Un progetto da continuare

Mag 2 • Dal Cantone, L'editoriale, Prima Pagina • 2426 Views • Commenti disabilitati su Un progetto da continuare

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

A scanso d’equivoci, premetto che queste sono mie riflessioni personali che non necessariamente corrisponderanno alla posizione di UDC Ticino, la quale emergerà solo dopo l’approfondita discussione in seno alla Direttiva del partito (4 maggio) e al Comitato cantonale (12 maggio).

Innanzitutto, sarebbe stupido nascondere che il primo appuntamento elettorale de La Destra sia stato deludente e certamente inferiore alle aspettative. Ma da qui a bocciare alla prima sconfitta un progetto di per sé valido (l’unione delle forze ticinesi di destra per combattere la tendenza sinistroide a nuove tasse e ad aumenti d’imposta per finanziare gli sprechi e coprire buchi, tendenza di cui sono responsabili TUTTI i partiti che negli ultimi decenni sono stati al governo, indipendentemente dalla loro forza elettorale), senza procedere a un’analisi – non dico giusta o sbagliata, ma quantomeno seria – e rispondendo solo agli stimoli spesso dettati solo da un opportunismo che ha mancato l’obiettivo personale, ce ne passa.

Una decisione presa a maggioranza dal Comitato cantonale

Questo è da ribadire: la decisione di attuare l’alleanza con UDF e Area liberale è stata presa – seppure a maggioranza, qualche voce contraria c’era stata – dall’organo competente, ossia il Comitato cantonale. È inutile quindi venire adesso a recriminare, attribuendo la responsabilità della sconfitta a pochi “vertici” del partito, auspicando su portali Internet e “social networks” – subito applauditi da beceri spesso vigliaccamente celati dietro a pseudonimi – che il proprio presidente segua l’esempio di un suo omologo di un altro partito, il quale si è “assunto le sue responsabilità” rassegnando le dimissioni dalla presidenza.  Assunto le sue responsabilità? Ma non diciamo fesserie! Le proprie responsabilità – ammesso che ce ne siano, perché immagino che anche in quel partito l’organo decisionale non sia il presidente o l’ufficio presidenziale – si assumono semmai restando al proprio posto e cercando di trovare soluzioni che facciano recuperare al partito le posizioni perse, non abbandonando la nave a mo’ di Schettino, tutto sommato tranquillamente, perché non è che finisci sotto processo o che ti si faccia pagare una penale di qualche centinaio di migliaia di franchi. Se poi, a fine mandato, il Congresso non ti rieleggerà, ti brucerà molto più dell’abbandono spontaneo della carica, ma sarà perlomeno una decisione alla quale ti sarai sottoposto, questa volta sì assumendoti le tue responsabilità.

Tesi non comprovabili

È possibile affermare che, correndo da sola, l’UDC avrebbe fatto un miglior risultato? Certamente, come è possibile affermare il contrario. Ambedue le tesi non sono comprovabili. E il calcolo delle possibilità è reso ancor più difficile dall’aumento della partecipazione dovuto all’introduzione del voto per corrispondenza. Alla voglia di compiacere assolutamente la Lega, che pervade una parte del nostro elettorato – rafforzata anche dalla convinzione che questa sia nettamente meglio del PLRT che era l’unico, alla luce dei fatti, a contrastarle con legittime speranze il secondo seggio – è a mio avviso da attribuire in maggior misura la perdita di schede, non alla presenza di UDF e AL che, al contrario, ci ha permesso di arginare l’emorragia e conservare il gruppo in Gran Consiglio.

In altre parole – ma naturalmente anche questa mia tesi non ha controprova – se avessimo corso da soli, avremmo subito la perdita di voti (peraltro subita anche da PPD e PS) andati a sostenere la Lega oppure il PLRT, la cui lotta era ritenuta molto più importante che non la fedeltà al proprio partito. Risultato: forse avremmo solo tre deputati, di cui due nel Sottoceneri (quale maggiore bacino di voti) e uno nel Sopraceneri, Orlando Del Don sarebbe comunque escluso perché davanti a lui c’era Gabriele Pinoja, mentre sarebbero stati eletti i due Sottocenerini Marco Chiesa e Lara Filippini. Forse, ma dico forse, Morisoli e Pamini non avrebbero avuto la forza elettorale per essere eletti entrambi, e se ne fosse stato eletto solo uno, non avremmo comunque fatto gruppo, perdendo così, oltre all’indennità, anche il diritto di sedere nelle commissioni.

