Tassa obbligatoria: SÌ o NO?

Gen 14 • L'opinione, Prima Pagina • 92 Views • Commenti disabilitati su Tassa obbligatoria: SÌ o NO?

Le emittenti pubbliche e private si potrebbero completare a tutto vantaggio degli utenti – forse, in ogni regione linguistica, è sufficiente un’emittente pubblica …

Urs von der Crone
Presidente ds-SVP Tessin

La maggior parte di noi guarda alla TV regolarmente delle trasmissioni dedicate ai consumatori: gli Svizzero-tedeschi s’informano con «Kassensturz», i Romandi con «A bon entendeur» e i Ticinesi approfondiscono i relativi temi con «Patti Chiari». I conduttori delle tre trasmissioni, concepite in modo analogo, confrontano spietatamente prezzi e qualità di tutte le cose che ci toccano nella vita quotidiana. È spesso successo che delle aziende uscenti male da questi test, si siano trovate sull’orlo di un precipizio. Perché ai conduttori non importa, il loro stipendio mensile è comunque assicurato dalla televisione finanziata con il denaro dei contribuenti. È passato di tutto sotto la lente di questi programmi: dai trapani a batteria ai prodotti contro le zecche, dallo yogurt all’albicocca alle lampadine a risparmio energetico, creme contro la caduta dei capelli, marmellate di fragole, spazzolini da denti, assicurazioni dentali e spremiagrumi. Dopo la trasmissione, il consumatore sa esattamente quali prodotti dovrebbe acquistare e quali no.

Un settore non è però – e la cosa balza all’occhio – mai stato analizzato: i realizzatori di queste trasmissioni non hanno mai verificato e confrontato la qualità e i costi dei diversi programmi TV. Ha forse la televisione svizzera paura di un confronto altrettanto implacabile quanto quello cui sottopone tutti gli altri produttori? È stata necessaria la spinta dall’esterno dell’iniziativa «NO-BILLAG». È davvero l’ora di avviare una ricerca su quanto noi Svizzeri riceviamo realmente in cambio di un canone di Fr 451.- (gli Austriaci pagano solo Fr 345.-, i Tedeschi Fr 245.-, gli Inglesi Fr 193.- e gli Italiani circa Fr 100.- per le numerose reti statali della RAI). Inoltre, si dovrebbe spiegare perché la BILLAG, per nient’altro che il semplice incasso di una tassa unitaria nell’intero paese, abbia dovuto ricevere finora per il suo lavoro la bellezza di 54 milioni di franchi.

È vero che questo contratto per l’incasso è nel frattempo stato disdetto, tuttavia si dovrebbe adesso innanzitutto stilare un rapporto dettagliato. Quali servizi possono coprire le emittenti private? Dove è necessaria, quale completamento, l’emittente pubblica? Quali trasmissioni sono dovute ai diversi gruppi linguistici? Questi devono valere naturalmente come «servizio pubblico». Nessuno contesta che il «servizio pubblico» in un piccolo paese con quattro lingue nazionali risulti più caro che altrove. Bisogna tuttavia rispondere alla domanda se, accanto alle emittenti private, abbiamo bisogno di 17 emittenti radio pubbliche, 7 reti televisive, 13 portali WEB, 108 profili Facebook, rispettivamente 54 Twitter e 32 Instagram, nonché 42 Youtube. La radiotelevisione pubblica svizzera ha finora rifiutato questa discussione. Per cui non ci rimane che accettare l’iniziativa «NO-BILLAG». I programmi SRF, RTS e RSI non moriranno per questo – anzi, grazie a una cura fitness, forse si creerà una struttura programmatica più snella e attrattiva.

 

 

 

 

 

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