Un nuovo cantiere del NO alla volontà popolare?

Set 10 • Dal Cantone, Dall'UDC, L'opinione, Prima Pagina • 156 Visite • Commenti disabilitati su Un nuovo cantiere del NO alla volontà popolare?

Piero Marchesi
Presidente UDC Ticino

Non è passato un giorno da quando il Consiglio federale si è espresso favorevolmente sulla conformità della nuova Costituzione ticinese – quella con gli articoli di Prima i Nostri – che i soliti detrattori hanno esplicitato la loro contrarietà. Per l’UDC era importante superare questo importante scoglio – che necessita invero del rilascio della garanzia costituzionale da parte dell’Assemblea federale – ma è innegabile che questo sia un passo importante per applicare la volontà del 58% dei ticinesi. Il Consiglio federale nel suo messaggio si è premurato di evidenziare che, a suo parere, il margine di manovra sarebbe tuttavia limitato, coerente con quanto fatto nell’applicazione dell’iniziativa “Stop all’immigrazione di massa” approvata dal popolo svizzero il 9 febbraio 2014. In quell’occasione aveva giocato molto bene le carte in suo possesso, complice un Parlamento che aveva elaborato una legge di applicazione che però non applica proprio nulla. Una legge fatta unicamente per rispettare il termine di tre anni imposto dall’iniziativa e per evitare di essere costretto a mettere in atto i tetti massimi, i contingenti e la preferenza ai residenti mediante ordinanza. Capitolo chiuso, purtroppo. L’UDC nazionale ha però deciso di prendere il toro per le corna e di lanciare l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone, scudo dietro cui tutti i partiti si sono fatti forti per evitare l’applicazione dell’articolo 121a della Costituzione federale. PLR, PPD e tutta la sinistra hanno mestamente sacrificato la volontà popolare assecondando i desideri dell’Unione europea. Ma torniamo al Ticino, pare di assistere allo stesso copione bernese, dove gli stessi partiti, venuti a conoscenza del preavviso favorevole del Consiglio federale hanno cominciato a preparare il grande cantiere del NO. NO a priori, NO al rispetto della volontà del 58% dei ticinesi, NO a qualche regola nel mercato del lavoro ticinese, NO a valorizzare gli imprenditori onesti e a penalizzare quelli che in Ticino si comportano come un ladro in una gioielleria, NO a tutto quanto viene proposto dall’UDC. Evidentemente sono in grande imbarazzo di fronte a questo importante passo in avanti. Prima del voto affermavano che il controprogetto da loro elaborato a cinque minuti da mezzanotte era la miglior soluzione. Appreso il successo alle urne avevano chiesto prepotentemente all’UDC di presentare una legge di applicazione, richiesta da noi soddisfatta assieme alla speciale commissione del Parlamento e sottoscritta dai rappresentanti del PLR, PPD, Lega e Verdi pochi mesi dopo. Ora che scusa potranno mai inventarsi per impedirci di andare fino in fondo? La Costituzione ticinese è conforme a quella federale, questo lo ha sancito il Consiglio federale, per questo motivo non vi sono limiti all’applicazione di Prima i Nostri. Chi si appella al diritto internazionale è assolutamente fuori luogo perché con il voto del 9 febbraio a livello nazionale il popolo svizzero ha chiaramente deciso che la gestione dell’immigrazione deve avere la priorità sull’accordo di libera circolazione che, grazie a questa decisione è diventato, di fatto, anticostituzionale. Poco importa se nelle votazioni precedenti il popolo aveva confermato i bilaterali, a far stato è l’ultima votazione. Altrimenti, seguendo la tesi che valgono maggiormente le votazioni precedenti, il voto alle donne non sarebbe mai stato accordato. È ora più che mai necessario ripristinare la legalità applicando alla lettera la Costituzione cantonale recentemente modificata dal popolo. Per una volta passiamo dalla politica del *NON si può fare” a quella del “SÌ perché lo ha deciso il popolo!

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