Tre atti parlamentari del nostro consigliere nazionale Marco Chiesa

Mag 19 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 206 Views • Commenti disabilitati su Tre atti parlamentari del nostro consigliere nazionale Marco Chiesa

Marco Chiesa
Consigliere nazionale UDC

La zelante Svizzera ancora nella Black List italiana per persone fisiche: reciprocità calpestata e politica estera passiva

La Svizzera si trova ancora iscritta nella Black List italiana per le persone fisiche. Il 28.06.2017, il CF ha confermato di ritenere che dall’entrata in vigore del Protocollo che modifica la Convenzione per evitare le doppie imposizioni (CDI-I) e sulla base di quanto è stato convenuto nella roadmap, non sussistano più motivi per i quali la Svizzera debba figurare sulla lista del 1999. Il 23.02.2015 infatti sono stati firmati un Protocollo che modifica la CDI-I e una roadmap concernente la prosecuzione del dialogo sulle questioni finanziarie e fiscali. Il protocollo che modifica la CDI-I ha permesso di adeguare la clausola sullo scambio di informazioni su domanda allo standard internazionale; questa disposizione è entrata in vigore il 13.07.2016 e si applica a fatti avvenuti a partire della data della firma. La roadmap stabilisce le condizioni per lo stralcio della Svizzera dalle liste nere italiane e l’inserimento nelle liste bianche. Il mantenimento di questa discriminazione consente all’Italia di avvalersi dell’inversione dell’onere della prova nei confronti dei suoi contribuenti con conti bancari in Svizzera nell’ambito delle procedure avviate con domande raggruppate. Intanto l’ltalia ha adottato un trattamento forfetario a favore di stranieri che si stabiliscono sul suo territorio. La Black List nella quale figura è stata pure evocata durante l’incontro ufficiale del 3.05.2018 con il Presidente della Camera dei deputati Roberto Fico. Il CF nella precedente risposta riguardante questo tema aveva garantito che qualora gli sforzi in atto per cancellare il nostro Paese da questa lista discriminatoria non dovessero sfociare in un risultato concreto, avrebbe valutato misure in linea con gli impegni internazionali della Svizzera.

A distanza di anni da queste promesse pongo i seguenti quesiti:

  1. Il CF conferma nuovamente che la Svizzera non dovrebbe figurare in nessuna Black list italiana in quanto rispetta tutti gli impegni presi?
  2. Cosa è stato fatto in questo tempo per far valere le nostre ragioni con il Governo italiano?
  3. Non è arrivato il tempo di applicare delle sanzioni all’Italia per questa gratuita discriminazione?
  4. In cosa potrebbero consistere le misure di compensazione per questa disparità?
  5. Intende ora il CF finalmente attivarsi concretamente o preferisce una politica estera passiva di protezione degli interessi svizzeri?

Una buona idea completare la mobilità lenta nel Gambarogno?

Il Comune di Gambarogno, che ha carattere turistico-residenziale, si estende sino al confine con l’Italia su di una lunghezza di 17km di cui 12 di costa est su suolo CH del Lago Maggiore. Nei Piani di Agglomerato, Gambarogno fa parte del Locarnese. Nel PaLoc2, il CF ha riconosciuto l’importanza di collegare con la mobilità lenta la parte a lago di Gambarogno e il resto del Cantone approvando il collegamento ciclopedonale da Quartino a Magadino in fase A (INF 4) e da Magadino sino a Dirinella al confine (INF 5), in fase B. Nell’ambito del Paloc3 sono stati eseguiti gli studi di fattibilità richiesti per portare INF 5 da fase B in fase A per un investimento di ca. 12 mio CHF. Il progetto conclusivo del Paloc3 in consultazione nella primavera del 2016 prevedeva varie tratte della ciclopedonale in fase A. Nel Paloc3 è stata inserita da fase C in fase A una passerella (ciclopedonale) sul Ticino nella zona Bolle di ca. 12 mio CHF di spesa e il cui studio di fattibilità era ancora in fase di valutazione. Questa passerella venne poi inserita da C in A nel progetto definitivo di Paloc3 (ML 5.1) inoltrato a Berna e più tratte del percorso ciclopedonale declassate da A in C. Nella recente analisi finale eseguita dagli Uffici federali la passerella presentava varie criticità trovandosi in zona protetta delle Bolle di Magadino e quindi declassata in fase C. Pertanto Gambarogno ora si trova con un concetto di mobilità lenta spezzettato e parecchio rallentato. Nel PaLoc3 il CF ha comunque confermato la volontà di sostenere il collegamento ciclopedonale verso Dirinella finanziando due brevi tratte (ML 8.1 e ML 8.5) per un onere finanziario complessivo a carico della Confederazione di 690’000 CHF.

