo seggio in Consiglio federale. E adesso toccherebbe all’UDC rimediare ai danni? Se i consiglieri federali responsabili non possono o non vogliono rinegoziare l’accordo di libera circolazione delle persone con l’UE, allora che diano le dimissioni.
D’altronde, l’applicazione in politica interna del mandato costituzionale dato dal sovrano non dipende dalle reazioni dell’UE. Se quest’ultime non sono allegre in questa prima fase, ciò dipende soprattutto dai problemi che l’UE sta riscontrando al suo interno. Le elezioni europee del mese di maggio rivestono un ruolo non indifferente. Il Consiglio federale non deve quindi in alcun caso lasciarsi impressionare da Bruxelles o cedere ai suoi ricatti.
L’applicazione in politica interna è prioritaria
Oggi più che mai bisogna agire quale Stato sovrano e preparare rapidamente una gestione indipendente dell’immigrazione, con contingenti e tetti massimi. Questi preparativi devono essere intrapresi in Svizzera. Non c’è bisogno d’inventare l’acqua calda a questo proposito. Il contingentamento era applicato in maniera globale fino al 2007 e vale tutt’oggi per i cittadini di Stati non membri dell’UE. L’UDC ha sempre sottolineato di essere aperta a soluzioni efficaci e non burocratiche. La stessa osservazione vale per la priorità ai lavoratori residenti, principio che la Svizzera applica già agli Stati terzi tramite la legge sugli stranieri. Ciò che conta, è che il serbatoio di manodopera disponibile in Svizzera sia sfruttato al meglio, prima di far venire degli stranieri supplementari. L’iniziativa chiede anche un controllo a livello dei frontalieri, ciò che è di capitale importanza, in particolare per il Ticino e per diverse altre regioni di frontiera.
L’UDC s’aspetta dal Consiglio federale che faccia rapidamente delle proposte in vista dell’applicazione del nuovo articolo costituzionale. Conformemente alle norme transitorie, questi lavori devono essere conclusi e i loro risultati applicati entro tre anni al più tardi. Al Consiglio federale restano quindi tre anni per rinegoziare l’accordo di libera circolazione delle persone.
Sfruttare immediatamente il margine di manovra disponibile
L’UDC auspica con insistenza che il margine di manovra disponibile per inasprire le regole d’immigrazione sia sfruttato nel quadro del processo legislativo in corso in politica estera. Ancora questa settimana, i rappresentanti dell’UDC nella Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale depositeranno degli emendamenti per la revisione della legge sugli stranieri (progetto d’integrazione 13.030). L’orientamento dato a questo progetto dal Consiglio federale e dal Consiglio degli Stati non è più accettabile dopo lo scrutinio popolare del 9 febbraio 2014. L’UDC pubblicherà presto le sue proposte all’intenzione di questa commissione parlamentare.
Anche l’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia non ha più una base legale. essa è contraria al nuovo art. 4 della Costituzione federale, perché provoca di nuovo un’immigrazione incontrollata. Il processo di ratifica deve perciò essere sospeso.
Un voto per l’indipendenza
Il SÌ all’iniziativa contro l’immigrazione di massa deve essere inteso come un voto chiaro e netto per l’indipendenza e la sovranità nazionali. Il popolo svizzero vuole assicurare al suo paese un margine di manovra sufficiente, anche nei riguardi dell’UE. Questa scelta deve essere tenuta in conto nella valutazione di futuri accordi con l’UE o con altri partner. Come gli ha chiesto la Commissione di politica estera del Consiglio nazionale, il Consiglio federale deve finalmente far capire in modo chiaro all’UE che la Svizzera non è un membro del mercato interno dell’UE e che non ha l’intenzione di diventarlo. La decisione popolare dl 9 febbraio 2014 costituisce perciò un secco rifiuto di un ulteriore collegamento istituzionale all’UE, che imporrebbe alla Svizzera dei giudici stranieri e una ripresa dinamica del diritto UE.

 

Berna, 10 febbraio 2014

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