“Trumpinature”

Dic 3 • L'opinione, Prima Pagina • 782 Views • Commenti disabilitati su “Trumpinature”

Dr. Francesco Mendolia

Dr. Francesco Mendolia

Donald Trump, su Youtube il piano per i primi 100 giorni. Non c’è il muro con il Messico e la cancellazione dell’Obamacare

 

Il video postato è il primo documento da cui desumere qualcosa di più chiaro sugli indirizzi futuri. L’unico vero annuncio che Trump fa nel video è il ritiro degli Stati Uniti dal Trans-Pacific Partnership (TPP), l’accordo di commercio firmato da Barack Obama lo scorso febbraio con altri undici Paesi ma non ancora ratificato.

Dura due minuti e mezzo, è stato postato su Youtube ed è l’appello, a metà strada tra l’informazione commerciale e il discorso politico, con cui Donald Trump si rivolge agli americani e promette di creare posti di lavoro, rinegoziare gli accordi commerciali ed eliminare tutta una serie di regolamentazioni del passato. In realtà, dalla lista degli ordini esecutivi che Trump annuncia per il suo primo giorno di presidenza, mancano le promesse più incendiarie della campagna: il Muro con il Messico; la cancellazione dell’Obamacare.

Dal giorno della sua elezione, Trump non ha ancora tenuto una conferenza stampa per spiegare i primi provvedimenti della nuova amministrazione. Le informazioni sono state affidate ai comunicati stampa del transition team; e ai suoi tweet, in cui Trump ha mischiato giudizi e notizie sulla selezione dei futuri ministri a improvvise esplosioni di rabbia e indignazione – per esempio nei confronti degli attori di Hamilton che hanno rivolto un appello dal palcoscenico al vice presidente eletto Mike Pence.

Il video postato su Youtube è quindi il primo documento da cui desumere qualcosa di più chiaro sugli indirizzi futuri. Intanto c’è da rilevare che Trump abbandona lo stile “all’improvviso” di molte delle sue uscite del passato. Guarda fisso nella telecamera e, chiaramente, legge da un copione preparato. Il tentativo di distanziarsi dai suoi modi tradizionali di comunicazione, più urlati e destinati soprattutto ai supporter, è evidente nella conclusione del discorso, quando Trump dice di voler “far tornare grande l’America per tutti”. E poi sottolinea: “Per tutti”.

Quanto ai contenuti, l’unico vero annuncio che Trump fa nel video è il ritiro degli Stati Uniti dal Trans-Pacific Partnership (TPP), l’accordo di commercio firmato da Barack Obama lo scorso febbraio con altri undici Paesi ma non ancora ratificato. La cancellazione del TTP era stata una delle promesse più frequenti fatte da Trump in campagna elettorale, uno degli strumenti con cui il candidato repubblicano è riuscito a raccogliere il voto di parte della working class del Centro e del Nord che vede nei trattati di commercio internazionali una delle cause dell’emorragia di posti di lavoro. Oltre all’uscita dal TTP, Trump non annuncia nel video altri provvedimenti concreti. Dice di voler prendere, nel primo giorno del suo governo, decisioni esecutive per “cancellare le restrizioni sulla produzione dell’energia americana – compresi lo shale oil e il carbone pulito – che uccidono il lavoro americano”. Trump non spiega però quali saranno questi provvedimenti, che creeranno, aggiunge, “molti milioni di posti di lavoro ben pagati”. 

Trump promette anche di “formulare una regola per cui per ogni nuova regolamentazione, ne verranno eliminate due”. Ricorda ancora di voler “istruire il Pentagono e il chairman of the Joint Chiefs of Staff per sviluppare un piano comprensivo per proteggere le infrastrutture vitali dell’America dai cyberattacchi e da ogni altra forma di attacco”. Il presidente-eletto conclude spiegando la sua intenzione di imporre un “bando di cinque anni” per i funzionari di governo che, a fine mandato, vogliano diventare lobbisti. Il bando sarà invece a vita in caso di lobbying a favore di governi stranieri.

Come si vede, dalla lista delle decisioni esecutive che Trump intende prendere nel primo giorno di governo mancano due tra le promesse più sbandierate e controverse: la creazione del Muro con il Messico e la cancellazione dell’Obamacare (in realtà, in un’intervista al “Wall Street Journal”, Trump ha spiegato di essere propenso a conservare almeno un paio delle provisions dell’Obamacare: la possibilità per i giovani a carico della famiglia di utilizzare l’assicurazione sanitaria dei genitori e l’impossibilità per le assicurazioni di negare l’assistenza sulla base di preesistenti condizioni di salute).

