Un Consiglio federale disorientato e imbarazzato

Feb 12 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 830 Views • Commenti disabilitati su Un Consiglio federale disorientato e imbarazzato

Martin Baltisser Segretario generale UDC Svizzera

Martin Baltisser
Segretario generale UDC Svizzera

Il disorientamento e l’imbarazzo che segnano il Consiglio federale in questi ultimi giorni, sono al tempo stesso sorprendenti e inquietanti. È del tutto logico che, recandosi a Bruxelles senza progetti precisi per avviare dei negoziati impegnativi, se ne faccia ritorno a mani vuote. La situazione iniziale è peraltro chiara. Forte della decisione presa dal popolo, il governo può far valere la necessità di un’urgente modifica delle norme contrattuali. Ma è altrettanto evidente che questo approccio è credibile soltanto se il governo accetta l’eventualità di una rescissione del contratto in questione, nella fattispecie l’accordo di libera circolazione delle persone. Fintanto che il Consiglio federale escluderà questa opzione, non otterrà mai dei risultati validi nei suoi negoziati con l’UE.

Nella sua analisi riportata dalla stampa domenicale di ieri, l’ex-consigliere federale anche Adolf Ogi ha omesso un’importante differenza per rapporto a certi negoziati precedenti con l’UE. Lui e i suoi colleghi di Consiglio federale dell’epoca avrebbero chiaramente fatto riferimento alla decisione popolare e agli impegni che ne derivano di fronte al sovrano. La Svizzera avrebbe così presentato la sua posizione a Bruxelles con sicurezza e senza dar adito ad alcun malinteso. Oggi è esattamente il contrario: gli attuali membri del Consiglio federale relativizzano una decisione popolare che li disturba e osano addirittura proclamare apertamente che desiderano rimetterla in questione. Il mandato negoziale ufficiale tenta di conciliare due obiettivi inconciliabili, ossia la gestione autonoma dell’immigrazione e la salvaguardia degli accordi bilaterali I, quindi anche la libera circolazione delle persone. Ciò significa che i negoziati sono fin dall’inizio votati al fallimento. Resta ancora una piccola chance al Consiglio federale di correggere la rotta definendo questa settimana o la prossima la via da seguire.

Un’immagine deplorevole

È decisamente intollerabile che un anno dopo la votazione del 9 febbraio 2014, con la quale il popolo ha accettato il nuovo articolo costituzionale, il governo non ne abbia ancora proposto un’applicazione a livello legislativo. E questo, nonostante che il Segretariato di Stato alla migrazione (SSM) disponesse già a metà marzo 2014, in occasione del suo incontro con l’UDC, di un sistema di contingentamento con priorità ai lavoratori residenti. Ricordiamoci che questo sistema di contingentamento si basa su una procedura sperimentata durante parecchi anni e ancora sempre applicata ai cittadini di Stati terzi (160 paesi). Anche il concetto d’applicazione proposto dall’UDC vi si basa. Rinviando da mesi l’applicazione legislativa del nuovo articolo costituzionale, il Consiglio federale da di sé un’immagine deplorevole. Questi oscuri giochetti tattici fanno perdere del tempo prezioso, mentre si devono affrontare dei problemi reali.

Manovre propagandistiche

Questo tempo non è tuttavia andato perso per tutti. Il Consiglio federale l’ha impiegato per avviare durante questi ultimi mesi un’enorme manovra propagandistica allo scopo di screditare il voto del 9 febbraio e di glorificare gli accordi bilaterali con l’UE. Ha ordinato degli studi e truccato delle statistiche, con la complicità di scienziati, associazioni e media che l’anno sostenuto senza vergogna in questo attivismo. È stato utilizzato qualunque legame, per assurdo che fosse, fra un qualsiasi sviluppo negativo, presunto o reale, e l’accettazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa.

Politica finanziaria alla cieca

Ed ecco che un organo di stampa ha osato affermare che il crollo delle entrate della Confederazione è dovuto “all’insicurezza del diritto concernente la libera circolazione delle persone”. Dettaglio fastidioso, le entrate fiscali del 2014 si basano per buona parte sulle cifre del 2013 e nel 2014 molte imprese svizzere hanno realizzato dei risultati record, come testimoniano i conti annuali presentati in questi giorni. Inoltre, nel 2014 si sono registrate più fondazioni di nuove aziende che mai. Le debolezze economiche rilevate nello spazio euro e le conseguenze del boicotto alla Russia sono per contro delle realtà. È utile ricordare che è stata proprio l’UDC – ancora una volta – a mettere in guardia nel dibattito sul budget 2015 contro degli errori di stima finanziari, invitando alla moderazione. Ma nessuno in Parlamento ha voluto seguire le sue proposte di risparmio. Al contrario, governo e parlamento hanno speso a piene mani, mentre che il deterioramento della situazione congiunturale era perfettamente prevedibile. Oggi, improvvisamente, anche le associazioni economiche e i partiti di centro cominciano a riflettere ad alta voce su una limitazione delle spese pubbliche e sull’effettivo del personale federale.
Ma non sono che belle parole. Scommettiamo ancora una volta, che queste dichiarazioni magniloquenti saranno ben presto seguite da nuove acrobazie verbali per spiegare perché una politica restrittiva di spesa non è possibile?

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