Splendido “Viaggio a Reims” al Teatro Sociale di Como

Ott 5 • L'opinione, Prima Pagina, Sport e Cultura • 138 Views • Commenti disabilitati su Splendido “Viaggio a Reims” al Teatro Sociale di Como

Spazio musicale

Molti ignorano che Rossini compose un’opera o cantata scenica intitolata “Il viaggio a Reims”. Si racconta che nel 1985 una signora milanese, quando seppe che la Scala faceva “Il viaggio a Reims”, domandò immediatamente: “Si andrà in auto o in treno?” Il lavoro fu scritto per solennizzare l’incoronazione di Carlo X a re di Francia. Venne eseguito la prima volta il 19 giugno 1825 con repliche il 23 giugno, il 25 giugno e il 12 settembre dello stesso anno. Poi silenzio fino al 18 agosto 1984, quando il Rossini Opera Festival di Pesaro lo riesumò. Il soggetto è originalissimo. Mette in scena un folto gruppo di membri dell’aristocrazia, militari di alto rango e personalità artistiche che si incontrano all’Albergo del Giglio d’oro di Plombières nell’idea di recarsi poi a Reims per assistere all’incoronazione del re. I personaggi vengono presentati in chiave umoristica, caricaturale, ironica e scanzonata. Nell’attesa della partenza si intrecciano amori e nascono episodi di gelosia. Diversi problemi complicano la situazione. Giunge la notizia che la diligenza sulla quale erano caricati i capi di abbigliamento della contessa di Folleville si è rovesciata danneggiando tutto, per cui la destinataria, grande appassionata di moda, sviene, o finge di svenire, e poi dà corso alla sua tristezza in un’aria tragicomica. Ma il contrattempo più grave consiste nel fatto che a Plombières tutti i cavalli risultano prenotati. Il viaggio a Reims si rivela impossibile. Allo sgomento generale rimedia l’albergatrice proponendo come alternativa una trasferta a Parigi (per la capitale c’è un servizio regolare di carrozze) e, in attesa, una grande cena al “Giglio d’oro”. Tutto finisce nel tripudio. Per l’esecuzione dell’opera occorre una buona decina di cantanti bene in voce, capaci di disimpegnarsi validamente nei virtuosismi, e in più una fila di comprimari. Si aggiunga la durata lunga dello spettacolo e si capisce il motivo per cui i responsabili dei teatri hanno bisogno di molto coraggio per mettere in cartellone “Il viaggio a Reims”. Quel coraggio il Teatro Sociale di Como Asl.iCo l’ha avuto e si è lanciato nell’avventura per commemorare in modo particolare i centocinquanta anni dalla morte di Rossini. Ha fatto una scelta intelligente. La partitura contiene molta musica bella, melodie vivaci e guizzanti, ritmi mozzafiato, colori scintillanti e uno strumentale effervescente più che mai, ancora più vario e, nelle sottolineature umoristiche, pungente che nelle altre opere del Pesarese. Qualche passaggio incline a una sentimentale dolcezza si inserisce bene nel tutto, sia per portare una pausa opportuna nel vortice degli avvenimenti comici, sia per sdrammatizzare gli avvenimenti quanto questi stanno per prendere una brutta piega. Molte sono le finezze dello spartito. Menziono, per dirne una, l’uso differenziato dei vocalizzi. Così la contessa di Folleville, quando si consola grazie al ritrovamento di un cappellino alla moda che si è salvato nell’incidente della diligenza, dà libera espressione alla sua vanità mediante una ornamentazione vocale vertiginosa, torrentizia e funambolica. Invece Corinna, nel punto in cui ispira una soave tranquillità per sedare gli animi pericolosamente eccitati dalla gelosia, fa uso di vocalizzi moderati, che si inseriscono naturalmente nella melodia dell’aria come sua parte integrante.

