Salvaguardare i nostri valori – restare liberi

Ott 20 • Dall'UDC, Dalla Svizzera • 969 Views • Commenti disabilitati su Salvaguardare i nostri valori – restare liberi

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Incontro con la stampa del 14 ottobre 2014 – un anno prime delle elezioni

Discorso di Toni Brunner, consigliere nazionale, presidente UDC Svizzera, Ebnat-Kappel (SG)

 

La Svizzera ha acquisito una grande prosperità grazie alle virtù mantenute e praticate per secoli – l’affidabilità, il piacere del lavoro, la puntualità, la disciplina e la modestia – come pure grazie ai valori che le sono caratteristici – l’indipendenza, la libertà, la democrazia diretta, il federalismo, la sussidiarietà, la neutralità e la sicurezza. Benché mancante di materie prime, la Svizzera possiede oggi una delle economie più competitive del mondo. E ciò, nonostante che le cosiddette élite politiche, economiche e scientifiche fossero tutte d’accordo nel predire la decadenza della Svizzera dopo il rifiuto dello SEE.

Oggi, oltre vent’anni più tardi, siamo in una situazione analoga: la Svizzera sembra pronta ad abbandonare sistematicamente i valori che la distinguono positivamente dagli altri paesi e che le valgono il rispetto o addirittura l’ammirazione dell’estero. Vasti ambienti sembrano aver dimenticato che i valori citati sopra garantiscono oggi come ieri la prosperità e la libertà del nostro paese. Ecco perché le elezioni federali del 2015 sono decisive.

L’indipendenza e la libertà sono calpestate.

Le pressioni esercitate sulla piazza finanziaria non hanno alcun rapporto con una moralità presunta migliore negli altri paesi. Il loro unico scopo è di approfittare della nostra prosperità. Le costanti concessioni fatte da un Consiglio federale dominato dal centrosinistra non calmano le acque bensì, al contrario, provocano ulteriori rivendicazioni. Per non citare che un esempio, la riforma dell’imposizione delle imprese estende questa politica imposta dall’estero. È tempo di rettificare questa rotta funesta.

Preteso dall’UE e progettato dal Consiglio federale, il collegamento istituzionale della Svizzera all’UE impone un adeguamento automatico del diritto svizzero a quello UE in tutti i settori regolati da un accordo bilaterale concluso con l’UE. E il fatto che eventuali divergenze siano risolte non da un tribunale neutrale, bensì dalla Corte di giustizia dell’UE, consolida questa totale dipendenza della Svizzera dalle istanze di Bruxelles.

La democrazia diretta è minata alla base.

Nel frattempo, è diventata una cattiva abitudine della Berna federale quella di ritardare, o addirittura rifiutare l’applicazione di iniziative popolari approvate da popolo e cantoni. Tale è in particolare il caso delle iniziative contro i minareti, sull’internamento, per l’espulsione degli stranieri criminali o contro l’immigrazione di massa. Non si tratta, come si continua a ripetere, semplicemente di iniziative UDC, il fatto è che questa politica ignora la volontà della maggioranza del popolo. Noi possiamo essere fieri che in Svizzera le cittadine e i cittadini si rechino alle urne in un anno più spesso che in altri paesi durante tutta la loro vita. Ma se governo e parlamento continuano a fare dell’ostruzionismo nei riguardi delle decisioni popolari, le votazioni non sono più che una farsa e la democrazia diretta è distrutta.

Il federalismo e la sussidiarietà perdono la loro importanza.

La Confederazione cerca di regolare tutto e qualsiasi cosa. Ma, secondo la nostra Costituzione, i cantoni sono sovrani, il che significa che la Confederazione deve regolare soltanto i settori d’interesse superiore. Da molto tempo, ormai, non si attiene più a questo principio. È una delle ragioni del raddoppio del budget federale che è passato da 32 a 65 miliardi di franchi durante questi ultimi vent’anni. La Confederazione interviene sempre più frequentemente in settori strettamente riservati ai cantoni e ai comuni, come per esempio la politica scolastica e la politica familiare. Uno degli esempi più evidenti di questa constatazione è il rinnovo dell’aiuto federale agli asili-nido per un importo di 120 milioni di franchi, mentre che il sovrano ha appena bocciato l’articolo sulle famiglie.

La neutralità è compromessa.

