Strategia energetica 2050: 200 miliardi di costi e accresciuta dipendenza dall’estero

Nov 26 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 727 Visite • Commenti disabilitati su Strategia energetica 2050: 200 miliardi di costi e accresciuta dipendenza dall’estero

Hansjörg Knecht, consigliere nazionale UDC e membro della Commissioni dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia, Leibstadt (AG)

Hansjörg Knecht, consigliere nazionale UDC e membro della Commissioni dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia, Leibstadt (AG)

Discussa in Parlamento durante questa sessione invernale, la Strategia energetica 2050 del Consiglio federale è sempre distante dai suoi obiettivi, anche dopo un anno di esame in commissione. Le utopie e le illusioni di amministrazione e partiti di centrosinistra non cambieranno la realtà e non porteranno a soluzioni utili in futuro. Questo miscuglio sconsiderato di misure coercitive e di regolamentazioni statali, di nuove imposte e di sovvenzioni avrà, quali unici effetti, quelli di aumentare massicciamente i costi, di ridurre la sicurezza dell’approvvigionamento e di aumentare la dipendenza dell’economia e della popolazione svizzera dall’estero. Un’esperienza tanto pericolosa deve essere soffocata sul nascere.  

  La strategia energetica del Consiglio federale è stata fin dall’inizio una costruzione sbagliata. Senza riflettere e precipitosamente, il Consiglio federale ha deciso in maggio 2011 di abbandonare l’energia nucleare. Il Parlamento ha seguito poco dopo. Tre anni e mezzo più tardi, la cosiddetta Strategia energetica 2050 è presentata al Parlamento. L’entusiasmo iniziale della coalizione degli antinucleari – PPD, PBD, Verdi liberali, PS e Verdi – ha perso parecchio slancio. Le divergenze in seno a questo gruppo, ma anche il divario fra i sogni e la realtà sono troppo grandi. Le differenze fra gli obiettivi sono rivelatrici: i sostenitori di questa insana alleanza non sono riusciti a mettersi d’accordo sulla limitazione della durata di funzionamento delle centrali nucleari che comporterà per la Confederazione il versamento di indennità. Questi ambienti cercano invece di rincarare lo sfruttamento delle centrali con delle pretese politiche nell’ambito di un concetto di sfruttamento di lunga durata, tentando così di costringere i gestori a mettere “volontariamente” fuori servizio i loro impianti.  

 Cosa vuole la strategia energetica?
L’obiettivo della strategia energetica del Consiglio federale è di proibire la costruzione di nuove centrali nucleari. La quota del 40% della produzione elettrica assicurata attualmente dall’energia nucleare dovrebbe essere compensata da forti risparmi nel consumo e da un inasprimento delle regole di rendimento energetico, in particolare nel settore immobiliare e degli apparecchi, come pure da un massiccio aumento delle sovvenzioni (aumento della retribuzione delle immissioni in rete a prezzo di costo – RIC – e tassa sul CO2). La Strategia energetica 2050 comporta tre pacchetti di misure: un primo, che è sottoposto al Consiglio nazionale durante questa sessione, un secondo, che imporrà a partire dal 2020 delle nuove regolamentazioni tramite una riforma fiscale ecologica e, infine, un terzo pacchetto che sarà lanciato nel 2030 e che comporterà delle restrizioni supplementari ed eventualmente il divieto di certe fonti  energetiche.

 Cosa significa questo?
Il progetto di uscita dal nucleare sopprime a medio termine il 40% della produzione elettrica svizzera. Ciò rappresentava 25’000 GWh nel 2013. La conversione di questa quantità d’energia in altre forme dà i risultati seguenti:

 Grafico energia 2050

Dai confronti fatti qui sopra, emerge chiaramente che la trasformazione del sistema energetico attuale l’abbandono del nucleare sono irrealistici e che la Svizzera vi perderebbe la maggior parte della sua produzione elettrica. Ciò significa che le fonti energetiche fossili come il carbone, il petrolio e il gas non potrebbero più essere rimpiazzate con l’elettricità. Questa strategia energetica aumenta perciò massicciamente la dipendenza della Svizzera dall’estero, le emissioni atmosferiche e i prezzi dell’energia, compromettendo la sicurezza dell’approvvigionamento nel suo insieme.

