SÌ alla soppressione del canone Billag!

Lug 15 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 1079 Visite • Commenti disabilitati su SÌ alla soppressione del canone Billag!

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Editoriale di Sandra Schneider, consigliera comunale, Giovani UDC , Bienne (BE)

 

Formulario per le firme (PDF) da scaricare e ritornare
Soltanto 3’700 voti hanno fatto la differenza il 14 giugno 2015. È con questo risultato di misura che la revisione della legge sulla radiotelevisione (LRTV), e con essa una nuova imposta sui media, sono state accettate. Questa approvazione non è stata ottenuta facilmente. Inoltre, i sostenitori di questo progetto ci hanno promesso solennemente che il canone non sarà aumentato. Un argomento facile per i parlamentari di sinistra e di centrosinistra, perché non dovranno comunque tener fede alle loro promesse. La LRTV modificata dà infatti al Consiglio federale la competenza di fissare l’ammontare di questo prelievo obbligatorio.
L’aumento del canone è solo una questione di tempo

Subito dopo la votazione si sono avviate le prime discussioni sulla natura del servizio pubblico e sulle trasmissioni che la SSR/SRG deve offrire o non offrire. Ma non si tratta assolutamente di questo. Ognuno intende una cosa diversa per servizio pubblico: gli uni vogliono più sport, gli altri più cultura, altri ancora più informazione e trasmissioni politiche. Questo genere di dibattito può sfociare solo in una cosa: ce ne sarà per tutti e chi versa il canone dovrà pagare una fattura che continua ad appesantirsi.

In compenso, gli ambienti interessati eludono con tutti i mezzi la vera questione di fondo: perché in questo 21° secolo occorrono ancora dei prelievi obbligatori per finanziare le reti di radio e televisione? Nell’attuale sistema, voi pagate una prestazione che non utilizzate interamente. È inutile, insensato, contraddittorio. Nessuno prende un biglietto per il parcheggio della sua vettura se si sposta in bicicletta. E nessuno paga una tassa di posteggio per tutta la giornata se si ferma solo per un quarto d’ora per andare dal panettiere. Orbene, questo è proprio l’assurdo principio applicato ai media.
Un servizio pubblico autentico si basa sul libero mercato

Si può vendere tutto e di  più con l’etichetta di servizio pubblico. Per Roger de Weck, direttore generale della SSR/SRG, ne va della coesione del paese. Toccare l’attuale situazione significa mettere la Svizzera in pericolo. Niente di tutto ciò! Il risultato risicato del 14 giugno ha dimostrato l’esatto contrario. Più del 57% delle cittadine e dei cittadini non è interessato alla SSR/SRG, e non è quindi andato a votare. E quasi un votante su due non ha confermato la posizione di Roger de Weck. Perfino i Ticinesi, la comunità culturale più piccola salvo quella retoromancia, hanno respinto nettamente la nuova LRTV – un risultato tanto più sorprendente in quanto la SSR/SRG è il secondo maggior datore di lavoro del cantone. Il salario più che confortevole del signor de Weck ha senz’altro contribuito a questo risultato. Finanziato dal canone SSR/SRG, il suo reddito è addirittura più elevato di quello di un consigliere federale.

Un autentico servizio pubblico deve commisurarsi alla domanda effettiva. E questa è piuttosto scarsa attualmente: appena una persona su tre segue un programma della televisione svizzero-tedesca SSR/SRG. Una maggioranza assoluta fa “zapping” su altri canali. Queste persone finanziano perciò, anno dopo anno con più di 400 franchi, delle reti di radio e televisione che non  utilizzano. Se la SSR/SRG è buona quanto pretende il signor de Weck, non deve aver paura del libero mercato. Si sente spesso l’argomento secondo cui la Svizzera è troppo piccola e sarebbe rapidamente schiacciata dalla concorrenza tedesca o francese. Ma se il mercato svizzero è veramente così piccolo, come si giustificano allora i sette canali televisivi e le 17 reti radio offerte dalla SSR/SRG? E come spiegare il successo di emittenti private come “3+” che ha registrato una grande espansione in pochi anni? Prima di dire che il mercato è piccolo, bisogna dargli la possibilità di crescere. Io sono convinta che la Società svizzera di radiodiffusione e di televisione potrebbe esistere senza prelievi obbligatori. Ma, invece di servizio pubblico, si dovrebbe parlare di “domanda pubblica” e il libero mercato esigerebbe dal maldestro colosso SSR/SRG più dinamismo e ascolto dei desideri dei consumatori.
Occorre una pressione esterna

Coloro i quali speravano che una discussione seria sul servizio pubblico si sarebbe avviata dopo la votazione del 14 giugno saranno delusi. Questi dibattiti e discussioni saranno soffocati rapidamente, perché i profittatori dell’attuale sistema non vogliono in ogni caso alcun cambiamento.  
La pressione politica iniziata con il referendum contro la LRTV deve perciò essere mantenuta. Le cittadine e i cittadini devono poter scegliere liberamente i media che vogliono utilizzare e pagare. È tempo di finirla con il finanziamento obbligatorio dei media statali. Vi prego perciò di firmare l’iniziativa popolare “SÌ all’abolizione del canone radiotelevisivo (abolizione del canone Billag)”!

 

Formulario per le firme (PDF) da scaricare e ritornare

Ulteriori informazioni: http://gudc-ti.ch/no-billag/

Berna, 14 luglio 2015

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