Servizio militare, epidemie e legge sul lavoro a livello federale; agenzie di polizia privata e burqha in Ticino.

Set 3 • Dall'UDC, Dalla Svizzera • 941 Visite • Commenti disabilitati su Servizio militare, epidemie e legge sul lavoro a livello federale; agenzie di polizia privata e burqha in Ticino.

 

Iniziativa “SÌ all’abolizione del servizio militare obbligatorio”   NO

 

 

 

È la nona volta che il Gruppo per una Svizzera senza esercito propone delle iniziative volte a smantellare il nostro sistema militare di milizia, questa volta agendo “solo” sull’abolizione dell’obbligatorietà del servizio. In realtà, si tratta sempre di abolire – seppure in due tappe – l’esercito tout court. Infatti, arruolando le truppe su base volontaria, gli effettivi calerebbero paurosamente e, oltre che costare un occhio della testa, sarebbero insufficienti a garantire il mandato costituzionale del nostro esercito.

 

È quindi indispensabile respingere questa iniziativa pericolosa e dagli effetti devastanti, in particolare sulla coesione nazionale che il servizio di leva garantisce, oltre a responsabilizzare il cittadino nei suoi doveri verso la Patria.

 

L’assemblea nazionale dei delegati UDC ha respinto l’iniziativa all’unanimità.

 

 

Legge federale sulla lotta contro le malattie trasmissibili dell’essere umano (Legge sulle epidemie)   NO

 

 

 

Questo è verosimilmente il tema in votazione più ostico, essendo tecnico da un lato e restrittivo della libertà individuale e del federalismo dall’altra. In altre parole, con la nuova legge la Confederazione accentrerebbe le competenze di attuare la prevenzione ordinando, se del caso, delle vaccinazioni generalizzate totali o per determinati settori (scuole, personale medico, eccetera).

 

Contro la legge è stato lanciato il referendum da parte di un fronte che – non a torto – vede in questa legge un nuovo tentativo di centralizzare potere a Berna, a scapito del federalismo. C’è poi una parte della popolazione contraria per principio alle vaccinazioni perché teme – supportata in questo anche da studi medici seri – che queste possano avere degli effetti collaterali negativi. Infine, un punto essenziale degli oppositori alla legge, è il timore di schedature a seguito della trasmissione di dati fra gli enti addetti ai lavori e la registrazione che ne consegue.

 

Il Comitato centrale dell’UDC, cui competeva la raccomandazione di voto, ha respinto la legge sulle epidemia con 35 voti contro 8.

 

 

 

Modifica della legge sul lavoro 

 

 

 

La proposta modifica della legge federale sul lavoro rimedia finalmente a un’assurdità tuttora in vigore presso i negozi annessi alle stazioni di servizio. Questi, pur avendo il permesso d’apertura di 24 ore su 24, non possono vendere una parte del loro assortimento durante quattro ore notturne. È difficile capire di chi sia stata questa bella idea, visto che il negozio è aperto e il personale vi lavora comunque, resta il fatto che alla 1.00 il gestore deve coprire una parte degli scaffali (quelli con articoli non necessariamente consumabili sul posto) per poi riaprirli alle 5.00 del mattino. Esempi delle conseguenze di questa assurdità sono che, mentre durante le quattro ore notturne è possibile acquistare un cervelat o una pizza calda perché consumabili sul posto, è invece proibito comperare una luganiga o una pizza surgelata, perché si suppone che si debba andare a casa a cuocerle prima di poterle gustare.

 

È opportuno ricordare che – al contrario di quanto affermano subdolamente i detrattori – la nuova legge non tocca assolutamente gli orari d’apertura, che rimangono come ora competenza dei cantoni. Altrettanto, non tocca gli orari di lavoro, perché concerne soltanto i negozi annessi alle stazioni di servizio già autorizzati a impiegare personale durante la notte e i giorni festivi. Per quest’ultimo non cambierà quindi assolutamente nulla. Infine, la legge concerne 24 esercizi sparsi su 9 cantoni che attualmente utilizzano la facoltà di tenere aperto sull’arco delle 24 ore. Gli altri non lo fanno perché la loro cifra d’affari notturna non è sufficiente a giustificare la misura.

 

Il comitato centrale dell’UDC – cui competeva la raccomandazione di voto – ha approvato la nuova legge con 45 voti contro 3.

 

 

 

Temi cantonali

 

 

 

Facoltà di far capo ad agenzie private per la sorveglianza di stranieri con misure amministrative NO

 

 

 

Saranno anche misure “amministrative”, ma spesso chi ne è colpito è uno straniero cosiddetto recalcitrante che, pur di opporsi all’espulsione dal paese, è disposto a ricorrere alla violenza. È quindi indispensabile che alla sorveglianza di tali potenzialmente pericolosi individui siano preposti degli agenti con un’adeguata formazione, cosa che nelle agenzie private è tutt’altro che evidente. È inoltre opportuno che qualsiasi compito di polizia non abbia la benché minima possibilità di essere affidato a stranieri. In realtà, i casi “eccezionali” in cui si auspica di poter far capo alle agenzie private, una volta accettata la modifica di legge, faranno presto a diventare la regola. Si tratta quindi di un pericoloso piede di porco per forzare l’adozione di una prassi inaccettabile.

 

Il gruppo UDC in Gran Consiglio ha respinto la modifica di legge.

 

 

 

Divieto di dissimulazione del viso nei luoghi pubblici  2 x SÌ + crocetta sull’iniziativa

 

 

 

Il fatto che il Consiglio di Stato abbia pensato di opporre un controprogetto all’iniziativa, volto a disciplinare la materia in una legge invece che ancorarla nella Costituzione cantonale, sta a dimostrare che il principio di vietare la dissimulazione del viso nei luoghi pubblici è condiviso. Non è infatti possibile fare una distinzione fra chi nasconde il proprio viso con scopi delinquenziali da chi lo fa senza motivi reconditi. Non è quindi normale che per accedere alla cassa a pagare il pieno di benzina si chieda al motociclista di levarsi il casco, mentre adducendo pretestuosi (on sta scritto da nessuna parte che lo debbano fare) motivi religiosi, delle donne – che sotto un burqha ci siano veramente donne poi non è possibile verificarlo – musulmane possano andare in giro nascondendosi il volto dietro a un velo.

 

L’iscrizione nella Costituzione fa sì che un domani qualsiasi modifica di questa norma dovrà passare in votazione popolare, il che mette al riparo da eventuali giochetti di carattere “politicamente corretto”.

 

C’è però il rischio che – scegliendo l’una o l’altra soluzione – che nessuno dei due progetti vada in porto e allora, meglio il controprogetto che niente. Per questo è raccomandabile votare SÌ ad ambedue le alternative, dando poi la preferenza all’iniziativa apponendo una crocetta su quest’ultima nello spazio riservato alla domanda eventuale.

 

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