SÌ alla collaudata autodeterminazione degli Svizzeri, NO ad autorità, giudici e burocrati stranieri

Giu 28 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 115 Views • Commenti disabilitati su SÌ alla collaudata autodeterminazione degli Svizzeri, NO ad autorità, giudici e burocrati stranieri

Discorso di Albert Rösti (presidente UDC Svizzera) all’assemblea dei delegati del 23.06.2018

L’assemblea dei delegati di oggi è posta sotto il titolo «Lottare contro gli abusi per assicurare la perennità del ceto medio». Gli oratori porranno l’accento sulle misure da prendere per alleggerire il fardello che grava sul ceto medio, in particolare sui lavoratori e gli artigiani. Ma questo obiettivo non può essere raggiunto che se le cittadine e i cittadini continuano ad avere voce in capitolo e possono decidere le regole del loro paese. L’enorme aumento degli oneri che pesano sulle famiglie e sulle PMI è pure legato alla crescente densità di regolamentazioni che non riusciamo a influenzare. Ogni settimana, circa 140 pagine di leggi, ordinanze e altre direttive sono emanate nel nostro paese. Si può dire che oltre la metà di queste normative proviene direttamente dal diritto europeo. Molte di queste prescrizioni, in particolare nel settore tecnico e di mutuo riconoscimento della conformità di prodotti, sono certamente giustificate ma, la domanda fondamentale rimane: «Potremo continuare a decidere noi stessi ciò che vogliamo e ciò che non vogliamo?»

 

L’UDC ha lanciato la sua iniziativa per l’autodeterminazione al fine di garantire il regime di democrazia diretta che ha dato ampiamente prova della sua efficacia. Il Consiglio federale e il Parlamento vi si sono opposti, benché la domanda a sapere quale diritto – il diritto internazionale pubblico o quello nazionale – prioritaria in caso di conflitto, non abbia ancora ottenuto una risposta né nella Costituzione, né in qualunque altro testo di legge. La votazione sull’iniziativa per l’autodeterminazione avrà luogo in novembre 2018. Essa esigerà tutte le nostre energie quando si dovranno combattere gli scenari catastrofici e le crasse menzogne avanzate dai nostri avversari per combattere il nostro progetto.

Io mi concentrerò soprattutto su questa iniziativa, affinché comprendiate bene il nucleo della faccenda. Perché, alla fin fine, toccherà a voi, cari delegati, battervi nelle strade, nel vostro ambiente, nei media sociali, eccetera, per il nostro progetto. Io sono persuaso che potremo convincere le Svizzere e gli Svizzeri che la Costituzione che ci siamo dati debba avere la priorità sul diritto internazionale, com’è d’altronde il caso in tutti gli altri paesi.

Noi vogliamo, con la nostra iniziativa per l’autodeterminazione, ancorare nella Costituzione federale dei principi che non sono mai stati contestati fino al 2012. Si tratta di rispondere alla domanda a sapere chi in Svizzera fissi definitivamente le nostre regole, le nostre leggi e le nostre condizioni-quadro. È la nostra popolazione nell’ambito delle procedure della democrazia diretta, o è il diritto internazionale costantemente sviluppato – a volte fino all’assurdo – a opera di qualche giudice di Strasburgo e di altri funzionari di Bruxelles? Dire SÌ all’iniziativa per l’autodeterminazione è dire SÌ alla democrazia diretta, dunque SÌ all’autodeterminazione del popolo svizzero, SÌ alla Svizzera, SÌ alla sovranità, SÌ alla prosperità che abbiamo ottenuto giustamente grazie alla nostra autodeterminazione.

Infatti, non vogliamo altro che ristabilire la situazione che vigeva prima dell’ottobre 2012, quando tre giudici federali su cinque decisero, con una sentenza scandalosa, che il diritto internazionale primeggiava sulla Costituzione federale. Fino ad allora, in caso di contraddizione fra la Costituzione federale e il diritto internazionale, si soppesavano gli interessi in gioco cercando una soluzione accettabile. Se ciò non era possibile, prevaleva il diritto istituito per ultimo.

Noi non vogliamo nient’altro che ciò che ha deciso, per esempio, la Corte costituzionale tedesca, ossia che il diritto internazionale si applica solo a partire dal momento in cui è stato trasferito nel diritto nazionale, nel rispetto delle regole della democrazia.

Da notare che, durante il dibattito in Consiglio nazionale, nessun avversario dell’iniziativa ha potuto citare un solo paese che ponga in maniera generale il diritto internazionale al di sopra di quello nazionale.

Ancora nel 1980, il manuale di diritto degli specialisti di diritto pubblico Ulrich Häfelin e Walter Haller rilevava chiaramente: « La Costituzione federale, compresi i diritti non scritti della libertà, sono, nella gerarchia delle norme, superiori ai trattati internazionali. Essi hanno perciò la priorità sui trattati internazionali.»

