Rubano giochi ai bimbi: arrestati due sciacalli.

Set 26 • L'opinione, Prima Pagina • 308 Visite • Commenti disabilitati su Rubano giochi ai bimbi: arrestati due sciacalli.

Dr. Francesco Mendolia

Dr. Francesco Mendolia

Si fingevano volontari per entrare in tendopoli e fare razzia di giocattoli, vestiti e prodotti alimentari.

Due persone sono state arrestate nella notte scorsa dai Carabinieri del Comando Provinciale di Ascoli Piceno unitamente a quelli del 13° RGT “Friuli Venezia Giulia”, impegnati nell’esecuzione di specifici servizi “anti-sciacallaggio”. I due, pregiudicati residenti a Roma, un 47enne e un 41enne, sono stati sorpresi all’interno del campo che ospita la tendopoli del Comune di Acquasanta Terme, con un furgone Fiat Doblò stracolmo di materiale destinato all’opera di soccorso e all’assistenza degli sfollati, comprese le numerose donazioni di associazioni e privati cittadini. I militari impiegati nell’attività di questa notte, all’atto del controllo nei pressi di quella tendopoli di alcuni soggetti presenti nei pressi, notavano uno dei due pregiudicati che si aggirava tra le tende con indosso abbigliamento riconducibile ad operatori impegnati nei soccorsi, e alla vista dei carabinieri cercava di sottrarsi alla vista, circostanza considerata da approfondire.

 (Uil giornale.it Luca Romano 3/9716).

 

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In soli sette mesi 500 vittime in più che nel 2015 – Migranti: la rotta Libia-Italia fa sempre più morti

 

A un anno dalla morte di Aylan, l’intesa Ue-Ankara riduce i decessi dalla Turchia. Ma nel Canale di Sicilia
annegano in 2.726: uno su 42 non arriva, lo scorso anno era uno su 52. Ed è boom di arrivi dall’Egitto.

Il 2 settembre 2015 Aylan Kurdi, 3 anni, veniva trovato cadavere sulla spiaggia di Bodrum. I leader richiamavano l’Ue a “ritrovare i suoi valori”, ma un anno dopo il numero dei morti in mare è cresciuto nonostante sia aumentato anche il numero delle navi di salvataggio in mare. L’accordo Bruxelles-Ankara ha ridotto i decessi tra la Turchia e la Grecia, ma tra la Libia e l’Italia non è cambiato nulla: solo tra gennaio e luglio lungo la rotta del Mediterraneo Centrale sono morte 2.726 persone, 500 in più rispetto allo scorso anno. Aumentate anche le partenze dall’Egitto: nel 2015 gli arrivi erano stati 200, saliti a 2mila da gennaio a oggi.

Un anno fa Aylan Kurdi, 3 anni, veniva raccolto – ormai senza vita – sulla spiaggia di Bodrum, costa della Turchia sul mar Egeo. La sua foto fece il giro del mondo, commosse l’Europa, convinse alcuni Paesi dell’Ue a cambiare atteggiamento sulla questione migranti, facendoli passare almeno dall’indifferenza alla consapevolezza. Da settimane, per esempio, la cancelliera Angela Merkel va ripetendo che la Germania per troppo tempo ha sottovalutato la questione  dell’immigrazione. Da allora, tuttavia, poco è cambiato. I bambini continuano ad attraversare i mari e le terre d’Europa, continuano a morire dentro i mari e lungo le terre

Un anno dopo il padre di Aylan, Abdullah, denuncia che per i migranti diretti in Europa la situazione resta difficile. “Dopo la morte della mia famiglia i politici hanno detto: mai più! Ma cosa succede adesso? Le morti continuano e nessuno fa niente”.

