Sentenze del Tribunale federale

Mar 25 • Lettori, Prima Pagina • 83 Views • Commenti disabilitati su Sentenze del Tribunale federale

Il Tribunale federale è l’autorità giudiziaria suprema della Confederazione.
Le sue sentenze possono essere annullate o modificate soltanto da esso medesimo.
Già da piccoli, a scuola ci hanno inculcato che il Tribunale federale è l’assoluto garante dei nostri diritti. Ma è davvero così ?
Navigando su Internet sono venuto a conoscenza che in Svizzera non esiste una formazione speciale per i giudici. Di norma (ma non necessariamente) i futuri giudici studiano diritto, poi diventano avvocati o lavorano in un tribunale. E qui devono aspettare che venga il turno del loro partito di poter piazzare un proprio membro sulla poltrona più alta della corte.

Un giurista non iscritto a un partito non ha quasi nessuna chance di diventare giudice. Di regola, le cariche vengono assegnate secondo una chiave di ripartizione tra i partiti che si basa sulla rispettiva quota elettorale. Quando un partito ha scelto il proprio candidato, di solito viene eletto tacitamente.

Entrambe le parti ne approfittano: il giudice non deve fare una campagna elettorale e il partito riceve in cambio del denaro. Dopo la sua nomina, il giudice versa generalmente al suo partito una cosiddetta “tassa di mandato”, una tassa unica al mondo. Questi contributi dei giudici costituiscono un’importante fonte di reddito per i partiti. Sebbene non tutti gli schieramenti politici divulghino i loro dati, è probabile che raggiungano importi a cinque cifre.

Il Gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione ha criticato duramente la Svizzera in un rapporto che prende in esame il sistema elettorale dei giudici elvetici. Il GRECO ritiene che la qualità e l’imparzialità dovrebbero essere maggiormente prese in considerazione nella nomina di un giudice.

In altre parole: le competenze e la formazione un candidato dovrebbero essere decisive e non la sua affiliazione a un partito.

E allora perché stupirsi di certe sentenze, che contrariamente a ogni logica permettono a pluriomicidi pedofili di evitare l’internamento a vita, e quindi di ritornare prima o poi in circolazione per colpire di nuovo.

Ma che giustizia è questa ?

Beate quelle persone che, seppur duramente colpite nel loro lutto, hanno avuto perlomeno l’opportunità di veder friggere i carnefici dei loro familiari sulla sedia elettrica o nella camera a gas.

Penso che a questo punto qualche riflessione per cambiare il sistema sia quanto mai opportuno.

 

Crivelli Mauro, Lugano

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