Un bel segnale, ma probabilmente non cambierà nulla

Mag 31 • Dal Mondo, L'opinione • 1006 Visite • Commenti disabilitati su Un bel segnale, ma probabilmente non cambierà nulla

Mellini

 

(enm) Le elezioni del Parlamento europeo hanno segnato – salvo alcuni Stati – un’avanzata degli euroscettici, un ottimo segnale ma, a mio avviso, niente di più. E ciò per alcuni non indifferenti motivi.

Primo: un Europarlamento che si autodestituisce sciogliendo l’Unione di cui è il rappresentante? Piuttosto utopico, non vi pare? Specialmente se si pensa ai soldi che si beccano – del tutto immeritatamente – gli europarlamentari, nessuno di loro ha interesse a combattere per l’abbattimento del mostro UE. Si fanno eleggere proclamando di voler rovesciare il tavolo del regime ma poi, una volta eletti, si siedono allegramente anche loro partecipando al lauto banchetto.

In secondo luogo, benché negli ultimi anni abbia ottenuto qualche potere in più, il Parlamento europeo conta quanto il due di picche, a prendere le decisioni è la Commissione europea, saldamente in mano a pochi oligarchi perlopiù rappresentanti dei pochi paesi che contano, ossia quelli che pagano. E questa, chiunque ne sia nominato in seguito presidente, non ha motivo di cambiare la sua politica. Per quello che ci riguarda poi, già non considera i malumori della propria gente, figuratevi se modificherà il suo atteggiamento verso la Svizzera!

Terzo, non dimentichiamo che in Germania – paese che tiene saldamente il timone dell’UE – il fronte europeista ha tenuto piuttosto bene, mentre l’AfD (Alternative für Deutschland, partito euroscettico) ha sì ottenuto 7 seggi dei 74 assegnati alla Germania, ma rappresenta soltanto il 7%.

In Italia, Stato che nonostante il caos politico-economico in cui si trova, viene sempre considerato – chissà perché – uno dei membri importanti dell’Unione europea, la paura del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo ha fatto sì che si ricompattasse la sinistra. Il PD – con il 43% ottenuto – proclama così una legittimazione democratica che invece non ha per governare a livello nazionale. Come se da noi rinunciassimo alle elezioni cantonali nominando il Consiglio di Stato sulla base dei risultati di quelle nazionali. Anche in Olanda il movimento antieuropeista ha subito un flop, ma questo Stato è numericamente poco importante.

Nei paesi dell’Est è invece da notare la scarsa affluenza al voto, segno che l’adesione all’UE è una pura questione d’interesse economico e non dell’ideale di un’Europa che si vuole contribuire a far crescere.

In generale, comunque, l’avanzata del fronte euroscettico è indiscutibile. Solo che non ha alcun peso su un’eventuale dissoluzione politica dell’UE. Non si abbatte un organismo di tale portata accettandone e sostenendone i meccanismi. Quindi, l’unico mezzo per abbattere la dittatura dell’UE, deve avvenire a livello nazionale da parte dei singoli Stati. E nella maggior parte degli Stati membri, il fronte ostile avrebbe la maggioranza se solo si permettesse al popolo di votare sull’uscita dall’Unione.

Ed è questo il segnale dato dalle elezioni del Parlamento europeo, e potete star certi che, al contrario di quelli ignorati bellamente finora, questo segnale lo ascolteranno a Bruxelles. E non solo nella Commissione europea, bensì anche nell’europarlamento. Magari non subito, ma non appena i deputati avranno ricevuto le prime indennità faraoniche, cui non vorranno più rinunciare anche a costo di rinnegare tutti i proclami fatti in campagna elettorale.

È da decenni ormai che l’ideale ha lasciato il posto alla bottega.

Quindi, ben venga il risultato delle elezioni europee, ma non contiamoci troppo in un’ottica di cambiamento. Tantomeno dei rapporti fra UE e Svizzera. Cerchiamo piuttosto di fare la nostra parte evitando di eleggere a Berna chiunque sia in sentore di europeismo. Ma, purtroppo, anche questa mi sa che è un’utopia.

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