Servizio pubblico – più libertà per le emittenti private

Apr 6 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 556 Views • Commenti disabilitati su Servizio pubblico – più libertà per le emittenti private

Logo UDC

Rappresentata dalla consigliera nazionale Natalie Rickli, l’UDC ha esposto le sue idee sul futuro servizio pubblico radio/TV, nell’ambito dell’audizione organizzata il 24 marzo 2015 dalla Commissione federale dei media. L’unico modo di salvaguardare la diversità mediatica consiste, secondo l’UDC, nel ridurre le regolamentazioni dando più libertà alle emittenti private, e imponendo un quadro ristretto e chiaramente definito al servizio pubblico assicurato dalle reti pubbliche – conformemente al principio che lo Stato deve produrre solo prestazioni che il settore privato non offre.
Il panorama mediatico svizzero sta subendo una profonda mutazione. Le nuove tecnologie e applicazioni modificano le abitudini dei consumatori. Sempre più sovente, la popolazione si procura le informazioni di cui ha bisogno presso una moltitudine di emittenti. Ma l’attuale politica mediatica non tiene in alcun conto questa modifica di comportamento. Le produzioni statali continuano a dominare la radio e la televisione, e l’introito dei canoni non cessa di aumentare, raggiungendo 1,352 miliardi di franchi nel 2013. E, senza dubbio, sarà stato ancora maggiore nel 2014. Una vera concorrenza fra emittenti non è in alcun modo possibile in queste condizioni.
Per correggere questa situazione, è indispensabile che il servizio pubblico sia definito in modo chiaro e restrittivo. Solo le offerte che non sono proposte dalle emittenti private devono in futuro costituire il mandato delle reti pubbliche. Ciò significa concretamente che la SSR/SRG, con le sue 17 reti radiofoniche e 7 reti televisive, deve ridurre massicciamente la sua produzione e non solo esaminare, bensì realizzare concretamente una fusione dei suoi diversi programmi. Parallelamente, le emittenti private (che non beneficiano del canone) devono ottenere una maggiore libertà. Grazie alla riduzione sistematica delle regolamentazioni e delle restrizioni, tutte le emittenti radio e TV saranno messe su un piano di parità.
La realizzazione politica di questi obiettivi non sarà affare di poco conto, soprattutto nella prospettiva di una nuova tassa sui media che consoliderà le distorsioni attuali del mercato. Il referendum contro questo nuovo prelievo fiscale è, per così dire, il calcio d’avvio a un adeguamento necessario e da lungo tempo atteso del servizio pubblico. L’obiettivo è di permettere alla popolazione e ai consumatori di beneficiare di un’offerta mediatica più ampia a una tariffa più bassa.

 

Berna, 25 marzo 2015

 

Comments are closed.

« »