Umanitarismo ipocrita di politici a Como

Ago 26 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 1030 Views • Commenti disabilitati su Umanitarismo ipocrita di politici a Como

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Assemblea dei delegati nazionali UDC a Wettingen del 20.08.2016 – Discorso di Albert Rösti, Presidente UDC Svizzera, Consigliere nazionale, Uetendorf (BE)

 

Sono una volta di più profondamente commosso dal nostro inno nazionale. Questo cantico ci fa vibrare e rafforza la nostra motivazione a batterci per il nostro meraviglioso paese, la Svizzera. Voi, Signore e Signori delegati, fate parte delle persone che difendono la Svizzera e i suoi valori, e che sono pronte a lavorare, senza mire egoistiche e senza indennità, per l’UDC, affinché possa impegnarsi utilmente per la prosperità del nostro paese. Vi ringrazio di cuore.

Voi non fate parte di quella presunta élite intellettuale della Società svizzera di pubblica utilità, che ha fatto sì affermato che la melodia dell’inno nazionale fosse abusata il 1° agosto applicandole un testo che non è mai stato discusso in pubblico. Immaginatevi: in un’epoca segnata dall’orribile terrorismo dello Stato islamico che ci qualifica tutti infedeli, proprio in un tale momento l’inno presentato al Grütli omette scientemente le parole “Dio onnipotente”. Che comportamento sacrilego nei confronti dei nostri valori! Il Grütli, il 1° agosto e l’inno nazionale sono ai miei occhi i simboli dei nostri valori. Nonostante la separazione fra Stato e Chiesa, la nostra Costituzione moderna si basa comunque sui valori cristiani che sono definiti nel Discorso della montagna. È quindi del tutto giusto che la nostra Costituzione inizi con le parole “In nome di Dio onnipotente”.  
Sono estremamente preoccupato nel vedere delle personalità di primo piano del nostro paese partecipare a questa disintegrazione dei nostri valori. Questa stessa constatazione vale per un’informazione diffusa ieri dalla radio, secondo la quale le campane della chiesa di Worb non suonano più i quarti d’ora, perché dei ricercatori del politecnico di Zurigo pretendono di avere scoperto che il suono delle campane nuoce alla qualità del sonno. Gli stessi ambienti che sbeffeggiano i nostri valori sono anche quelli che si dimostrano eccessivamente tolleranti di fronte ad altre culture come l’Islam e il porto del velo. Ieri, la radio svizzero-tedesca ha dedicato una trasmissione di diversi minuti al problema dei controlli frontalieri in Ticino che provocano dei ritardi dei treni e disturbano i passeggeri.  In altre parole, non soni i migranti che finiscono in gran parte nell’aiuto sociale e che ci costano più di 1,5 miliardi di franchi l’anno a costituire un problema, ma i dieci minuti di ritardo che subiscono i treni. Da notare, fra l’altro, che nella stessa trasmissione, le FFS hanno dichiarato che i ritardi erano principalmente dovuti ai cantieri.    
Questi comportamenti devono incitarci a raddoppiare gli sforzi per difendere i nostri valori. Io ringrazio il Comitato d’Egerkingen per aver lanciato l’iniziativa popolare contro la dissimulazione del viso e vi invito tutti a firmarla. Noi dobbiamo opporci al terrorismo e mostrarci fermi nella difesa dei nostri valori e della nostra cultura. Coloro che vogliono vivere in Svizzera devono adeguarvicisi, punto. L’integrazione è compito degli immigranti, come tutti noi dobbiamo adattarci quando viaggiamo o quando ci stabiliamo in un altro paese.
Dobbiamo anche far capire chiaramente al mondo intero, che non possiamo accogliere tutte le persone che vivono in una prosperità inferiore alla nostra.
Io non capisco perché il Consiglio federale e il Parlamento continuino a rifiutare ostinatamente, e in opposizione ad altri paesi, di imporre dei controlli ai principali valichi frontalieri della Svizzera con l’aiuto dell’esercito. Bisogna finalmente segnalare chiaramente alle bande criminali di passatori che la Svizzera rifiuta di accogliere i migranti economici. Ecco il solo modo di arrestare questo brutale traffico di esseri umani. La sinistra si lamenta attualmente della situazione di Como. Certamente, queste immagini non sono belle da vedere. Ma la responsabilità ne incombe su coloro che, praticando una cultura del benvenuto insensata, hanno incitato migliaia di persone ad attraversare il Mediterraneo con la falsa speranza d’entrare in una specie di Paradiso terrestre. Penso in particolare a quelle politiche e a quei politici che manifestano il loro umanitarismo ipocrita andando a Como a consigliare ai migranti circa il modo di entrare in Svizzera. Rallegriamoci piuttosto del fatto che le guardie di confine lascino passare solo le persone che possono provare inequivocabilmente che intendono chiedere l’asilo in Svizzera. Tutte le altre che hanno l’intenzione di sparire nella natura o di transitare attraverso la Svizzera vengono rinviate in Italia.  