Da quel 2 settembre l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati stima che siano 4176 le persone morte o disperse nel Mediterraneo. In media, 11 tra uomini, donne e bambini sono morti ogni giorno negli ultimi dodici mesi. Nei primi otto mesi del 2016 circa 281.740 persone hanno tentato la traversata in mare verso l’Europa. Il numero di rifugiati e migranti in arrivo in Grecia è considerevolmente diminuito a seguito dell’attuazione dell’accordo tra Unione Europea e Turchia e della chiusura della cosiddetta rotta balcanica, passando dagli oltre 67mila arrivi di gennaio ai 3.437 di agosto. Il numero di arrivi in Italia è rimasto sostanzialmente stabile con circa 115mila rifugiati e migranti sbarcati nel paese alla fine di agosto, in linea con i 116mila arrivi registrati nello stesso periodo dello scorso anno.

Il cambiamento principale, tuttavia, riguarda il numero delle vittime. Dall’inizio del 2016 una persona ogni 42 che hanno tentato la traversata dal Nord Africa verso l’Italia ha perso la vita, rispetto al dato di una ogni 52 dello scorso anno. A fronte di questi dati il 2016 risulta ad oggi l’anno col tasso di mortalità più alto mai registrato nel Mediterraneo centrale.

Il Mediterraneo, aggiunge Oxfam, si conferma la rotta più letale con 4181 persone morte dal ritrovamento del corpo di Aylan, il 12,6 per cento in più rispetto all’anno prima: a dimostrazione di quanto sia fallimentare l’approccio dell’Unione Europea varato con l’Agenda sulle Migrazioni del maggio 2015.

Le probabilità di perdere la vita lungo la rotta che dalla Libia porta all’Italia sono dieci volte superiori a quelle che si corrono tentando la traversata dalla Turchia alla Grecia. “Questi numeri – è detto in una nota – evidenziano la necessità che gli Stati aumentino con urgenza i canali di accesso alternativi per i rifugiati, tra cui reinsediamento, programmi di sponsorizzazione privata, il ricongiungimento familiare e borse di studio per gli studenti, affinché non debbano ricorrere a queste pericolose traversate ed affidarsi ai trafficanti. L’arrivo di oltre un milione di rifugiati e migranti in Europa lo scorso anno ha anche provocato atti d’ostilità e tensioni nelle comunità ospitanti. Rifugiati e migranti sono stati oggetto di attacchi razzisti e xenofobi e vittime di pregiudizi e discriminazioni”. Resta, per l’Europa, la sfida principale “di fornire ai rifugiati il supporto e i servizi di cui hanno bisogno per integrarsi con successo”.

Appelli sono arrivati sia da Oxfam sia da Save The Children che ha rilanciato su twitter l’hashtag #iostoconAylan. Quasi 1 su 3 dei più di 272.300 migranti che hanno raggiunto l’Europa via mare nel 2016, ricorda Save The Children, è un bambino. “Save the Children chiede a gran voce che tragedie simili non si ripetano e che vengano garantite vie di accesso sicure e legali all’Europa ai bambini e alle loro famiglie, evitando che l’unica alternativa sia quella di affidarsi ai trafficanti per attraversare, a rischio della vita, il Mediterraneo”.

(Da il Fatto Quotidiano 03/09/2016 Lorenzo Bagnoli)

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Parlamento (italiano n.d.r.) 40 giorni di ferie per deputati e senatori.

Camera e Senato riapriranno i battenti alla metà di settembre: il 12 la prima, il giorno successivo il secondo. Sul tavolo degli onorevoli sono rimasti però alcuni dossier spinosi: provvedimenti che aspettano da mesi, se non addirittura da anni, di essere approvati, o in certi casi soltanto discussi.

Al mare o in montagna, in Italia o all’estero. Per quaranta, lunghi giorni. Non si può certo dire che quest’anno i nostri parlamentari non si riposeranno, in vista della battaglia d’autunno sul referendum costituzionale che dopo l’estate entrerà ancor più nel vivo. Camera e Senato riapriranno i battenti alla metà di settembre: il 12 la prima, il giorno successivo il secondo. Quel che è certo è che la frenesia di aprire gli ombrelloni ha lasciato sul tavolo degli onorevoli alcuni dossier spinosi. Leggi che aspettano da mesi, se non addirittura da anni, di essere approvate in via definitiva (o soltanto di avere il via libera per passare all’esame dell’altra Camera).

(da il Fatto Quotidiano 9 agosto 2016.) G. Simeone, G.Velardi)

 

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