L’allestimento visto a Como il 27 settembre, affidato in gran parte a interpreti molto giovani, che hanno saputo abbinare a slancio ed entusiasmo una preparazione molto attenta e rigorosa, è stato di ottimo livello. Il venticinquenne direttore Michele Spotti, ormai più che una promessa, ha messo in luce un notevole acume nel penetrare in tutte le pieghe della partitura e nel rivelarne i valori. Gli muovo solo l’appunto di aver tenuto troppo basso il volume strumentale, fino a filigranare certi passaggi, riducendo lo scintillio dei colori e quello che il Rognoni, nella sua biografia di Rossini, chiamò con espressione felice “il piacere fisico del suono”. Il discorso sui cantanti mette in imbarazzo il recensore: sono tantissimi, quasi tutti intensamente impegnati e, nello spettacolo dato a Como, adatti alle rispettive parti e autori di prestazioni ammirevoli. È inevitabile commettere ingiustizie limitando la rassegna ad alcuni nomi. Maria Laura Iacobellis, che è dotata di una voce pura e morbida, ha dato nelle arie di Corinna una vera e propria lezione di fraseggio e stile. Di buoni mezzi dispone Irene Molinari, che è stata Melibea, mentre Francesca Benitez non ha avuto problemi con le acrobazie vocali della contessa di Folleville e ne ha offerto una interpretazione convincente, aiutata anche da una presenza indubbiamente attraente. Una grande Madama Cortese è stata Marigona Quekezi, che ha posto la sua voce limpida, solida e capace di produrre splendidi acuti al servizio di un temperamento assai marcato; la cantante si è fatta apprezzare anche come flautista. Sia menzionata per finire l’ottima prestazione di Giuseppe Esposito come Barone di Trombonok. Con gli altri mi scuso. Il regista Michal Znaniecki, lo scenografo Luigi Scoglio e la figurinista Anna Zwiefka hanno trasferito la vicenda nei tempi presenti, con risultati questa volta positivi, poiché “Il viaggio a Reims” è una delle poche opere che sopportano operazioni di tal genere. Prestazioni maiuscole dall’orchestra I Pomeriggi Musicali e dal coro Opera Lombardia.

Un pubblico molto numeroso e in gran parte elegantissimo (parevano quasi tornati i tempi d’oro del melodramma) ha festeggiato tutti gli interpreti, in modo particolare il direttore Michele Spotti.

La Filarmonica di San Pietroburgo a Lucerna

Il 4 settembre è stata ospite del KKL di Lucerna, per il diciottesimo concerto sinfonico del Festival 2018, la Filarmonica di San Pietroburgo diretta da Yuri Temirkanov e con la partecipazione del pianista Sergej Redkin. Il programma, dedicato interamente a musica russa, ha presentato come primo numero l’interludio del quarto atto dell’opera “La favola dello zar Saltan”: un brano permeato di deliziosa magia creata da un gioco scintillante di colori strumentali. Ha fatto seguito il secondo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov. Qui vorrei fare una premessa. Ci sono interpreti che, quando affrontano una composizione, ne scelgono un singolo aspetto (per esempio l’intimità oppure la religiosità oppure la fierezza) e subordinano a questo l’intera esecuzione. I passaggi che se ne scostano vengono considerati estranei, quasi un disturbo e passano inosservati. Questo comportamento sottrae alla musica un elemento essenziale, ossia la varietà. Nel concerto ascoltato a Lucerna invece direttore e solista in ottimo accordo non hanno esitato a conferire il dovuto rilievo a tutti i contenuti. In particolare il pianista in più punti del primo e del secondo tempo ha dato vita a momenti di altissima poesia ma nello sviluppo del primo tempo, dove Rachmaninov ha scritto una serie di accordi da suonare accelerando e ampliando le sonorità fino al “fortissimo”, si è scatenato, quasi con accanimento, nel produrre una tempesta musicale impressionante.

Vengo ora alla seconda parte della serata. È sempre stata e rimane una mia idea che la musica per un balletto, affinchè dia il massimo della soddisfazione, dev’essere eseguita insieme alla danza per la quale è stata scritta. Tuttavia le orchestre dei teatri, anche quelli di maggior prestigio, solitamente non mettono tutto l’impegno desiderabile, forse pensando che il pubblico, affascinato dall’esibizione di ballerine e ballerini, presti poca attenzione alla musica, considerata come un semplice accompagnamento. Ora queste partiture, portate in un concerto, vengono invece eseguite con la massima accuratezza e approfittano del valore delle prime parti di un complesso sinfonico. In più, se l’organico orchestrale è di grande dimensione, acquistano uno spessore insolito. Con tali vantaggi la grandezza del compositore emerge nella sua totalità. È questo il sentimento che ho avuto ascoltando l’eccellente Filarmonica di San Pietroburgo in una serie di pezzi dello “Schiaccianoci” di Cajkovskij (dove mi è dispiaciuto soltanto che dalla scelta siano rimaste escluse due pagine particolarmente deliziose: l’ouverture e il “tempo di marcia vivo”).

Auditorio ancora una volta esaurito, applausi calorosissimi.

 

Carlo Rezzonico

Comments are closed.

« »