Un esercito di milizia efficace o un’armata Brancaleone?

Giu 26 • L'editoriale, Prima Pagina • 2803 Views • Commenti disabilitati su Un esercito di milizia efficace o un’armata Brancaleone?

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

“Branca, Branca, Branca… Leon, Leon, Leon!” Chi non ricorda i film di Monicelli degli anni ’60 e ’70, brillantemente interpretati da Vittorio Gassman nei panni del donchisciottesco capitano di ventura Brancaleone da Norcia, a capo di un manipolo di squinternati vagabondi?

Ebbene, il paragone con la situazione attuale dell’esercito svizzero – fatte le dovute proporzioni – ci sta tutto, con però una basilare differenza: l’armata Brancaleone era un branco di spiantati, obbligati a rimanere tali dalla cronica assenza di mezzi finanziari, mentre che all’esercito elvetico quest’ultimi non mancherebbero, se solo non dovessero essere messi a disposizione da un Parlamento la cui maggioranza lo considera una palla al piede, da mantenere al massimo a livello simbolico o per farsi belli sulla scena internazionale con impieghi all’estero, peraltro in contrasto con la nostra neutralità.

La sinistra, si sa, l’esercito lo vorrebbe abolire, quindi la bocciatura da parte sua della riforma, avvenuta in Consiglio nazionale, era attesa e preventivata.

Ma i partiti cosiddetti “di centro” – in effetti rappresentanti una sinistra un po’ più moderata dei socialisti, ma pur sempre sinistra – hanno fatto di tutto affinché il progetto di riforma non fosse accettabile nemmeno per la destra, nella fattispecie l’UDC. L’esercito che sarebbe uscito dal progetto votato alla Camera bassa, infatti, era monco, inaffidabile e insufficiente per affrontare le crescenti minacce belliche e terroristiche cui assistiamo negli ultimi anni.

La situazione odierna: un’armata Brancaleone di 200’000 militi, addestrata insufficientemente, con mezzi talvolta obsoleti e non più all’altezza dei tempi (vedi aviazione, veicoli terrestri, logistica, ecc.), e un budget massimo di 4,4 miliardi di franchi l’anno (portati a 4,7 dopo il mancato acquisto dei Gripen).

Il messaggio bocciato dal Consiglio nazionale: un esercito di 100’000 militi, e un budget massimo di 5 miliardi di franchi.

La proposta dell’UDC: effettivo di 140’000 militi, budget annuale minimo di 5,4 miliardi di franchi.

La proposta della sinistra (di fatto un nuovo passo sulla via dell’abolizione dell’esercito): effettivo 80’000 militi, budget Fr 4,4 miliardi.

Ho sentito in radio dei politici della sinistra moderata (PPD) affermare di non capire l’ostinazione dell’UDC sulla sua posizione. Beh, io capisco ancora meno – o meglio, ne capisco perfettamente le motivazioni recondite – chi ha votato a favore di un messaggio monco perché il dimezzamento degli effettivi non permette certamente di far fronte con efficacia al mandato costituzionale, inaffidabile perché non garantisce i fondi necessari ad assicurare l’adeguatezza dell’esercito di fronte alle crescenti minacce. Per mettere in piedi un esercito di pura facciata, inadeguato ai suoi compiti, tanto varrebbe abolirlo.

Se poi si pensa ai budget miliardari concessi per l’asilo, l’aiuto allo sviluppo, ai continui salassi impostici dall’UE, ai costi inutili di Schengen/Dublino, eccetera, i 400 milioni in più per l’esercito chiesti dall’UDC si sarebbero potuti benissimo trovare ridimensionando (peraltro solo un pochino) lo sperpero di cui è responsabile la nostra politica internazionale.

L’effettivo di 140’000 militi costituirebbe comunque ancora un taglio non da poco rispetto alla situazione attuale. Personalmente, considerato anche l’effetto di coesione che il servizio militare obbligatorio crea nella popolazione, sarei propenso a un aumento dell’effettivo che, come in passato, rendesse estremamente difficile sottrarsi alla “naia”, togliendo di mezzo le alternative, oggi a mio avviso esagerate, del servizio civile. Ma tant’è, 140’000 militi è già meglio di 100’000 o addirittura degli 80’000 proposti dalla sinistra.

A mio avviso, bene ha fatto l’UDC a non accettare questa operazione di “maquillage”, sperando che il Consiglio degli Stati vi metta una pezza, dando all’esercito l’importanza che gli spetta in un mondo sempre più minaccioso. Le guerre in Ucraina, nel Vicino Oriente ma, soprattutto, il terrorismo, di matrice islamica o altra che sia, non ci devono permettere di lesinare sulla spesa per un esercito performante e ben equipaggiato. L’armata Brancaleone non è all’altezza degli standard svizzeri.

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