Roque Maspoli: portiere e colonna dell’Uruguay «mondiale» nel 1950

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Piergiorgio Baroni Giornalista

Piergiorgio Baroni
Giornalista

Da Caslano ci inviano un articolo di Piergiorgio Baroni, apparso nella rivista “Il Malcantone”, dedicato al grande portiere originario del comune malcantonese

Il 20 settembre gli è stato dedicato il campo di Caslano

 

 

Il suo sogno «di vecchiaia» era quello di vedere Caslano. Roque Maspoli (1917-2004) lo aveva ancora espresso alla Casa Suiza di Montevideo, quando nel 1996 il Gruppo canzoni e costumi ticinesi di Bellinzona effettuò la trasferta in Sudamerica e diede una serie di concerti in Uruguay, sotto la direzione di Ruben Picun, maestro di coro uruguayano, trasferitosi a Roveredo Grigioni. Roque si rammaricava di non aver sfruttato l’occasione nel 1954, quando i campionati del mondo di calcio si svolsero in Svizzera (l’Uruguay venne battuto in semifinale, ai supplementari, dagli ungheresi di Puskas, che poi persero la finale contro la Germania). «Ma avevo conosciuto un ticinese a Thun, durante una amichevole di preparazione alla rassegna del 1954. Si chiamava Bernasconi, mise a segno, contro di noi, un grande gol. Una bomba, da oltre venti metri. Così lasciai la porta. E fra lo stupore generale andai ad abbracciarlo». Era, Bernasconi, il mitico Sergio, detto «Cirela», già capitano del FC Lugano, che nel 1948 si laureò campione svizzero, trasferitosi poi oltre San Gottardo, a Thun. Ma il nome Roque, che possiamo tradurre con «Roccia», resta indissolubilmente legato all’impresa che l’Uruguay, contro ogni pronostico, mise a segno nel 1950. Nella finale del campionato del mondo al Maracanà di Rio de Janeiro, davanti a 173 mila spettatori (ma viene indicata anche la cifra di 199 mila e addirittura di 203 mila!) il favorito Brasile venne battuto dagli uruguagi per 2-1. Ai «carioca» bastava un pareggio per vincere il titolo. Ed erano sicuri della vittoria, tanto che l’Uruguay era stato «invitato» a portare il pallottolliere. Andarono in vantaggio con l’attaccante Friaca, all’inizio del secondo tempo, poi pareggiò Schiaffino e a sette minuti dal

termine, con una palla diabolica, Alcides Ghiggia (che abbiamo scoperto, ohibo!, come originario di Sonvico) riuscì a battere il portiere brasiliano Barbosa, mettendo a segno una impresa che rimarrà consegnata alla storia del calcio. Nell’Uruguay c’era un terzo giocatore nostrano, di probabili origini ticinesi. Il centrocampista Schubert Gambetta, discendenza locarnese. Quest’ultimo ricevette l’ordine, negli spogliatoi, di marcare Chico, il più pericoloso attaccante dei brasiliani. E il capitano dell’Uruguay, Obdulio Varela, artefice del successo, gli disse anche che «se gli fai toccare un solo pallone, dovrai vedertela con me in persona», esplodendo poi in una risata liberatoria. Varela è stato il grande orchestratore, ma tutti diedero il massimo: Maspoli con interventi decisivi sottoporta, nella concitata fase del fine partita. Gambetta fermò il pallone con le mani, in area. Ma l’arbitro aveva appena fischiato la fine dell’incontro. E Gambetta voleva assicurarsi l’oggetto del contendere, come cimelio di una partita storica. Ghiggia pronunciò più avanti la frase, diventata famosa: «Solo tre persone hanno zittito il Maracanà: il Papa, Frank Sinatra e io». Ma i brasiliani, già nella fase di avvicinamento alla finale, avevano avuto un segnale importante. E per certi versi inquietante. Il 2-2 contro la Svizzera, allenata da Franco Andreoli (1915-2009), con la doppietta di Fatton e grazie ad una tattica difensiva impostata sul «verrou», l’antesignano del «catenaccio» poi perfezionata da Karl Rappan (1905-1996).

 

 

Roque Maspoli Portiere della nazionale di calcio dell'Uruguay, campione del mondo 1950

Roque Maspoli
Portiere della nazionale di calcio dell’Uruguay, campione del mondo 1950

Capostipite dei Maspoli risulta dunque Rocco Maspoli (nato a Caslano nel 1833), mentre Roque Maspoli discende da Enrique Timoteo Maspoli (1887, Montevideo). Un altro ramo della famiglia emigrata in Uruguay è quella di Carlos Maspoli (1876, Caslano) da cui discende come nipote Juan Maspoli, direttore del Museo Estado Centenario di Montevideo. Sarà proprio Juan Maspoli a portare a Caslano lo spirito e la volontà espressa da Roque. L’evento è fissato per il 20 settembre 2014, in occasione della dedica del campo al mitico portiere caslanese-uruguayano, voluta dal Comune, tramite il sindaco Emilio Taiana e dall’AC Malcantone, del presidente Cio Monti. Il programma della giornata prevede anche un incontro amichevole fra la squadra del Gran Consiglio ticinese e l’AC Malcantone. Ci sarà anche la proiezione del film «Maracanazo» sulla finale del 1950, un docu-fiction presentato in prima mondiale poche settimane or sono a Montevideo, davanti a 10 mila spettatori.

In Sudamerica Roque non viene solo ricordato come co-artefice della vittoria sul Brasile del 1950. È stata una colonna del Penarol, la squadra-faro di Montevideo, stimato da compagni di squadra e dagli avversari. Portiere e anche allenatore, con un impegno svolto fino a tarda età, anche fuori dai confini uruguayani. Nel 2001 l’ONU gli conferì il titolo di «ambasciatore della pace». La colonia svizzera e la Pro Ticino di Montevideo assicurano che Roque ha sempre tenuto alte le origini, le radici della sua famiglia. Infatti già il capostipite Rocco Maspoli, nel 1884, era fra i fondatori della Società Patriottica Liberale Ticinese. Dunque anche i malcantonesi possono essere molto fieri della loro emigrazione (quella epocale, dal 1850 al 1935, portò fuori dai confini ticinesi 40 mila emigrati, su una popolazione di 150 mila abitanti). I nostri, spinti soprattutto da ristrettezze finanziarie, andarono per il mondo – come magistralmente disse uno scrittore naturalizzato, ma originario di Cagiallo, Juan José Morosoli, famiglia emigrata in Uruguay – «per costruire beni permanenti, case, chiese, ospedali, monumenti, ecc. nell’interesse della nazione ospitante, senza dimenticare da dove venivano». E infatti nei villaggi ticinesi troviamo altri beni permanenti costruiti con le rimesse, «i scüd che végn da là», come cantano i verzaschesi. Teniamo dunque alta, da parte nostra, la memoria storica. Anche Roque, con i suoi compagni di squadra, ha costruito uno straordinario «bene permanente». La finale del 1950 è entrata di diritto nella storia del grande calcio.

 

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