Selfmade = migliore qualità di vita?

Giu 16 • L'opinione, Prima Pagina • 123 Visite • Commenti disabilitati su Selfmade = migliore qualità di vita?

Rolando Burkhard

Fare (dover fare) tutto da soli è il motto moderno. Sia alla pompa di benzina, sia per le operazioni postali e bancarie, sia per i biglietti delle FFS o per la prenotazione di viaggi aerei e alberghi, facendo la spesa alla COOP/Migros, o per il montaggio dei mobili, riparazioni, consulenze, eccetera. Ma questi trasferimenti di servizi, motivati da ragioni economiche, ci portano veramente dei vantaggi e sono socialmente auspicabili e sostenibili?  

Questa forzata mentalità dello “selfmade” sembra inarrestabile

Stazioni di servizio: una volta ci si fermava, semplicemente, e subito qualcuno accorreva a farti il pieno, a lavarti il parabrezza e, se lo si desiderava, ti controllava pure il livello dell’olio e la pressione dei pneumatici; si pagava direttamente dalla macchina e, a seconda dell’impegno, si davano volentieri all’impiegato della stazione di benzina 5 o 10 franchi di mancia. Oggi non trovi più nessuno e devi fare tutto da solo. Gli impiegati delle stazioni di benzina sono estinti.

FFS: una volta c’erano nelle nostre stazioni degli sportelli sempre aperti, presso i quali si potevano acquistare i biglietti ferroviari desiderati. Oggi, ci si affanna ai distributori automatici, si deve digitare Dio sa cosa e, perlopiù, si perde il treno perché qualcosa non ha funzionato in tempo. Gli impiegati allo sportello FFS appartengono a una razza in via d’estinzione.

Posta/Banca: una volta c’erano numerose filiali di posta e banche, ai cui sportelli si potevano svolgere le proprie operazioni con un contatto personale. Oggi, non ci sono praticamente più filiali e si deve far capo all’E-Banking e all’E-Posting. Il che significa: complicata digitazione a casa di un numero di conto a 18 cifre (e non sbagliate, altrimenti va tutto a ramengo!), con perenne rischio che qualcosa non funzioni o di attacchi da parte di “hackers” ai dati del vostro conto. Quanti impiegati di banca o di posta sono oggigiorno alla ricerca di un nuovo lavoro?

Coop/Migros, ecc.: una volta si pagavano i propri acquisti in contanti alla cassa. Oggi, si può/deve quasi dappertutto scansionare personalmente alla cassa ogni articolo acquistato e si può pagare ormai soltanto elettronicamente con la carta di credito. Di cassieri e cassiere non c’è più bisogno. E questi non trovano praticamente neanche più un altro impiego. Per la felicità dell’assistenza sociale

Prenotazione di viaggi: una volta si organizzava tutto tramite l’ufficio viaggi, il cui compito era proprio quello di consigliare e assicurare il buono svolgimento della trasferta. Oggi, si prenotano voli e alberghi direttamente da casa via Internet e si fa da soli con difficoltà anche il check-in all’aeroporto. Quando qualcosa non funziona (e succede spesso) nessuno si considera responsabile per delle legittime richieste di risarcimento danni. Le agenzie di viaggio stanno chiudendo l’una dopo l’altra.

Mobili: una volta si compravano i mobili dal falegname. Di dimensioni e gusto desiderati, e di alta qualità. Oggi, si fanno chilometri per recarsi in qualche centro commerciale e si comprano mobili IKEA a buon mercato che poi, con difficoltà, si cercano a casa di assemblare. Le relative istruzioni, tradotte dalla versione coreana, sono comprensibili quasi quanto la teoria della relatività di Einstein; inoltre, nell’imballaggio mancano spesso le viti giuste. Tutto a buon mercato, ma rabbia, nient’altro che rabbia. E i nostri falegnami indigeni si riqualificano nell’informatica.

Riparazioni: qualcuno dei vostri elettrodomestici come la TV o il frigorifero smette improvvisamente di funzionare? Probabilmente perché qualche piccolo componente, come per esempio un condensatore del costo di 3 o 4 franchi, ha reso l’anima? Una volta si faceva riparare. Oggi? Volete far riparare l’apparecchio? Dimenticatevelo. La riparazione costa più dell’acquisto di uno nuovo, indipendentemente dallo stato di quest’ultimo. Nessuno oggi vuole più riparare, solo vendere. Oggi, gli elettrodomestici sono d’altronde costruiti consapevolmente in modo di rendere sempre l’anima giusto 3 o 4 giorni dopo la scadenza del termine di garanzia. E i vecchi apparecchi devono essere eliminati. Alla faccia della tanto declamata protezione dell’ambiente. Gli ultimi che hanno ancora la volontà o la capacità di riparare si stanno avviando verso gli 80 anni.

Problemi: avete problemi con un prodotto acquistato e volete una consulenza? Una volta si aveva il filo diretto con un interlocutore del venditore, che conosceva il vostro problema o quantomeno lo capiva. Oggi, vi collegano con una Hotline anonima e qualcuno di un Call-Center indiano tenta di aiutarvi sulla base dei pochi dati elettronici in suo possesso. Perlopiù senza successo, già solo per il fatto che praticamente non ci si capisce a livello di lingua. Assumere del personale indigeno per la consulenza sarebbe troppo costoso per le nostre aziende.

Si stava meglio quando si stava peggio?

Così gira il mondo oggi. È tutto apparentemente più confortevole e meglio di una volta. Forse, ma forse no. In ogni caso, tutto sembra più a buon mercato, a prima vista. Ma è veramente meglio? Viviamo davvero meglio di prima, oppure “si stava meglio quando si stava peggio” (come si dice alle nostre latitudini)?

Una cosa è certa, la mentalità impostaci (o scelta da noi?) del fai da te porta a una perdita di comfort. Il servizio non è di gran lunga più lo stesso di una volta. Si può discutere su cosa ne siano la causa e l’effetto. Si chiudono in continuazione degli uffici postali perché meno gente va allo sportello, oppure meno gente va allo sportello perché ci sono sempre meno uffici postali?

Rimane il fattore economico e umano. La mentalità del fai da te impostaci oggi, soprattutto per motivi economici, è estremamente egoistica e misantropica: aziende e imprese trasferiscono sui consumatori, per presunte ragioni di costi, le prestazioni da loro offerte in passato, provocando – con il licenziamento di personale poco qualificato – una sempre maggiore disoccupazione a spese dei contribuenti (che devono poi sostenere socialmente i disoccupati   o privi di mezzi).

Tutti noi ne soffriamo perciò doppiamente: con il minore comfort a seguito di prestazioni sempre più misere, e pagando per quei disoccupati che, a causa del licenziamento, non sono più in grado di fornire dette prestazioni.

Va inoltre attribuito a questa tendenza anche un preoccupante impoverimento dei contatti umani. Invece di persone, al telefono, allo sportello o alla cassa s’incontrano oggi vieppiù solo macchine o distributori automatici. Ciò conduce a una mancanza di scambi d’opinione fra persone di diversa età, origine, condizione e parere diversi. E questo è un veleno per la coesione sociale del nostro paese.

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