Scambio di studenti e ricerca scientifica: esagerazioni assurde con evidenti sottintesi politici

Mar 1 • Dall'UDC, Dalla Svizzera • 939 Visite • Commenti disabilitati su Scambio di studenti e ricerca scientifica: esagerazioni assurde con evidenti sottintesi politici

Martin Baltisser Segretario generale UDC Svizzera

Martin Baltisser
Segretario generale UDC Svizzera

L’UE tiene il broncio dalla votazione popolare svizzera del 9 febbraio. Da parte di Bruxelles si mostrano i muscoli prima delle elezioni europee di fine maggio, per salvare la faccia mentre che la decisione degli Svizzeri ha suscitato non poche simpatie in molti Stati UE. La Svizzera non deve lasciarsi impressionare dalle punzecchiature dei burocrati UE, o addirittura cedere a ricatti. Non bisogna soprattutto esagerare la portata dei recenti tentativi dell’UE di fare pressioni sulla Svizzera per mezzo del programma di scambio di studenti Erasmo, in ogni caso, questa faccenda non ha nulla a che fare con la votazione del 9 febbraio. Inoltre, esistono delle vie alternative che la Svizzera può seguire senza subire gravi pregiudizi.

 

Anche prima del 2011, ossia prima che la Svizzera partecipasse pienamente ai programmi di formazione UE, gli studenti e i ricercatori scientifici svizzeri hanno partecipato per decenni ai programmi europei. La Svizzera intrattiene in questo settore dei contatti internazionali molto stretti e ben al di là dell’UE. Inoltre, il livello di qualità del suo settore della ricerca e dell’innovazione è molto elevato. Sarebbe deplorevole se gli istituti di formazione e di ricerca svizzeri dipendessero così unilateralmente dall’UE e da certi suoi programmi. Ma non è così in realtà, come si può dimostrare sull’esempio di Erasmo.

 

Forum Pinocchio et corso di circo

 

Il Parlamento federale ha approvato, a fine settembre 2013, un credito di oltre 305 milioni di franchi per i programmi di formazione UE a titolo “Erasmo per tutti” (periodo 2014-2020). I resoconti mediatici di questi ultimi giorni hanno potrebbero far credere che questo denaro fosse destinato esclusivamente a un programma di scambio di studenti. È falso. Basta osservare la generazione precedente di programmi per constatare che si tratta in realtà di un vero e proprio self-service per tutte le organizzazioni e associazioni possibili e immaginabili. Il contribuente svizzero finanzia così direttamente o indirettamente non solo la mobilità degli studenti, ma sovvenziona anche il “Forum Pinocchio” o dei corsi di circo per adulti, che si vedono gratificati di un contributo da 16’000 a 20’000 euro. Durante i tre anni passati, la Svizzera ha partecipato a circa 800 progetti. La lista delle organizzazioni beneficiarie si legge come un elenco completo di società e associazioni di qualsiasi tipo, andanti dall’associazione svizzera per l’esperanto al “Libretto del latte – La rivista della gioventù con una  sessualità sbagliata” e all’associazione delle famiglie omosessuali, passando dall’associazione vegetariana svizzera.

Naturalmente, un certo importo è anche assegnato allo scambio di studenti. Tuttavia, se si considerano i circa 3’000 studenti svizzeri che beneficiano realmente del programma di scambio, si potrebbe, mediante gli importi assegnati ai programmi di formazione UE fino al 2020, versare a ognuno 14’500 franchi l’anno per studiare in un’università o in un’alta scuola specializzata all’estero. Attualmente, questi giovani ricevono, oltre alla borsa di studio, fra i 230 e i 280 franchi al mese.

 

Le scetticismo aumenta

 

Senza nascondere il suo maligno piacere, il commissario UE al lavoro, Làszló Andor, ha annunciato durante il dibattito nel Parlamento UE questa settimana che i partner dei progetti e gli studenti svizzeri avrebbero mancato i termini per inoltrare le domande a causa della votazione popolare che ha avuto luogo tre settimane fa. Una totale assurdità. È da parecchio tempo che i negoziati fra la Svizzera e l’Ue sulla partecipazione elvetica alla nuova generazione di programmi Erasmo sono bloccati. Il Parlamento ha sì approvato a titolo preventivo a fine settembre scorso i fondi necessari alla partecipazione svizzera ai programmi di formazione UE a partire dal 2014. Ma, manifestamente, lo stesso Consiglio federale non era molto a suo agio su questo tema, perché questo decreto federale ammontante a 305 milioni di franchi prevede una riserva inabituale di circa 40 milioni di franchi per prevenire eventuali cambiamenti dei tassi di cambio e aumenti budgetari da parte dell’UE. Questa posizione non esisteva negli accordi precedenti. Il Consiglio federale aveva già adottato il 13 settembre 2013 un mandato negoziale con l’obiettivo allora chiaramente formulato di far partecipare la Svizzera senza interruzione ai programmi attuali e futuri. Questa speranza s’è dimostrata vana. Un comunicato apparso il 4 febbraio, dunque cinque giorni prima della votazione sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa, fa notare che l’accordo è sempre in corso di trattative. Delle persone che conoscono questo dossier evocano in sordina delle rivendicazioni finanziarie totalmente sopravvalutate da parte dell’UE e che la delegazione svizzera ai negoziati avrebbe fatto fatica ad accettare. La Svizzera avrebbe addirittura esaminato l’opzione di un’interruzione dei negoziati con una riduzione volontaria della partecipazione svizzera al programma. In ogni caso, tale partecipazione ancora quest’anno sembrava esclusa a causa dei termini da rispettare.