30 anni più tardi, il Consiglio federale doveva constatare, in un rapporto del 5 marzo 2010, che nessuno dei regimi giuridici esaminati prevedeva una priorità applicabile quasi meccanicamente del diritto internazionale pubblico. Il Consiglio federale dell’epoca era dunque anche obbligato ad ammettere che non esisteva in alcun altro Stato una priorità generale del diritto internazionale rispetto al diritto nazionale. Introdotta e imposta in questi ultimi anni dal Tribunale federale, dal Parlamento e dai professori di diritto, la priorità generale del diritto internazionale su quello nazionale, è quindi assolutamente unica al mondo.

Per quanto concerne la regolamentazione prima del 2012: la Svizzera non era né uno Stato di non-diritto, né uno Stato segnato dall’incertezza del diritto.

Durante il dibattito parlamentare, diversi intervenuti si sono lasciati andare a digressioni giuridiche tanto pretenziose quanto incomprensibili, ma il cui unico scopo era quello di seminare confusione. Ma c’è di peggio: molti di questi oratori hanno consapevolmente diffuso dei miti – di fatto, delle menzogne – totalmente avulsi dalla realtà.

 

Mito N° 1: l’iniziativa per l’autodeterminazione minaccia i diritti dell’uomo. Falso!

 

Non bisogna dimenticare in questo contesto, che dei diritti umanitari e dei diritti fondamentali possono essere ridotti. Su questo punto, la CEDU e la nostra Costituzione federale concordano. Perché la regola seguente vale anche per i diritti umanitari e per i diritti fondamentali: non ci sono diritti senza doveri. Il diritto al soggiorno è legato all’obbligo di rispettare il nostro regime giuridico; la libertà religiosa è anche lei legata all’obbligo di rispettare il nostro regime giuridico; il diritto a un sostegno finanziario dallo Stato è legato all’obbligo di fare tutto il possibile per provvedere da soli al proprio sostentamento; eccetera. Inoltre, i diritti umanitari e i diritti fondamentali possono contrastare con gli interessi legittimi di altre persone o della società. Non solo gli autori di atti criminali violenti hanno dei diritti fondamentali, ma anche le loro vittime!

Questa iniziativa esclude esplicitamente il diritto internazionale cogente, ossia in particolare il divieto della tortura, del genocidio, delle guerre d’aggressione, della schiavitù, come pure il rinvio in un paese nel quale la persona rinviata sia minacciata di morte o di tortura.

Tutti gli altri diritti umani, per esempio la libertà d’opinione, la libertà di stampa, la libertà religiosa, eccetera, figuravano nella nostra Costituzione federale ben prima dell’esistenza della Convenzione dei diritti dell’uomo che, del resto, ne ha tratto ispirazione. L’affermazione secondo la quale l’accettazione dell’iniziativa per l’autodeterminazione comporterebbe la denuncia della Convenzione europea dei diritti dell’uomo è totalmente falsa. Helene Keller, giudice di questa Corte, ha constatato che, a suo avviso, il sistema di convenzione europea per la protezione dei diritti dell’uomo dovrebbe finalmente essere qualificato quale trattato internazionale e quindi sottoposto a referendum conformemente all’articolo 190 e segg.. Ciò significa che la CEDU non è toccata dall’iniziativa per l’autodeterminazione.

 

Mito N° 2: l’iniziativa per l’autodeterminazione minaccia più di 600 accordi internazionali. Falso!


Il Consiglio federale ha sempre l’obbligo di verificare la costituzionalità prima della stipulazione di un accordo internazionale. Si può perciò partire dall’idea che tutti questi trattati siano conformi alla Costituzione federale.

L’iniziativa per l’autodeterminazione esige unicamente che la volontà del sovrano sia effettivamente applicata quando la Costituzione è stata adattata in perfetta conoscenza di tutte le conseguenze della modifica.

Noi vogliamo che i criminali stranieri siano espulsi come il brutale aggressore che ha imperversato a Zurigo. Ho chiesto ai nostri avversari che argomentavano con i diritti dell’uomo: «Vogliamo lasciare nel paese degli individui tanto pericolosi?»

Noi vogliamo gestire in maniera autonoma l’immigrazione affinché, in futuro, un salariato di 50 anni licenziato possa ritrovare un impiego e non sia rimpiazzato da uno straniero giovane e meno costoso. Ho chiesto ai nostri avversari che argomentavano con i diritti dell’uomo: «Vogliamo che i nostri lavoratori perdano il loro impiego semplicemente perché sono anziani?»

Noi vogliamo che i criminali pericolosi siano internati a vita. Ho chiesto ai nostri avversari che argomentavano con i diritti dell’uomo: «Non volete che dei criminali come il quadruplice assassino di Rupperswil siano internati a vita?»

Con la nostra iniziativa per l’autodeterminazione vogliamo che le iniziative approvate dal popolo siano applicate, né più, né meno.

E questo lo si può fare nel perfetto rispetto della CEDU e delle centinaia di accordi commerciali che non sono assolutamente toccati da questa iniziativa.

L’UDC s’impegnerà con tutte le sue forze per la salvaguardia dell’autodeterminazione della Svizzera, perché la libertà è il bene più prezioso.

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