Storie di prigioni

Feb 19 • L'opinione, Prima Pagina • 482 Visite • Commenti disabilitati su Storie di prigioni

Patanegra

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Porcherie

 

La nostra delegazione parlamentare è dunque tornata dall’Eritrea. Conclusione unanime (sebbene con qualche sfumatura): la situazione sul posto non è assolutamente grave come finora sempre affermato. Ma per decidere se si possano rispedire al mittente gli immigranti eritrei (presunti profughi) bisognerebbe poter dapprima anche ispezionare le prigioni in Eritrea, cosa che apparentemente non è stata permessa.

Sulle condizioni nelle prigioni eritree non mi faccio alcuna illusione. La vita lì dentro non trascorre sicuramente nel lusso e nelle premure che caratterizzano i nostri istituti penali. Ma c’è una cosa che mi disturba particolarmente in questa argomentazione: se si prendono in considerazione le condizioni della detenzione in altri Stati quale criterio per la concessione dell’asilo e per le decisioni d’espulsione, allora un domani dovremmo essere pronti (tanto per fare un unico esempio) ad accogliere da 4 a 5 milioni di cinesi.

Nelle nostre carceri svizzere, in ogni caso i criminali stranieri stanno apparentemente molto meglio (vedi statistica sulla quota di stranieri nei nostri istituti penali). La minaccia e l’esecuzione di pene privative della libertà non esercitano comunque alcun effetto deterrente. Lo fa invece molto bene la minaccia d’espulsione, e perciò è indispensabile accettare il 28 febbraio l’iniziativa per l’attuazione!

Quale unica eccezione, lo stupratore siriano Hassan Kiko non si sentiva apparentemente così bene in una prigione svizzera. Infatti è riuscito a convincere una sorvegliante con evidenti disturbi di comportamento (detto in modo politicamente corretto: “disadattata”) a liberarlo e a fuggire con lui all’estero. La cosa è loro ben riuscita: hanno praticamente eseguito l’espulsione di un criminale straniero – e ciò senza nemmeno l’iniziativa per l’attuazione.

 

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