Quanto costerà tutto questo?
I costi di questa “svolta energetica” ispirata da un’ideologia di sinistra sono enormi. Delle stime prudenti variano fra i 150 e i 200 miliardi di franchi, ossia da 5 a 7 miliardi in più ogni anno fino al 2050 o 750 franchi l’anno per economia domestica. Il ceto medio, i proprietari d’immobili, come pure le PMI, saranno colpiti in pieno da un aumento massiccio dei costi dell’energia (elettricità, carburanti, olio da riscaldamento, gas, carbone, ecc.) a causa di questa svolta energetica, ma anche perché le grandi aziende beneficeranno di importanti sgravi. Un vero scenario  dell’orrore! Altre conseguenze, come la soppressione di impieghi in Svizzera a causa dell’aumento dei costi di produzione e un calo della prosperità generale della popolazione andranno poi ad aggiungersi.

Come il Consiglio federale vuole raggiungere questi obiettivi?
Il governo conta, da una parte, su dei risparmi nel consumo d’energia grazie a misure che aumentano il rendimento energetico. Questo ragionamento non tiene in alcun conto un’immigrazione di massa netta di oltre 85’000 persone l’anno, che farà automaticamente aumentare il consumo e annienterà quindi gli effetti delle misure di risparmio. Dall’altra, il Consiglio federale prevede una pletora di regole, costrizioni e divieti per diminuire il consumo d’energia. Gli oneri supplementari che ne risulteranno toccheranno tutti i settori della vita quotidiana. Il prezzo dei carburanti esploderà al più tardi con l’entrata in vigore della seconda fase del programma governativo con la sua riforma fiscale ecologica. Conseguenza del costante aumento della tassa sul CO2, anche le spese di riscaldamento (olio da riscaldamento, gas, carbone) aumenteranno sostanzialmente e si aggiungeranno ai costi dei risanamenti degli immobili. Già cari oggigiorno, gli alloggi svizzeri diventeranno un lusso. L’aumento estremo del prezzo dei carburanti ridurrà la mobilità e svantaggerà una volta di più le regioni periferiche.

 Che cosa porta tutto ciò?
Questa strategia energetica crea solo inconvenienti per la popolazione e per l’economia. I prezzi dell’energia raggiungeranno l’apice, mentre che le nuove regolamentazioni e misure provocheranno dei costi enormi. Contemporaneamente, il cittadino sarà limitato nella sua libertà con divieti e norme di rendimento. Per evitare di sovraccaricare la rete, sarà proibito durante certe ore del giorno di utilizzare apparecchi a grande consumo d’elettricità quali tosaerba elettrici, lavatrici, aspirapolvere, eccetera. Delle misure facenti parte della quotidianità nei paesi del Terzo mondo saranno applicate anche da noi. Contemporaneamente, la Svizzera sarà ancora più dipendente dall’estero e dai mercati internazionali; essa si esporrà a nuovi ricatti e comprometterà lei stessa la sicurezza del suo approvvigionamento – che finora era ottima.

Conclusione

Queste constatazioni sfociano in una conclusione evidente: la Strategia energetica 2050 modificherà effettivamente il nostro paese, ma in modo totalmente negativo. L’approvvigionamento energetico efficace di cui la Svizzera beneficia oggi sarà rimpiazzato da utopie e illusioni con parecchie incognite. Invece di una piccola quantità di grandi impianti, una schiera di piccoli impianti costellerà il paesaggio (pale eoliche e pannelli solari). Per le generazioni future, i magnifici panorama della Svizzera si perpetueranno soltanto nei libri illustrati.
Documento di fondo dell’UDC concernente la politica energetica(francese)

UDC Svizzera

Berna, 26 novembre 2014

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