Un chiaro SÌ al nostro servizio informazioni!

Nov 28 • L'opinione, Prima Pagina • 502 Visite • Commenti disabilitati su Un chiaro SÌ al nostro servizio informazioni!

Rolando Burkhard Dr. rer. publ. HSG -  già vice-Capo della Polizia federale e del Servizio d'analisi e prevenzione SAP

Rolando Burkhard
Dr. rer. publ. HSG –
già vice-Capo della Polizia federale e del Servizio d’analisi e prevenzione SAP

I prossimi 9 e 12 dicembre il Consiglio nazionale discuterà la nuova proposta di Legge sul servizio informazioni (LSI). Con la nuova legge si vuole soprattutto creare una base legale unica e uniforme per le attività del nuovo “Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC)”, nato dalla fusione del “Servizio di analisi e prevenzione (SAP)“ con il Servizio informazioni strategico (SIS). Ciò è fra l’altro estremamente necessario perché, attualmente, i due rami della stessa pianta operano ancora sulla base delle due basi legali originarie, il che è un controsenso sia dal punto di vista organizzativo che politico.

Che la LSI sia necessaria non è nemmeno contestato seriamente da nessuno. Con essa, la Svizzera disporrà per la prima volta di una legge completa per tutte le attività dei servizi d’informazione e, altrettanto per la prima volta, si potranno regolare chiaramente i conflitti di obiettivi fra libertà e sicurezza. Il progetto di legge salvaguarda la tradizione liberale del nostro paese, permettendo tuttavia al servizio informazioni di adempiere entro limiti precisi i suoi compiti. Perché per difendersi dallo spionaggio e per combattere efficacemente contro il terrorismo e la proliferazione delle armi, non basta che il nostro servizio d’informazione possa sorvegliare soltanto nei posti pubblici, analizzare soltanto informazioni pubbliche e consultare registri statali come fatto finora. Un servizio d’informazione che possa “soltanto leggere le notizie nei giornali” sarebbe inutile e potrebbe quindi essere immediatamente soppresso.  

Ciò è stato riconosciuto anche dalla Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (CPS-CN), che ha approvato la legge con 14 voti contro 2 e 3 astensioni. Il presidente della commissione, Thomas Hurter (UDC Sciaffusa) ha pure parlato di un progetto “ben equilibrato”.

In Consiglio nazionale dovrebbe dare ancora da discutere soprattutto se il SIC possa in futuro scendere in campo contro il terrorismo e la proliferazione di armi, in azioni di controspionaggio, contro minacce a infrastrutture critiche, come pure se debba ottenere nuovi mezzi per la tutela di interessi fondamentali per il paese. Concretamente, il servizio d’informazione dovrebbe in futuro, in casi particolari, poter far capo all’intercettazione preventiva delle telefonate, all’infiltrazione nei computer e all’installazione di dispositivi d’ascolto in spazi privati. Ciò potrebbe essere di primo acchito frainteso come una ingerenza spropositata nel diritto alla libertà dei cittadini. Ma osservando la cosa più a fondo, non è assolutamente così.   

Le nuove misure di sorveglianza sarebbero mantenute entro margini estremamente limitati. Il Consiglio federale parla di 10-15 casi l’anno. Inoltre, esse sono tutte subordinate a un’approvazione  a diversi livelli. Deve esserci per ogni singolo caso una decisione del Tribunale federale amministrativo. Inoltre, anche il capo del Dipartimento della difesa (DDPS) deve dare luce verde, previo aver consultato la Delegazione del Consiglio federale in materia di sicurezza (composta, oltre che del capo del DDPS, anche i capi del DFAE e del DFGP). Oltre a un’istanza giudiziaria nazionale quindi, la fondatezza della misura è verificata anche da tre consiglieri federali.  

Devo ammettere che ho qualche difficoltà a capire la diffidenza espressa talvolta nei confronti dell’esecuzione di circa una dozzina di misure di controllo da parte del SIC, così indispensabili e a tal punto a loro volta sottoposte a stretta sorveglianza. Le azioni di sorveglianza della corrispondenza  e del traffico delle comunicazioni (per esempio intercettazioni telefoniche), nel settore della polizia giudiziaria, sono operazioni di routine su tutto l’arco dell’anno; da quanto mi è dato di sapere, lo scorso anno ne sono state effettuate circa 4’000, fra Confederazione e cantoni. A questo scopo, è necessaria unicamente la disposizione da parte di una sola persona, un procuratore (Art. 269 del Codice di procedura penale CPP) e l’autorizzazione da parte di una sola istanza, un giudice dei provvedimenti coercitivi (Art. 272 Codice di procedura penale CPP). Forse che un unico procuratore pubblico è più degno di fiducia di tre consiglieri federali assieme e un giudice dei provvedimenti coercitivi più affidabile del Tribunale federale amministrativo?

L’attività del nostro Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) poi, indipendentemente da queste misure di controllo, è già di per sé una iper-sorvegliata speciale. Accanto all’autocontrollo, peraltro preso molto seriamente, c’è la vigilanza a livello di servizio d’informazioni del DDPS, l’alta vigilanza da parte delle Commissioni della gestione di entrambe le Camere, il controllo da parte della Delegazione delle finanze, il Controllo federale delle finanze, l’istanza di controllo indipendente dell’esplorazione radio, come pure gli incaricati della protezione dei dati, il cui ruolo di controllo della corretta elaborazione ed estinzione dei dati raccolti dalla CPS è stato ulteriormente rafforzato.

Con una tale schiera di controlli politici, giudiziari e amministrativi, è difficile che qualcosa possa ancora andare storta presso il SIC. Temo piuttosto quasi che di questo enorme dispendio nel controllo personale e operativo, possano farne le spese l’efficienza e la capacità del nostro servizio d’informazioni, e spero che quest’ultimo, già peraltro dotato di personale limitatissimo, non venga così paralizzato completamente.

In considerazione dei sempre nuovi tipi di minaccia quali la cibercriminalità, lo djihadismo e le più recenti forme di spionaggio industriale, un chiaro SÌ del Consiglio nazionale al SIC e alla sua nuova base legale è a mio avviso indispensabile per la sicurezza del paese.

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