Come si osa giustificare il fatto che delle persone realmente perseguitate non si rechino nel primo paese alla loro portata invece di scegliersi la regione che piace loro di più? Siamo contenti del lavoro delle nostre guardie di confine, ma bisognerebbe finalmente rafforzare i controlli frontalieri e la protezione delle frontiere con l’aiuto dell’esercito. In caso di bisogno, occorrerebbe perfino sospendere temporaneamente la legge sull’asilo come si sta progettando in Austria. Il fatto che molte persone respinte una prima volta facciano un secondo tentativo perché sicuramente consigliate in questo senso, prova senza dubbio che gli ipocriti umanitari sono corresponsabili delle attività criminali dei passatori. Se, come l’UDC l’aveva chiesto già due anni fa, si fosse chiusa la frontiera, i migranti non si accumulerebbero a Como.  
Un’azione veramente umanitaria consiste nell’aiutare la gente installata nei grandi campi profughi trasferendovi una parte dell’aiuto allo sviluppo e facendo ben capire a queste persone che devono tornare al più presto possibile nei loro paesi d’origine. Si aiuterebbero così tutte le persone che non possono permettersi i servizi dei passatori, facendo capire ai migranti economici che non vale la pena d’intraprendere la via dell’esilio. E, più importante, la bomba a scoppio ritardato estremamente pericolosa, ossia l’esplosione degli oneri sociali che dovranno un giorno sopportare i nostri figli, sarà disinnescata.
Se l’attuale migrazione dei popoli, che senza dubbio è appena cominciata, non viene arrestata, comprometteremo la prosperità dei nostri figli e nipoti che dovranno lavorare non soltanto per le persone anziane in pensione, bensì anche per tutti coloro che sono venuti in Svizzera alla ricerca di una vita migliore ma che non possono o non vogliono lavorare. Nel contempo, i paesi in via di sviluppo da cui provengono i migranti s’indeboliscono perché viene loro a mancare la manodopera giovane.
Signore e Signori, io prendo molto sul serio Vaclav Klaus, presidente della Repubblica ceca dal 2003 al 2013, quando paragona nel suo recente articolo il movimento migratorio attuale alla migrazione dei popoli che, oltre 1500 anni fa, provocò la distruzione dell’impero romano. Dato che 60 milioni di persone sono sulla via dell’esilio, il milione arrivato in Europa lo scorso anno non rappresenta che l’inizio. Il pericolo è reale, ritiene Vaclav Klaus considerando queste cifre. Egli è convinto che l’ondata migratoria attuale non sia in primo luogo una conseguenza della disintegrazione dei paesi del Vicino Oriente e dell’Africa del Nord. Dietro alla presunta impossibilità di fermare l’ondata migratoria attuale si nasconde in realtà una grande assenza di volontà che osserviamo anche in Svizzera. È per questo che ci vuole la voce dell’UDC. È nostro dovere evitare la grande catastrofe che incombe a lungo termine e che, se si realizza, i nostri figli e nipoti non potranno mai perdonarci.

 

Noi possiamo raggiungere questo obiettivo solo se la Svizzera rimane indipendente a medio e lungo termine e se possiamo decidere noi ciò che è bene e ciò che è male per la Svizzera. Siamo dunque riconoscenti a Christoph Blocher per aver costituito, con il suo comitato “EU-NO” un vasto raggruppamento al di fuori dell’UDC, ma che si batterà con l’UDC contro l’integrazione della Svizzera nell’UE e per la salvaguardia della via bilaterale. Le relazioni fra la Svizzera e l’UE costituiscono dunque il tema principale di questa assemblea dei delegati ed è anche per questa ragione che l’UDC ha depositato una settimana fa la sua iniziativa popolare

Per l’autodeterminazione con 116’709 firme.

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