Saranno i giudici e le organizzazioni internazionali a fare le nostre leggi?

Mar 14 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 418 Views • Commenti disabilitati su Saranno i giudici e le organizzazioni internazionali a fare le nostre leggi?

L’UDC prende atto della decisione del Consiglio degli Stati di respingere, con 36 voti contro 6, l’iniziativa per l’autodeterminazione e di rinunciare, con 27 voti contro 15, a formulare un controprogetto. La diffidenza nei confronti dei cittadini espressa da diversi deputati intervenuti è inquietante. Per la maggioranza del Consiglio degli Stati, sarebbero gli oltre 4’000 trattati internazionali sottoscritti dalla Svizzera a costituire quindi, indipendentemente dal loro contenuto, la fonte suprema del diritto svizzero, e non le decisioni del popolo e dei cantoni svizzeri conformemente al principio della ben collaudata democrazia diretta. Un esempio per illustrare questa constatazione: secondo l’opinione della Camera alta, l’accordo sullo scambio delle stagiste fra la Svizzera e l’Africa del sud ha dunque la priorità sulla Costituzione federale. È difficile far meglio in materia di assurdità.

La decisione presa oggi dal Consiglio degli Stati si oppone alla democrazia diretta e conferma così quanto necessaria sia questa iniziativa popolare per proteggere i diritti del sovrano, e quindi delle cittadine e dei cittadini svizzeri. La tendenza a dare vieppiù sistematicamente la priorità ai trattati internazionali rispetto al diritto nazionale è inquietante, e anche unica al mondo. L’obiettivo reale di questo declassamento delle nostre leggi, delle nostre leggi emanate democraticamente, è di privare le cittadine e i cittadini del loro potere politico. Degli organi composti da giudici e da organizzazioni internazionali come l’ONU e l’UE si sono eretti a legislatori nel nostro paese. Il Consiglio degli Stati vuole manifestamente rinunciare alla tradizione che ha dato prova della sua efficacia e secondo la quale il popolo e i cantoni decidono le leggi in vigore in Svizzera.

L’iniziativa per l’autodeterminazione corregge questa rotta sbagliata. Essa veglia a che la Costituzione federale ridivenga la fonte suprema del diritto nella confederazione svizzera. È il solo modo di proteggere i diritti democratici del sovrano, come pure delle minoranze linguistiche e culturali della Svizzera.

È stato inquietante sentire diversi consiglieri agli Stati affermare che non esiste conflitto normativo fra le disposizioni internazionali e il diritto nazionale. Esigendo della “flessibilità” e della “libertà” nell’interpretazione e nell’applicazione dei principi del diritto internazionale, questi politici dimenticano scientemente che questa flessibilità va solo a vantaggio del governo, dell’amministrazione e dei tribunali, mentre che i diritti del popolo e dei cantoni vengono limitati.

È urgente rispondere vigorosamente all’arroganza del governo, dell’amministrazione e dei tribunali. L’iniziativa per l’autodeterminazione garantisce la stabilità e la certezza del diritto, ossia esattamente ciò di cui ha bisogno l’economia svizzera, e quindi la prosperità di tutti.

Berna, 13.03.2018

 

 

 

 

 

Berna, 13 marzo 2018

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