Ticino – Paese del Bengodi?

Mar 19 • Lettori, Prima Pagina • 566 Views • Commenti disabilitati su Ticino – Paese del Bengodi?

Sì, ma per il godimento di quei “cavalieri dell’imbroglio”, gente che, dopo aver fatto pratica in patria, ora bazzica da noi per mungere questi “Ticinesotti stupidotti”. Possono essere di nazioni diverse, magari anche Confederati, ma da noi – data la vicinanza geografica – in maggioranza sono italiani. Voglio subito chiarire: queste mie considerazioni riguardano solo i citati “furbacchiotti” e non coloro che si comportano correttamente. Dopo il disastro causato da diversi accordi con l’UE, la Svizzera è diventata terreno di caccia per  questi filibustieri. Con il nostro Consiglio federale che sta ulteriormente “decorando” la torta UE. E che, alla grande, sta mettendo ciliegine sulla torta italiana. Un Ticino che, a furia di “a sa po mia” sta vieppiù diventando l’agnello sacrificale; una – come si diceva una volta – COLONIA ITALIANA!

Succintamente, due storielle assurte all’onore della cronaca. Protagonisti: i succitati “cavalieri”.

Vicenda 1: Adria costruzioni (sarebbe meglio dire: Adria delinquenza), tramite la quale padre e figlio sono riusciti a farsi sganciare dalla banca diversi milioni, con i quali si sono dati a una vita da Jet set. E ora il fallimento, e non per poco: 19 milioni di scoperto. E a rimetterci saranno sicuramente la banca credulona, i fornitori e i sub-appaltanti, forse anche gli operai e (ça va sans dire) l’erario. Un pensierino va anche a quei committenti che ora si trovano con la casa “a mezz’aria” e magari con le caparre volatilizzatesi, ma per loro non ho lacrime. E un altro pensierino va al dirigente bancario che ha riempito le tasche dei nostri con svariati milioni. Correo oppure Pinocchio con il gatto e la volpe?

Vicenda 2 (tratta da MdD 6.3.2016): tutta un’altra storia. Protagonista un italico imprenditore (si potrà ora chiamarlo “delinquentello”?), direttore o forse proprietario di un ufficio d’informatica ubicato nel Mendrisiotto. Non c’è l’informazione sui suoi dipendenti, verosimilmente frontalieri, ma si sa ora che li pagava Fr 8.70 l’ora. Di conseguenza c’è stato l’intervento del nostro Ufficio del lavoro il quale, non avendo il settore informatico un contratto di lavoro, ha dovuto limitarsi a suggerire all’imprenditore un ritocco verso l’alto. A tutt’oggi non si sa se il “ritocco” sia stato effettuato  oppure se la richiesta governativa sia rimasta un pio desiderio. Ma adesso viene il bello: il “nostro” risiede da noi con un permesso B (da uno a cinque anni) che deve essere rinnovato. Ma questa volta non basta l’autocertificazione, ci vuole il patrio estratto dal casellario giudiziale. Guaio grosso, perché è un elenco di infrazioni e di procedimenti penali. No mi è dato di sapere se  l’abbia ugualmente annesso alla domanda di rinnovo o se abbia ancora allegato l’evidentemente bella e linda autocertificazione. Fatto sta che al nostro “gradito” ospite il permesso è stato rinnovato, seppure accompagnato da un ammonimento. Proverbio aggiornato: uomo avvisato, tutto salvato. Allegria!

 

Luciano Turba, Giubiasco

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