Non vogliamo essere gli “utili idioti”, ma è vergognoso pretenderlo dagli altri

Ho sentito alcuni nostri elettori e, purtroppo, alcuni candidati lamentarsi perché “abbiamo regalato due seggi” ad Area liberale. Ebbene, personalmente ritengo tale affermazione a dir poco vergognosa. Innanzitutto, non abbiamo regalato nulla, i candidati sia di AL che di UDF hanno fatto la loro campagna impegnando energie e denaro che sono andati a vantaggio della lista, esattamente come i nostri. Ma, soprattutto, la malafede di questa affermazione è dimostrata dal fatto che, come UDC, abbiamo scelto di non sostenere la Lega – oltre che per l’assoluta necessità di presentare una propria lista per partecipare appieno al dibattito elettorale – anche perché stufi di fare gli “utili idioti”; e adesso si pretenderebbe che lo stesso atteggiamento che da anni rimproveriamo alla Lega nei nostri confronti, venisse da noi adottato in quelli dei nostri alleati AL e UDF. Ossia, le schede – tante o poche che siano – che AL e UDF apportano vanno bene se servono a eleggere degli UDC, ma guai se loro traggono vantaggio dall’alleanza per far nominare qualche loro candidato? Vergogna!

Il difficile rapporto con la Lega

Alla luce dei fatti, è legittimo pensare l’attacco alla Lega sia stato troppo diretto e controproducente. C’è però da dire che, presentando una lista per il CdS bisogna crederci e porsi l’obiettivo – per quanto difficile possa essere – di ottenere un seggio. Orbene, l’unico che traballava, seppure più a favore del PLRT che di qualsiasi altro partito, era ovviamente il secondo seggio, che quattro anni fa apparteneva al PLRT – e infatti fu quello che la Lega riuscì a ottenere anche grazie al nostro aiuto – e quest’anno era della Lega. Non era infatti pensabile che PPD e PS fossero estromessi dal governo. Da qui il nostro attacco che, agli occhi di qualcuno, è stato troppo virulento e quindi controproducente, ma tutto sommato giustificato se le campagne elettorali di questo Cantone non fossero improntate dalla ricerca del meno peggio. Mi sono infatti sentito parecchie volte dire “ma allora preferisci che entri in governo un altro radicale?”. No, ovviamente preferirei che entrasse un UDC, ma non era comunque l’unica alternativa, non mi sembra che sulla lista PLRT ci fossero solo radicali. In ogni caso, con il senno di poi, la scelta di puntare sui difetti degli altri invece che sui pregi nostri, verosimilmente è stata sbagliata e dovrà essere oggetto di verifica, e forse di ripensamento.

Ora ci saranno le nazionali a ottobre per le quali però, c’è la possibilità della congiunzione delle liste con cui il vantaggio è reciproco, senza implicare inciuci più o meno digeribili: ognuno fa la sua lista, si congiungono e i resti addizionati permettono, se sufficienti, l’elezione di un deputato in più. Ora, se noi ambiamo evidentemente a riconfermare il nostro seggio, la Lega ha altrettanto interesse a riottenere i suoi due. Staremo quindi a vedere come si svilupperanno le cose.

Il progetto La Destra è da continuare

Io sono di questa opinione. L’ampio appoggio avuto – per il momento ancora di voti preferenziali ma, come abbiamo sempre detto, è un progetto a medio termine – dimostra che l’idea di un polo liberal-conservatore in Ticino ha un buon margine di potenziale sviluppo. E sarebbe sbagliato, a mio avviso, abbandonarlo alle prime difficoltà. Ciò che occorre, in ogni caso, è un quadriennio di attività ben visibile d’opposizione e di denuncia, con lanci d’iniziative e referendum cantonali ogni qualvolta ce ne sia bisogno per contrastare le attività anti-popolari che spesso vengono decise da governo e parlamento. Come detto, queste sono mie riflessioni, ciò che farà il partito lo decideranno gli organi competenti nei prossimi giorni.

 

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