Svizzera versus Unione europea: dopo Brexit, la Swissexit?

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  Da Les Observateurs traduciamo un interessante articolo a firma Fred Deion

Da LE SAKER FRANCOPHONE

Di Fred Deion − Giugno 2017

Può sembrare curioso parlare di Swissexit, quando la Confederazione elvetica non fa parte dell’Unione europea (UE). Benché non-membro, la Svizzera è tuttavia firmataria delle convenzioni di Schengen (soppressione dei controlli alle frontiere, condivisione delle politiche dei visti e dell’immigrazione) e di Dublino (diritto d’asilo europeo). Essa ha pure stipulato degli accordi bilaterali con Bruxelles, una prima volta fra il 1999 e il 2002 (agricoltura, libera circolazione delle persone, appalti pubblici, ostacoli al commercio, ricerca, trasporti), e una seconda volta fra il 2002 e il 2008 (ambiente, fiscalità del risparmio, lotta contro la frode e il contrabbando, prodotti agricoli trasformati, pensioni, educazione, statistica e cooperazione in materia di giustizia, sicurezza, asilo e migrazione, giustamente con la sottoscrizione delle convenzioni di Schengen e Dublino).

Dall’entrata in vigore dell’accordo di libera circolazione delle persone, l’immigrazione di provenienza UE aumenta, passando da in un primo tempo a 50’000 abitanti supplementari l’anno fino al 2006, poi a 80’000 abitanti supplementari l’anno dal 2007. Di fronte a questo afflusso, il partito UDC (Unione democratica di centro) ha lanciato un’iniziativa popolare « contro l’immigrazione di massa», accettata in votazione popolare il 9 febbraio 2014 con il 50,3% dei voti.

Questo risultato modifica la Costituzione federale con le aggiunte seguenti:

La Svizzera gestisce autonomamente l’immigrazione degli stranieri.

Il numero di permessi di dimora per stranieri in Svizzera è limitato da tetti massimi annuali e contingenti annuali.(…)

I tetti massimi annuali e i contingenti annuali per gli stranieri che esercitano un’attività lucrativa devono essere stabiliti in funzione degli interessi globali dell’economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli Svizzeri;(…)

La legge disciplina i particolari.

 

Per preservare gli accordi bilaterali con l’UE, il Parlamento elvetico ha votato tuttavia una legge d’applicazione light, il 16 dicembre 2016:

IL CONSIGLIO FEDERALE DECRETA DELLE MISURE VOLTE A ESAURIRE IL POTENZIALE OFFERTO DALLA MANODOPERA IN SVIZZERA. (…)

Quando certi gruppi professionali, settori d’attività o regioni economiche registrano un tasso di disoccupazione superiore alla media, si potranno prendere delle misure limitate nel tempo, volte a favorire le persone registrate presso un servizio pubblico di collocamento quali persone alla ricerca d’impiego. (…)

I posti vacanti in gruppi professionali, settori d’attività o regioni economiche che registrano un tasso di disoccupazione superiore alla media devono essere comunicati dai datori di lavoro ai servizi pubblici di collocamento.

 

In questa legge d’applicazione light, non ci sono né tetti massimi né contingenti, né il principio della preferenza nazionale. L’UDC grida dunque al tradimento, essendo stata calpestata la volontà popolare, e non essendo stata messa in vigore la norma costituzionale.

La risposta non si è fatta attendere: dall’inizio 2017, un gruppo di lavoro composto da membri dell’UDC e dell’ASNI (Azione per una Svizzera neutrale e indipendente) sta sviluppando tre varianti, in vista di lanciare una nuova iniziativa popolare per la limitazione dell’immigrazione. Il 4 maggio 2017, l’UDC e l’ASNI hanno reso pubbliche queste tre varianti, che sono state esaminate dall’ASNI in occasione dell’assemblea generale del 6 maggio. Eccole:

  1. Rescissione dell’accordo di libera circolazione delle persone con l’UE
  2. Divieto del principio della libera circolazione delle persone, e rescissione del relativo accordo
  3. Divieto del principio della libera circolazione delle persone, divieto che ha la priorità sui trattati internazionali.