Dopo la bocciatura della passerella ciclopedonale in zona Bolle, chiedo al CF se sia favorevole a ripescare in fase A le tratte della ciclopedonale declassate da A in C per accelerarne la conclusione. Sarebbero da riconsiderare in A (inf. ML 8.6) e (inf. ML 8.2) che avvicinano Vira e Dirinella al nodo intermodale (FFS, autoPost e navigazione TP 9.1) di S.Nazzaro, per un importo complessivo di ca. 12 Mio di cui ca. 4 a carico della Confederazione.

Inoltro questa interrogazione in quanto l’obiettivo condiviso del PaLoc di realizzare la ciclopedonale da Quartino a Dirinella è sempre stato evidente e ora conosce una brusca interruzione a scapito di plausibili indotti turistico-economici.

Riapertura notturna dei valichi secondari: decisione inopportuna per la sicurezza della popolazione ticinese forse frutto di pressioni estere?

Nel suo comunicato stampa del 15.06.2018, il CF afferma che il progetto pilota per la chiusura notturna dei valichi secondari, testato dal 1° aprile al 30 settembre 2017, non ha avuto notevoli ripercussioni sul tasso di criminalità in Ticino e che non vi sono indicazioni che una chiusura a livello cantonale possa ridurre la criminalità transfrontaliera. Da colloqui con l’Italia è inoltre emerso che una chiusura notturna dei confini potrebbe ripercuotersi negativamente sulla buona collaborazione nell’ambito della sicurezza dei confini e della migrazione. Il CF ha pertanto deciso di adottare altre misure, ossia di munire i valichi di confine secondari di barriere che vengono chiuse solo in caso di necessità, ad esempio quando la polizia organizza una ricerca. Inoltre, ai conducenti deve essere segnalato che vengono sorvegliati da telecamere al momento del passaggio del confine. Ma queste rassicurazioni non bastano! La recrudescenza dei crimini negli scorsi mesi, durante i quali abbiamo assistito a numerosi casi di bancomat fatti esplodere con la dinamite, è preoccupante e dovrebbe mettere una forte pressione sulle nostre istituzioni. Questi crimini hanno luogo, non certo a caso, in zone adiacenti i valichi doganali, in particolare nel Mendrisiotto, basti ricordare i casi di Coldrerio, Arzo e Stabio. Le rassicurazioni statistiche e politiche non bastano alla popolazione e dunque pongo i seguenti quesiti:

  1. Il CF, alla luce dell’escalation criminale a cui abbiamo assistito in Ticino, si è convinto ed è disposto a rivedere la sua decisione di riapertura notturna dei valichi secondari?
  2. Il CF è almeno disposto a ripetere l’esperienza di chiusura dei valichi per un nuovo periodo di test?
  3. La pressione dell’Italia, condita da velate minacce a proposito ripercuotersi negativamente sulla buona collaborazione nell’ambito della sicurezza e della migrazione, ha giocato e gioca un ruolo nella decisione del CF?
  4. Il CF teme forse qualche tirata d’orecchi dall’UE basata sul rispetto dell’accordo di Schengen?
  5. Il CF non ritiene che psicologicamente la popolazione di confine si senta più protetta con la chiusura dei valichi secondari di notte?
  6. Come giudica il CF la situazione e la condizione dei presidi che costeggiano e proteggono il confine con l’Italia?
  7. Non è necessario provvedere ad un ripristino di eventuali punti più sensibili?

 

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