In mancanza di annunci clamorosi, il video può essere quindi interpretato in due modi. Da un lato Trump dice che il lavoro del suo transition team sta procedendo “in modo morbido, efficiente ed efficace”. In realtà, le nomine promesse per domenica o al più tardi lunedì – soprattutto quella di Segretario di stato – tardano. Le divisioni all’interno del mondo repubblicano e conservatore, le spinte e tensioni per imporre candidati diversissimi stanno probabilmente ritardando il processo. Trump ha quindi bisogno di rivolgersi direttamente ai suoi elettori, e agli americani, spiegando che il lavoro va avanti e che l’attività di governo è comunque partita.

C’è poi un tema che ha a che fare con la comunicazione. In campagna elettorale Trump ha usato una retorica incendiaria, fatti di annunci shock – la deportazione, il Muro, il bando ai musulmani, la reintroduzione della tortura – e di polemiche continue. Quel tipo di retorica lo ha aiutato presso il suo elettorato ma non può essere ovviamente utilizzata ora, da presidente-eletto. Trump peraltro continua a non fidarsi dei media USA. Lunedì, in un incontro a porte chiuse con 25 dirigenti e anchors delle principali reti televisive, Trump ha di nuovo accusato i media di essere stati “disonesti” e avergli fatto la guerra: “in particolare CNN e NBC News sono stati i peggiori”. In questo clima, di continuo scontro e sospetto, Trump potrebbe nel futuro scegliere una comunicazione più diretta con gli americani, non filtrata attraverso i media tradizionali ma basata soprattutto sull’uso dei social. Il video su Youtube, lunedì sera, potrebbe essere il primo esempio di questa strategia.

(da Il fatto Quotidiano. Roberto Festa 22 novembre 2016)Il fatto quotidiano Roberto Festa 22

 

Trump rompe il protocollo e chiede Farage come ambasciatore

Imbarazzo a Londra, che risponde decisa: “Non abbiamo nessun posto vacante”

Difficili da fraintendere le parole di Trump, che scrive: “Molte persone vorrebbero vedere Nigel Farage rappresentare la Gran Bretagna come ambasciatore negli Stati Uniti. Farebbe un ottimo lavoro!”

Un endorsement che è arrivato forte e chiaro a Londra e a cui Downing Street ha risposto con un certo imbarazzo, ma pure con decisione. “Non c’è un posto vacante”, ha commentato il portavoce del governo britannico, sostenendo anzi: “Abbiamo già un eccellente ambasciatore negli Stati Uniti”.

“L’ambasciatore britannico a Washington – ha poi aggiunto l’ex ambasciatore Christopher Meyer – esiste per difendere i nostri interessi negli Stati Uniti, non gli interessi americani in Gran Bretagna. Non possiamo permettere che capi di Stato stranieri decidano chi debba essere il nostro ambasciatore”.

Da gennaio di quest’anno il governo di Sua Maestà è rappresentato a Washington da Sir Nigel Kim Darroch. E se Trump fa sapere il suo apprezzamento per il leader a interim dell’Ukip, la stampa britannica parla chiaramente di una violazione di ogni protocollo diplomatico invalso.

“È molto inusuale per un presidente eletto suggerire ambasciatori di altri Paesi”, scrive il Telegraph, mentre secondo la BBC le dichiarazioni da parte di Trump rischiano di creare tensioni indigeste con Londra.

“Se potessi aiutare il Regno Unito in qualsiasi modo lo farei”, ha commentato Nigel Farage. Ma farlo da numero uno della delegazione diplomatica è al momento fuori discussione.

( Da Il giornale Lucio di Marzo 22/11/2016)

 

Donald Trump rinuncia allo stipendio da presidente

Donald Trump rinuncia allo stipendio da presidente, 400mila dollari all’anno. Il magnate lo ha annunciato nell’intervista alla CBS. “Non ne ho mai parlato, ma la risposta è no – risponde alla giornalista Lesley Stahl, che gli chiede se guadagnerà per il suo incarico – penso di dover prendere per legge un dollaro, prenderò un dollaro all’anno”. Trump, peraltro, sostiene di “non sapere neanche” a quanto ammonti l’indennità per il presidente e lo chiede alla giornalista: “Lei sa quant’è lo stipendio?”. “Sta rinunciando a 400mila dollari”, dice la Stahl. “Non li prenderò”, insiste il presidente eletto.

(da Libero  14 novembre 2016 Speciale USA)

 

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