Queste varianti saranno esaminate in occasione dell’assemblea dei delegati UDC il 24 giugno, con l’obiettivo di lanciare un’iniziativa popolare entro la fine di quest’anno. Questa iniziativa sarà la prima tappa della Swissexit, perché se sarà accettata in votazione popolare, l’UE rischia, con la rescissione di un accordo (la libera circolazione delle persone), di considerare decaduti tutti gli altri accordi bilaterali1 (cosiddetto principio della « clausola ghigliottina»).

L’UDC depositerà inoltre una seconda iniziativa popolare, detta per l’autodeterminazione («il diritto svizzero anziché giudici stranieri»). Essa mira a preservare la nostra libertà e la nostra indipendenza dall’ingerenza del diritto straniero, in particolare europeo, tramite la sua ripresa in virtù di accordi internazionali (bilaterali, Shengen. Dublino, ecc.). Se questa seconda iniziativa sarà acettata, sarà la seconda tappa di Swissexit.

Una terza votazione è pure da prevedere. Infatti, l’Unione europea ha adottato recentemente una direttiva concernente l’acquisto e la detenzione di armi nello spazio di Schengen. La legge svizzera sulle armi dovrebbe quindi essere modificata, avendo la Svizzera firmato l’accordo di Schengen ed essendo membro di questo spazio dal 2008 (a proposito della pressione esercitata dalla Commissione europea nel processo che ha condotto all’adozione di questa direttiva – in francese -: http://actufreddeion.blogspot.ch/2017/02/interview-de-la-deputee-europeenne-dita.html).

Tuttavia, questa nuova direttiva si scontra sia con il servizio militare obbligatorio in vigore nell’esercito svizzero di milizia (i militi devono custodire il loro fucile d’assalto al loro domicilio, fra due corsi di ripetizione), sia con la tradizione molto popolare del tiro sportivo (la federazione svizzera di tiro è la maggiore associazione sportiva, con 175’000 membri), senza parlare di tutte le persone residenti in Svizzera che praticano il tiro senza essere affiliate a un club (per saperne di più su quanto prevede questa direttiva – in francese -: http://actufreddeion.blogspot.ch/2016/12/nouvelle-directive-europeenne-sur-les.html)

Infine e soprattutto, questa direttiva europea criminalizza i tiratori, i cacciatori, i detentori d’armi, senza contribuire in benché minima misura alla lotta contro i terroristi, che utilizzano veicoli da trasporto (Nizza, Berlino, Stoccolma, Londra a due riprese), delle armi bianche (Magnanville, Wurtzburg, St-Étienne-du-Rouvray, Londra di nuovo) o delle armi acquistate illegalmente sul mercato nero, e non legalmente da un armaiolo (attentati di Parigi). Il solo effetto di questa direttiva è quindi di stigmatizzare i detentori d’armi, di sospettare tutta la popolazione, e d’ingrossare le fila degli avversari dell’Unione europea: movimenti che s’oppongono a questo « EU Gun ban » in tutta l’Europa, #iamthegunlobby. Essi si aggiungono agli anti-Europei di tutte le provenienze e ai partiti politici detti «populisti», che fanno della resistenza a Bruxelles il loro primo cavallo di battaglia.

Benché il Parlamento svizzero non abbia ancora adattato la legge svizzera sulle armi a questa nuova direttiva europea, la resistenza si sta già organizzando:

  • Petizione in linea, con già più di 10’000 firme: https://www.finger-weg-vom-schweizer-waffenrecht.ch/2017/04/offener-brief-an-den-bundesrat-nationalrat-staenderat/
  • ProTell, associazione per un diritto liberale sulle armi e contro qualsiasi restrizione del possesso di un’arma per le cittadine e i cittadini responsabili, ha convocato un’assemblea generale straordinaria il 17 giugno. Scopo? Mettersi in ordine di battaglia, eleggendo un nuovo comitato in grado di difendere i diritti e le libertà dei tiratori.
  • L’UDC (90 000 membri) ha già annunciato che lancerà un referendum contro una nuova legge svizzera sulle armi, se questa riprenderà le restrizioni imposte dalla nuova direttiva europea (ciò che porterebbe a una votazione popolare). Fred Deion
  • 1 In effetti, solo degli altri 6 che costituiscono il pacchetto Bilaterali I (NdT)
  • Questo referendum, se la popolazione respingesse questa modifica legislativa, sarebbe la quarta tappa di Swissexit, l’uscita della Svizzera dallo spazio di Schengen.

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