Come pochi altri paesi al mondo, la Svizzera può rallegrarsi di essere stata risparmiata dalla guerra da oltre 150 anni. Il ruolo rivestito dalla neutralità in questo senso è incontestato. Ma questa neutralità è in questi ultimi tempi fortemente compromessa dalla decisione del Consiglio federale di partecipare direttamente e indirettamente alle sanzioni decretate dall’UE contro la Russia. Le autorità svizzere non si limitano a intervenire per impedire che le sanzioni dell’UE siano aggirate tramite la Svizzera, bensì hanno adottato anche delle azioni simboliche come l’annullamento  della visita del ministro svizzero dell’economia a Mosca. Sono tutte decisioni che influiscono negativamente sulla credibilità della neutralità svizzera.

La sicurezza sta costantemente degradandosi.

Nessun paese al mondo consacra, come la Svizzera, meno dell’1% del suo prodotto interno lordo alla sua sicurezza. Riducendo da decenni le sue forze armate, la Svizzera ha provocato una grande lacuna nel suo dispositivo di sicurezza. Noi sappiamo oggi che il mondo non è diventato più sicuro dopo il crollo del muro di Berlino – al contrario. Le lotte per la distribuzione delle risorse, e per la prosperità – e, con essa, i flussi migratori – s’intensificheranno ed esigeranno misure di sicurezza sempre più severe.

L’UDC s’impegna per i valori quali l’indipendenza e la libertà, la democrazia diretta, il federalismo, la sussidiarietà, la neutralità e la sicurezza.

La sicurezza e la libertà sono sensibilmente compromesse dalla politica migratoria attuale. L’immigrazione non cessa d’aumentare – si è stabilita a 89’000 persone al netto nel 2013, ossia più che nel 2012. Parallelamente, il forte afflusso di richiedenti l’asilo e, in particolare, il grande numero di richiedenti portati alla violenza, preoccupano la popolazione. È da molto tempo che l’UDC propone una definizione più giusta delle priorità e delle soluzioni concrete – soluzioni approvate dalla maggioranza del popolo, come testimonia il successo delle iniziative per l’espulsione degli stranieri criminali e contro l’immigrazione di massa. Il Consiglio federale e il Parlamento si ostinano a procrastinare, addirittura a impedire, l’applicazione di queste iniziative con il pretesto del diritto internazionale. L’UDC riprenderà questi temi in campagna elettorale:

1. Autodeterminazione: NO alla strisciante adesione all’UE. I progetti messi in votazione per ottenere un legame istituzionale all’UE devono essere combattuti con tutti i mezzi. Uno degli strumenti a questo scopo sarà l’iniziativa “Il diritto svizzero primeggia sul diritto internazionale” progettata dall’UDC.L’obiettivo di questa iniziativa è quello di ancorare nella Costituzione federale una disposizione secondo la quale solo il diritto internazionale cogente (per esempio il divieto della tortura, del genocidio, della schiavitù, ecc.) primeggia sul diritto svizzero. La democrazia diretta ne sarà rafforzata, perché così le iniziative popolari accettate saranno effettivamente applicate. L’assemblea dei delegati di UDC Svizzera sarà chiamata il prossimo 25 ottobre a pronunciarsi sul lancio di questa iniziativa.

2. Per una politica efficace nei confronti degli stranieri: noi esigiamo l’applicazione dell’iniziativa-espulsioni e di quella contro l’immigrazione di massa. Contemporaneamente, chiediamo che l’afflusso di richiedenti l’asilo sia severamente controllato e che l’accordo di Dublino sia applicato alla lettera.

3. Alt all’aumento costante di imposte, tasse e prelievi: il budget federale non fa che gonfiarsi. Le spese federali sono raddoppiate dal 1990. In assenza di una volontà degli ambienti politici di controllare l’esplosione delle spese, le imposte, tasse e prelievi continueranno a crescere. È previsto di aumentare l’IVA del 2% per il solo finanziamento dell’AVS. La fattura di questi eccessi è, come sempre, pagata dal ceto medio. Ecco perché l’UDC rinnova la sua promessa di combattere qualsiasi aumento delle imposte e di battersi per un’imposizione moderata per tutti.

Il nostro slogan “Restiamo liberi” si traduce precisamente con i nostri temi centrali: no alla strisciante adesione all’UE, imposte moderate per tutti, politica efficace nei confronti degli stranieri.

 

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