 

Il denaro sarà comunque speso

 

La leggenda della “pugnalata” a seguito della votazione del 9 febbraio è perciò inventata di sana pianta ed è priva di qualsiasi fondamento. Ma fa indubbiamente comodo a qualche funzionario della Berna federale. Ma i beneficiari delle centinaia di milioni di franchi assegnati dal Parlamento non si devono preoccupare. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno infatti preso la saggia precauzione di prevedere un eventuale ritardo o un insuccesso dei negoziati. Nel messaggio indirizzato lo scorso anno al Parlamento, è infatti detto che, nel caso l’accordo non potesse entrare in vigore il 1° gennaio 2014, il credito allocato per la partecipazione al programma “Erasmo per tutti”  potrà essere utilizzato nel frattempo per il finanziamento di progetti con una partecipazione svizzera. Quindi, conclude il messaggio, il credito allocato non dovrà essere ridotto. La pianificazione dei prossimi corsi di circo non dovrà perciò essere interrotta e i funzionari delle associazioni studentesche potrebbero risparmiarsi la loro manifestazione prevista per sabato sulla Piazza federale, utilizzando meglio il tempo per la loro preparazione agli esami.

 

Studenti stranieri in Svizzera
Le alte scuole professionali svizzere, comprese le alte scuole pedagogiche, accolgono attualmente circa 14’000 studenti stranieri su un totale di 84’000 studenti. Nelle università svizzere si contano 40’000 studenti stranieri, dei quali 30’000 europei, per rapporto a un totale di 139’000 studentesse e studenti. Ciò comprova molto bene la grande apertura degli istituti di formazione svizzeri. A titolo di paragone, solo 2’963 studenti stranieri sono venuti in Svizzera approfittando del programma Erasmo, mentre che 2’382 studenti hanno studiato all’estero nel medesimo quadro. Oggi, circa 3’000 studenti svizzeri beneficiano quindi di una borsa di studio Erasmo. In totale, 6’000 Svizzere e Svizzeri hanno potuto, nel 2011 durante la generazione di programmi “Apprendere tutta la vita” e “Gioventù in azione”, partecipare a questi programmi.

L’esempio dell’università di Zurigo illustra il modo di procedere globale adottato a giusta ragione dalle università svizzere. Questo istituto è collegato a 36 università partner globali tramite accordi di scambio all’intera università e oltre 40 accordi concernenti delle facoltà particolari. Esso è pure membro della rete International Student Exchange Program (ISEP), una rete globale con sede negli Stati uniti. Gli studenti dell’università di Zurigo hanno così la possibilità di studiare da una a due volte al massimo per semestre in uno dei 150 istituti americani partner e in una cinquantina di altre università nel resto del mondo. A livello di UE, l’Uni ZH ha concluso attualmente più di 430 contratti Erasmo in circa 50 materie con oltre 210 università partner in tutta Europa. I contratti Erasmo costituiscono la base dello scambio di studenti fra l’università di Zurigo e i suoi istituti partner. Questi legami e questi contratti persistono, tanto più che la partecipazione ai programmi Erasmo è aperta anche agli Stati non associati.

 

Soluzione transitoria con l’UE

 

Come detto sopra, il messaggio del 27 febbraio 2013 sul finanziamento della partecipazione svizzera al programma dell’Unione europea per la formazione generale e professionale, la gioventù e lo sport 2014-2020 (Erasmo+) prevede che se i fondi allocati non potessero essere attribuiti, potrebbero essere spesi per altri scopi. Vi si è pure previsto che il contratto con l’UE possa subire un ritardo. Se ne può benissimo derivare una via per una soluzione transitoria.

L’UE ha lei stessa comunicato che la Svizzera potrebbe continuare a partecipare quale “paese partner” come faceva prima del 2011. Essa ha così pure la possibilità di partecipare a diversi programmi e messe a concorso. E sembra d’altronde che la Confederazione stia già lavorando a una soluzione transitoria. Si può immaginare che questo modo di procedere sia analogo a quello che prevaleva fino al 2011. In altre parole, la collaborazione internazionale in materia di formazione proseguirà senza grandi cambiamenti.

Detto questo, sarebbe ora di interrogarsi francamente sull’utilità di una partecipazione a pieno titolo della Svizzera a questi programmi. È evidente che la promozione della mobilità degli studenti sarebbe più efficace e meno costosa per la Svizzera al di fuori di questi programmi oppure con un altro statuto in questo ambito.

 

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